{"id":1002,"date":"2025-12-18T16:29:08","date_gmt":"2025-12-18T15:29:08","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/?p=1002"},"modified":"2025-12-18T16:29:08","modified_gmt":"2025-12-18T15:29:08","slug":"sfruttare-gap-prezzo-settimanali-azioni-approccio-quantitativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2025\/12\/18\/sfruttare-gap-prezzo-settimanali-azioni-approccio-quantitativo\/","title":{"rendered":"Come sfruttare i gap di prezzo settimanali nelle azioni con un approccio quantitativo"},"content":{"rendered":"<p>In questo articolo vogliamo analizzare l\u2019impatto dei gap di prezzo su un orizzonte temporale diverso dal solito, prendendo come riferimento un time frame settimanale, quindi un intervallo leggermente pi\u00f9 ampio rispetto a quelli comunemente utilizzati nelle nostre analisi.<\/p>\n<p>Lo faremo lavorando su un portafoglio di azioni, e non su future azionari, per un motivo preciso: le azioni sono negoziate solo per alcune ore al giorno, mentre i future restano aperti fino a 23 ore su 24. Questo significa che sulle azioni c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio perch\u00e9 si creino gap significativi, soprattutto quando nel mezzo si inseriscono news, trimestrali o eventi macro rilevanti.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questo articolo \u00e8 capire se e come questi gap settimanali abbiano un impatto misurabile sulle performance: sono segnali da cavalcare o rischi da evitare? Nelle prossime sezioni proveremo a rispondere a questa domanda con un approccio quantitativo, partendo dai dati di un portafoglio azionario diversificato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-gap-settimanali-azioni&amp;utm_source=blog_ilgiornale-gap-settimanali-azioni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? 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In altre parole, si guarda solo ai vincitori di oggi e si finge che siano sempre stati l\u00ec.<\/p>\n<p>Un esempio concreto: se analizziamo un sistema dal 2005 a oggi utilizzando la lista attuale dei titoli del Nasdaq 100, finiamo per includere azioni che non facevano ancora parte dell\u2019indice in molti degli anni che stiamo studiando.<\/p>\n<p>Pensiamo, per esempio, a Nvidia (NVDA): non \u00e8 corretto inserirla nel portafoglio in anni in cui non era ancora inclusa nel Nasdaq 100, perch\u00e9 all\u2019epoca un investitore che replicava quell\u2019indice non avrebbe potuto comprarla come componente dell\u2019indice stesso. Allo stesso modo, titoli che erano presenti nel Nasdaq 100 in passato ma poi sono stati rimossi (magari per performance deludenti, acquisizioni o problemi aziendali) non possono essere cancellati dalla storia solo perch\u00e9 oggi non compaiono pi\u00f9 nella lista.<\/p>\n<p>Se ignoriamo tutto questo e utilizziamo solo i titoli attuali, i risultati rischiano di essere artificialmente ottimistici: il portafoglio storicamente sembrer\u00e0 pi\u00f9 robusto e profittevole di quanto sia stato davvero, perch\u00e9 include solo aziende che sono \u201csopravvissute\u201d e hanno avuto abbastanza successo da restare nell\u2019indice fino al presente.<\/p>\n<p>Nel nostro caso, invece, il portafoglio \u00e8 stato costruito in modo coerente con ogni momento storico: in ogni data consideriamo solo i titoli che, in quel periodo, facevano effettivamente parte del Nasdaq 100.<\/p>\n<h3>Cosa sono i gap di prezzo e come si formano nel mercato azionario<\/h3>\n<p>Un gap \u00e8, prima di tutto, un vuoto nel grafico dei prezzi. Se osserviamo una serie di barre, normalmente i prezzi scorrono in modo abbastanza continuo: la chiusura di una barra \u00e8 vicina all\u2019apertura della successiva, e i massimi\/minimi tendono a \u201ctoccare\u201d quelli del periodo precedente.<\/p>\n<p>Ogni tanto per\u00f2 questa continuit\u00e0 si rompe: una barra chiude a un certo livello e quella successiva riparte pi\u00f9 in alto o pi\u00f9 in basso, lasciando tra le due una zona in cui il mercato non ha scambiato.<\/p>\n<p>Nel caso di un gap \u201cverso l\u2019alto\u201d (gap up) l\u2019apertura della nuova barra si colloca chiaramente al di sopra del massimo della barra precedente; nel caso di un gap \u201cverso il basso\u201d (gap down) avviene l\u2019opposto, con l\u2019apertura sensibilmente pi\u00f9 in basso rispetto al minimo di prezzo della sessione precedente.<\/p>\n<p>In Figura 1 \u00e8 riportato un esempio di entrambe le situazioni: si vede come l\u2019apertura del mercato \u201csalti\u201d una fascia di prezzi senza passare per i livelli intermedi.<\/p>\n<div id=\"attachment_1004\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1004\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1004\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1-300x198.