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Dopo aver rotto al rialzo il record di 10.000 dollari per pezzo, il bitcoin ha continuato la sua corsa e ha testato il livello record di 11.395 dollari. Oggi la criptomoneta cede oltre il 15% e scende a 9.465 dollari. Nonostante gli addetti ai lavori lo considerino «una truffa» o, quanto meno, «una bolla speculativa», gli investitori sia istituzionali che privati si stanno accalcando per accumulare la più famosa delle criptovalute. Anche perché l’ingente liquidità che si è riversata sui mercati con i vari quantitative easing richiede una diversificazione sempre più intensa per aumentare i rendimenti.

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Ma che cos’è il bitcoin? È un algoritmo che si chiama blockchain e che porta con sé tutte i dati relativi alle transazioni tra un utente e l’altro. La «quantità» di questi algoritmi è limitata (oggi si contano 16 milioni e mezzo di criptomonete e mai potrà superare quota 21 milioni) e questo fa sì che il loro valore sia esposto a una forte volatilità. La riservatezza connessa all’utilizzo della criptovaluta fa sì che esso sia stato spesso utilizzato sul deep web per pagare armi e droga. A usare i bitcoin oggi sono brasiliani, indiani, africani, che nella moneta virtuale hanno un mezzo efficiente per trasferire in fretta i loro soldi, in situazioni geopolitiche instabili e a rischio.

Arnaud Masset«Riteniamo che il prezzo del bitcoin sia destinato ancora a salire», spiega Arnaud Masset, analista di Swissquote, sostenendo che «nonostante i grossi investitori istituzionali abbiano già messo un piede nel settore delle criptovalute, il flusso di denaro di questa provenienza è ben lontano dall’aver raggiunto livelli di equilibrio in quanto i big player non si sono ancora mossi». L’imminente arrivo di derivati quotati sul Chicago Mercantile Exchange e sul mercato delle opzioni renderà l’investimento in bitcoin molto più semplice incoraggiando anche i più scettici a fare il grande salto. «In secondo luogo, perché saranno presto presentati diversi progetti chiave per lo sviluppo delle criptovalute come Rootstock o Lightning Network ideati per migliorare la scalabilità del bitcoin. Da ultimo, perché la maggior parte della gente è convinta che le criptovalute siano ormai avvolte da una grande bolla. Pensate invece che prima dello scoppio della dot.com-bubble nel marzo 2000, il Nasdaq capitalizzava 6.700 miliardi di dollari mentre ora la capitalizzazione delle criptovalute si ferma a soli 330 miliardi di dollari», aggiunge Masset. «Pensiamo che una correzione nei prezzi non possa che essere salutare, considerando che il bitcoin ha corso a perdifiato negli ultimi mesi. Ciò nonostante, l’appetito degli investitori rimane su livelli elevatissimi e ogni correzione è destinata ad essere di breve durata poiché approfitterebbero del calo momentaneo per accumulare bitcoin a prezzi più bassi», conclude.

Panetta 01Il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, in audizione in commissione Finanze alla Camera, ha detto che intorno al bitcoin ci sono «attività, contratti vulnerabili a crisi di sfiducia che possono essere repentine». Si tratta, ha aggiunto, di fenomeni difficili da regolamentare, come ha dimostrato l’esperienza della Cina. E ha commentato: «Non vorrei essere nei panni di chi dovrà scrivere le norme. Peraltro, non abbiamo nessuna visibilità sul volume delle transazioni, tranne quando vengono convertite in euro, ma queste sono solo la punta dell’iceberg».

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Il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, ha detto in un’intervista a Bloomberg che il bitcoin «ha successo solo per il suo potenziale di aggirare le regole e per la mancanza di supervisione: dovrebbe essere vietato. Non ha alcuna funzione sociale. È una bolla che regala emozioni forti a molte persone andando su e giù». Secondo gli analisti di Ubs Wealth Management, «entro il 2027 il blockchain potrebbe far incrementare il valore economico annuo globale di circa 300-400 miliardi di dollari» perché probabilmente avrà un significativo impatto sulle società, dal settore finanziario a quello manifatturiero, dall’healthcare alle utility.

Gli investimenti in blockchain sono simili a quelli effettuati a metà degli anni ’90 nel settore di Internet. «Nei prossimi dieci anni il blockchain potrebbe, infatti, portare a delle tecnologie che rivoluzionano il settore in maniera significativa», aggiunge Ubs. Per il momento, però, sussistono ancora dei limiti tecnologici e quindi non è chiaro quali applicazioni specifiche saranno le più utili/redditizie, oltre agli attuali limiti sui ricavi e sulla redditività effettiva associati al settore. Nonostante queste sfide, coloro che investono nella tecnologia blockchain per avere opportunità nel lungo periodo possono iniziare a posizionarsi in due ampi gruppi: gli abilitatori di tecnologia (technology enabler) – in ambito software, semiconduttori e piattaforme; e i primi utilizzatori di successo (early & successful adopter) – in ambito finanziario, manifatturiero, healthcare, utility e della sharing economy.

Non mancano i detrattori. «È un fenomeno che potrebbe finire in lacrime», avverte Ken Griffin dell’hedge fund Citadel. Il manager di Algebris, Davide Serra, ha liquidato la questione con un tweet: «È uno strumento per il riciclaggio di denaro sporco, un grande schema Ponzi e sono stupefatto che nemmeno un regolatore si sia adoperato» per fermarlo.

 

Ma, come ha detto il presidente della Consob Giuseppe Vegas, «non è un prodotto finanziario, è uno scambio tra un soggetto e un altro», dunque non si può vietare senza limitare le libertà individuali. Insomma, è come una figurina introvabile per la quale un collezionista è disposto a spendere molto e che, perciò, rappresenta essa stessa un valore.

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