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Il lavoro artistico, finalizzato alla creazione di cose, è una via privilegiata per lo sviluppo delle soft skills. Nell’agenda degli organismi internazionali l’educazione estetica occupa una posizione di primaria importanza: due conferenze mondiali organizzate dall’Unesco (Lisbona 2006 e Seoul 2010) hanno prodotto una vera e propria Road Map per l’educazione artistica. L’educazione artistica, sostienene l’organizzazione Onu, «è un diritto umano universale che permetta il pieno e armonioso sviluppo dell’individuo».

Ma la scuola è realmente in grado di provvedere a queste necessità educative? La risposta è negativa. «L’educazione artistica, infatti, continua a essere, nei casi più fortunati, la cenerentola dei sistemi scolastici, un piacevole divertissement del tutto accessorio», sostiene Matteo Riboldi di Projectland. che sottolinea come «la scuola rimanga un’istituzione anti-arte, impossibile da riformare». L’educazione estetica, per incidere positivamente, deve essere di qualità e le ricerche in materia evidenziano un livello medio ancora di molto sotto lo standard. Le eccezioni, tuttavia, esistono. Anche in Italia. Le scuole dell’infanzia di Reggio Emilia, ad esempio, incarnano un preciso approccio educativo conosciuto e studiato in tutto il mondo. Il cosiddetto «Reggio Emilia Approach» poggia sulla presenza, all’interno di ogni scuola, di un atelier, luogo simbolo della creatività, che «mira a restituire ai bambini i novantanove linguaggi, quelli dell’arte». Posti come parte integrante del curriculum, essi, contribuiscono alla creazione di una cultura più ricca e completa «Nel linguaggio artistico sensibilità e ragione sono contemporaneamente attive, non vi è separazione tra immaginazione e cognizione, tra emozione e razionalità, tra empatia e analisi approfondita», conclude Riboldi.

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Questa reinterpretazione di Bach da parte di Rahmin Bahrami e Danilo Rea ci ricorda l’importanza di ampliare i curricula scolastici anche con una formazione artistica che consenta agli alunni di esplicare il proprio talento anche attraverso canai che si potrebbero considerare alternativi. E, sempre in tema di talento, non si può non segnalare la «Fabbrica di Lampadine», una realtà milanese nata con l’intento di realizzare progetti che mettano in comunicazione il mondo dell’arte e quello dell’impresa. Per questo, Fabbrica di Lampadine è diventata anche uno spazio fisico (il Teatro di Vetro in Via Ludovico di Breme, 79) nel quale il contatto con il mondo creativo, artistico, culturale, aziendale trova la propria dimensione. La stagione 2016-2017 intitolata «DivertiAMOci» coinvolgerà più di 40 artisti per 34 spettacoli e 97 date.

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