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1-300x198.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1-1024x675.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1-768x506.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/immagine-1.png 1127w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1004\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1. Esempi di gap down e gap up.<\/p><\/div>\n<h3>La strategia di trading basata sui gap settimanali<\/h3>\n<p>Per valutare l\u2019impatto dei gap settimanali sulle performance abbiamo definito una strategia di position trading su un orizzonte temporale di circa un mese.<\/p>\n<p>La logica di base \u00e8 la seguente:<\/p>\n<ul>\n<li>osserviamo il grafico weekly delle azioni del nostro portafoglio;<\/li>\n<li>generiamo un segnale solo quando si verifica un gap up significativo:\n<ul>\n<li>l\u2019apertura della nuova settimana deve essere maggiore di almeno lo 0,5% rispetto al massimo della settimana precedente;<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>oltre al gap, vogliamo che la settimana in corso esprima anche forza \u201cinterna\u201d:\n<ul>\n<li>la chiusura deve essere maggiore dell\u2019apertura (barra verde).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>Solo se tutte queste condizioni sono soddisfatte, interpretiamo il movimento come un segnale di forza robusto. In quel caso apriamo una posizione long in chiusura della settimana in cui si verifica il gap. Tale posizione rimane aperta per 4 settimane consecutive (all\u2019incirca un mese), trascorse le quali viene chiusa in modo meccanico, indipendentemente dall\u2019andamento del prezzo.<\/p>\n<p>In questa versione \u201cdi laboratorio\u201d non \u00e8 previsto alcuno stop loss monetario o percentuale: l\u2019unica forma di gestione del rischio \u00e8 l\u2019uscita a tempo dopo quattro settimane, indipendentemente dal percorso del prezzo.<\/p>\n<p>L\u2019idea \u00e8 verificare se un segnale di forza cos\u00ec marcato, un\u2019apertura che salta oltre il massimo della settimana precedente di almeno lo 0,5%, accompagnata da una chiusura sopra l\u2019apertura, tenda a dare il via a una fase di continuazione del trend nelle quattro settimane successive.<\/p>\n<p>Per ridurre l\u2019operativit\u00e0 su titoli strutturalmente deboli, \u00e8 stato inserito anche un filtro di lungo periodo:<\/p>\n<ul>\n<li>il segnale \u00e8 valido solo se la chiusura settimanale si trova al di sopra della media mobile a 50 settimane.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ogni operazione utilizza un capitale fisso di 10.000 dollari. Questo rende i risultati pi\u00f9 confrontabili tra le varie azioni e limita l\u2019effetto delle differenze di prezzo assoluto.<\/p>\n<p>In Figura 2 \u00e8 riportato un esempio di trade: si vede il gap up di almeno lo 0,5% sopra il massimo della settimana precedente, la chiusura della settimana \u00e8 maggiore dell\u2019apertura e ci troviamo al di sopra di una media mobile a 50 settimane. A questo punto l\u2019ingresso avviene in chiusura e la posizione viene mantenuta per le quattro settimane successive.<\/p>\n<div id=\"attachment_1005\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1005\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1005\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2-300x199.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2-300x199.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2-1024x679.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2-768x509.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine2.png 1284w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1005\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2. Esempio di trade eseguito in seguito a un gap up.<\/p><\/div>\n<h3>Risultati della strategia sui gap settimanali dal 1990 a oggi<\/h3>\n<p>In Figura 3 \u00e8 riportata l\u2019equity line della strategia dal 1990 in avanti, costruita utilizzando un capitale iniziale per il portafoglio di 1 milione di dollari (valore scelto solo a scopo accademico). L\u2019andamento \u00e8 sorprendentemente regolare se pensiamo alla semplicit\u00e0 della logica sottostante: una strategia long only, basata su un singolo pattern di forza settimanale e su un filtro di trend di lungo periodo.