Corrado Passera ha aperto 100 Porte. Si chiamano così le sedi locali del suo movimento Italia Unica che nel prossimo gennaio si costituirà in partito e intende concorrere alle prossime elezioni amministrative.«C’è un vuoto pazzesco, serve una casa nuova per il mondo che non è rappresentato da nessuno, quello tra Renzi e Salvini», ha dichiarato promettendo battaglia su fronti importanti come quello economico. «Sono convinto che l’Italia abbia tutti i numeri per uscire dalla recessione», ha detto. Non sono solo frasi generiche: sono mesi che Passera compulsa diagrammi e report e, con il nucleo fondativo del movimento, ha snocciolato proposte come un dimezzamento dell’Ires (l’imposta sul reddito delle società) coperto da tagli di spesa, premiare il merito e tagliare le unghie alla politica. Belle idee liberali, non c’è che dire. Di difficile comprensione la critica a Renzi come uomo solo al comando. «È stato irresponsabile nello spingere i sindacati allo sciopero generale, esasperando gli animi», ha chiosato.

Beh, Passera è uomo di dialogo e a cui piace il lavoro di squadra. A lui si devono il risanamento delle Poste e anche l’invidiabile stato di salute di Intesa Sanpaolo (di cui è stato Ceo per oltre un decennio). Senza quell’aumento di capitale a sorpresa da 5 miliardi della primavera 2011, prima che iniziasse la crisi del debito sovrano, Ca’ de Sass chissà che fine avrebbe fatto. Un successo del quale si vanta, giustamente, anche in pubblico. Ma che non sarebbe stato possibile senza un team di primo piano al fianco.

La compostezza e l’educazione di Passera mal si attagliano alla politica di oggi e se vorrà evitare performance da prefisso telefonico, dovrà trovare compagni di viaggio con spalle larghe (uno l’ha perso già per strada, il suo collaboratore tanta a Intesa quanto al ministero dello Sviluppo e delle Infrastrutture Mario Ciaccia, un divorzio inatteso). Uno potrebbe essere un imprenditore che dei finanziamenti di Intesa Sanpaolo ha beneficiato sia come imprenditore che come azionista di Ntv, la concorrente di Trenitalia. Sì, Mister Tod’s, Diego Della Valle, stufo di Renzi e delle sue promesse mai mantenute, vuole anche lui mettere su un movimento. Anche lui vuol presentare una piattaforma, liberare energie positive, battersi per un mondo migliore. A tutti coloro che gli rimproverano qualche conflitto di interesse (non solo nella polemica con il governo per i presunti vantaggi che ancor oggi accorderebbe a Ferrovie) ma anche per il suo ruolo di azionista di peso di Rcs, lui dice di non aver nulla da nascondere. Certo, con tutta questa crisi in giro per il mondo i marchi del lusso come il suo un po’ soffrono, anche in Borsa, ma è un’altra storia. Della Valle  è «disponibile a fare delle cose», per il bene del Paese, ovviamente. E Corrado Passera lo aspetta, senza troppa ansia, però. «Cerchiamo con tutti un punto di incontro, vediamo quale sarà la base valoriale e politica», ha affermato.

Non sarà della partita Luca Cordero di Montezemolo. Lui, Italia Futura, l’aveva fondata quasi sette anni fa pensando alla discesa in campo. Poi, ha capito che la politica non è solo slide, belle parole nei convegni, applausi. La politica è qualcosa con cui ci si sporca le mani. Si è, perciò, limitato a rifornire di qualche candidato la lista di Mario Monti e ha salutato la compagnia. Dopo anni di vittorie in Ferrari (con la famiglia Agnelli e Marchionne non è finita benissimo, ma i fallimenti della Rossa in F1 non erano tutta colpa sua), ora fa l’ambasciatore del made in Italy e anche degli emiri giacché è presidente di Alitalia in quota Etihad e da tre anni è vicepresidente di UniCredit per conto di Aabar, il fondo di Abu Dhabi. Quando vuole parlare di massimi sistemi, può permettersi di uscire dalla sua villa di Capri e andare in Piazzetta: ci sono tanti amici che lo ascoltano e, giustamente, lo ammirano. La politica (economica) è un’altra cosa.

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