Piero Montani lascia la Banca Popolare di Milano, che ha risanato in meno di due anni, per andare ad incollare i cocci di Carige nel dopo Berneschi. Due i fattori alla base della scelta: il pressante invito ad occuparsi della malata genovese giunto direttamente da Bankitalia, di cui Montani ha da tempo piena fiducia, e il disappunto per la battaglia sferrata contro di lui da una parte della base di Bipiemme, che già mesi fa era arrivata a chiederne la testa. Quasi una crociata, imbevuta nei giochi di potere interni alla cooperativa milanese, contro il banchiere che ha riportato al profitto l’istituto ( 105 milioni l’utile del primo semestre, a fronte di un risultato lordo di gestione in crescita del 30%) e strappato i lacci tra la base e la struttura di comando esistenti durante il regno dell’Associazione Amici, poi discioltasi e sanzionata dalla Consob.
Sotto la sua gestione, impostata su un piano industriale triennale fatto di severi tagli ai costi e di una rinvigorita attività commerciale per ritrovar ricavi e margini, il titolo Bpm ha guadagnato il 57,43% in Piazza Affari, risalendo dai 30 centesimi circa segnati al suo arrivo (era il 16 gennaio del 2012) ai 49 centesimi odierni.
L’uscita di Montani – una vita privata divisa tra l’amore per la natura e quello per la famiglia e i suoi cani – apre però ora una stallo in Piazza Meda. Non sarà infatti facile per il presidente Andrea Bonomi convincere il consiglio di sorveglianza, dove restano in maggioranza i dipendenti-soci, ad approvare il suo progetto di rinnovo anticipato del consiglio di gestione per tre anni, saltando così l’appuntamento assembleare.
Certo sarebbe il modo  per convincere l’ex direttore generale di Intesa Sanpaolo Giuseppe Castagna, estromesso da Ca de’ Sass durante la gestione Cucchiani , ad accettare l’incarico in Bpm, spianando così anche il terreno al previsto aumento di capitale da 500 milioni, necessario per rimborsare i salatissimi Tremonti-bond: domani ci sarà sia una riunione del cdg di Bpm sia quella dei comitati nomine e remunerazioni.
A questo punto la base della banca potrebbe però tentare il ribaltone all’assemblea di aprile. Una parte della vecchia guardia, dopo aver bocciato la trasformazione in spa, prepara infatti da tempo le armi per fermare la riforma della governance studiata da Bonomi per fare di Piazza Meda una «popolare bilanciata» e dare così maggiore peso specifico ai soci di capitale nel cds. A partire dalla sua Investindustrial, cui fa capo l’8,6% del capitale. Senza contare che nel quartier generale di Piazza Meda circola anche più di una voce sul fatto che il rinnovo anticipato del cdg, pianificato da Bonomi, non sarebbe ben visto dalla Consob. Circostanza che non trova al momento alcuna conferma negli uffici dell’Authority di Giuseppe Vegas, ma che trasmette l’idea della guerra sotterranea che è in corso.
Montani prendendo le redini di Carige porterà comunque nella sua Liguria – dove è nato nel 1954 – tutta l’esperienza di «grande tecnico» accumulata in 40 anni di carriera nel mondo credito: il suo primo incarico è, appena ventenne, allo sportello e negli uffici di Unicredit a Genova. Dopo la condirezione generale di Rolo Banca (con responsabilità in amministrazione, organizzazione e personale), fa il salto all’allora Popolare di Novara per avviarne la riorganizzazione, a partire dalla rete di vendita. Profondo conoscitore delle logiche e degli equilibri del credito cooperativo, Montani accetta poi il timone di Antonveneta per rilanciarla, dove viene confermato sia dai nuovi proprietari olandesi di Abn Amro sia dal Monte Paschi. Nell’agosto del 2011 è invece il Tesoro a volerlo per avviare la Banca del Mezzogiorno infine nel gennaio 2012 l’arrivo, molto caldeggiato da Bankitalia, alla «nuova» Popolare di Milano di Bonomi, alle prese con i problemi lasciati dalle precedente gestione e con una intera banca da reimpostare. Per avere l’idea, oltre alla denuncia delle cosiddette«carriere politiche» che percorrevano l’istituto, basti qui ricordare che i dipendenti ricevevano in busta paga, secondo il dettato del contratto integrativo, una cospicua «Indennità invernale»legata al «caro carbone» ed eredità del Ventennio fascista.
Chi conosce Montani, sa che il top banker non ha mai dimenticato la propria nascita a contatto con la clientela, tanto che anche in Bipiemme organizzava «incursioni» in incognito nelle filiali per toccare con mano efficienza e gentilezza degli addetti. La rete di Carige è avvertita.

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