<\/p>\n<p>L\u2019equity non solo cresce in modo ordinato, ma attraversa bene anche le fasi pi\u00f9 complesse del mercato azionario americano. Un passaggio emblematico \u00e8 quello che viene spesso definito il \u201cdecennio perduto\u201d: il periodo che va grosso modo dallo scoppio della bolla Internet nel 2000 fino alla fine della crisi finanziaria del 2008-2009, in cui gli indici azionari, Nasdaq compreso, hanno vissuto due bear market profondi e, nel complesso, hanno reso poco o nulla su base buy &amp; hold. In quell\u2019area del grafico l\u2019equity della strategia continua invece a salire, pur con fisiologiche fasi di ritracciamento, segno che il metodo riesce a selezionare momenti di forza anche in contesti di mercato pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<p>Guardando la Total Trade Analysis in Figura 4 possiamo fare alcune considerazioni operative. Nel periodo analizzato sono stati effettuati 4.281 trade, tutti long: non \u00e8 un numero particolarmente elevato se pensiamo che stiamo lavorando su circa 100 titoli, su un orizzonte di oltre trent\u2019anni.<\/p>\n<p>Di contro, l\u2019average trade \u00e8 tutt\u2019altro che trascurabile: circa 190 dollari di profitto per operazione, a fronte di un\u2019esposizione fissa di 10.000 dollari per trade. Parliamo quindi di un rendimento medio vicino al +2% per operazione. Valore che \u00e8 abbastanza capiente per coprire i costi operativi e lasciare spazio a un margine netto interessante, soprattutto considerando la natura semplice e poco \u201cottimizzata\u201d della strategia.<\/p>\n<div id=\"attachment_1006\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1006\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1006\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3-300x203.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3-300x203.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3-1024x692.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3-768x519.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine3.png 1494w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1006\" class=\"wp-caption-text\">Figura 3. Equity line della strategia base applicata al portafoglio di azioni.<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_1007\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1007\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1007\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4-300x74.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"74\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4-300x74.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4-1024x253.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4-768x190.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2025\/12\/Immagine4.png 1495w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1007\" class=\"wp-caption-text\">Figura 4. Total Trade Analysis del portafoglio.<\/p><\/div>\n<h3>Conclusioni e sviluppi ulteriori per migliorare la strategia sui gap<\/h3>\n<p>In questo articolo abbiamo visto come una semplice idea di forza, basata sulla presenza di un gap settimanale e su pochi filtri di contesto, possa dare risultati interessanti in un\u2019ottica di position trading. Senza ricorrere a strutture complesse o a livelli estremi di ottimizzazione, la strategia \u00e8 riuscita a generare un\u2019equity line ordinata anche in fasi di mercato tutt\u2019altro che facili.<\/p>\n<p>Detto questo, il lavoro \u00e8 tutt\u2019altro che concluso. Ci sono diverse direzioni in cui si potrebbe intervenire per affinare l\u2019approccio:<\/p>\n<ul>\n<li>lavorare su un valore percentuale pi\u00f9 mirato per definire il gap, invece dello 0,5% fisso utilizzato in questo studio;<\/li>\n<li>rendere il valore del gap dipendente dalla volatilit\u00e0 del singolo titolo: uno 0,5% su un titolo tech ad alta volatilit\u00e0 \u00e8 un evento molto diverso rispetto a uno 0,5% su un titolo difensivo;<\/li>\n<li>usare questa logica non come strategia completa, ma come setup: una volta individuata la \u201cfinestra favorevole\u201d per operare long, si potrebbe applicare su quel titolo una strategia di breve periodo su un time frame pi\u00f9 basso.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le strade per migliorare questa idea sono molte. Noi abbiamo messo le basi, ora tocca a voi decidere se e come portare avanti la ricerca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-gap-settimanali-azioni&amp;utm_source=blog_ilgiornale-gap-settimanali-azioni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Alla prossima,<\/p>\n<p>Andrea Unger<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In questo articolo vogliamo analizzare l\u2019impatto dei gap di prezzo su un orizzonte temporale diverso dal solito, prendendo come riferimento un time frame settimanale, quindi un intervallo leggermente pi\u00f9 ampio rispetto a quelli comunemente utilizzati nelle nostre analisi. Lo faremo lavorando su un portafoglio di azioni, e non su future azionari, per un motivo preciso: le azioni sono negoziate solo per alcune ore al giorno, mentre i future restano aperti fino a 23 ore su 24. 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