{"id":1048,"date":"2026-03-11T10:44:37","date_gmt":"2026-03-11T09:44:37","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/?p=1048"},"modified":"2026-03-11T10:44:37","modified_gmt":"2026-03-11T09:44:37","slug":"rischio-di-cambio-negli-investimenti-internazionali-come-eur-usd-puo-influenzare-i-rendimenti-il-caso-sp-500-nel-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2026\/03\/11\/rischio-di-cambio-negli-investimenti-internazionali-come-eur-usd-puo-influenzare-i-rendimenti-il-caso-sp-500-nel-2025\/","title":{"rendered":"Rischio di cambio negli investimenti internazionali: come EUR\/USD pu\u00f2 influenzare i rendimenti (il caso S&amp;P 500 nel 2025)"},"content":{"rendered":"<p>Quando si osservano le performance degli investimenti sui mercati finanziari internazionali si tende spesso a concentrarsi esclusivamente sull\u2019andamento dell\u2019asset scelto: un indice azionario, un ETF o una singola azione. Tuttavia, quando si investe al di fuori del proprio paese entra in gioco un elemento aggiuntivo che pu\u00f2 incidere in modo significativo sul risultato finale dell\u2019investimento: il tasso di cambio tra le valute coinvolte.<\/p>\n<p>Gli strumenti finanziari quotati sui diversi mercati del mondo sono infatti denominati nella valuta locale. Le azioni statunitensi, ad esempio, sono prezzate in dollari, quelle europee in euro, mentre altri mercati utilizzano le rispettive valute nazionali. Questo significa che la performance di uno strumento finanziario viene inizialmente espressa nella valuta in cui esso \u00e8 quotato.<\/p>\n<p>Per un investitore che opera da un\u2019altra area valutaria, per\u00f2, il risultato finale non dipender\u00e0 soltanto dall\u2019andamento dell\u2019asset, ma anche da come si \u00e8 mosso il rapporto tra le due valute nel periodo dell\u2019investimento. Una variazione del tasso di cambio pu\u00f2 infatti amplificare oppure ridurre la performance dell\u2019investimento una volta convertita nella valuta di riferimento del portafoglio.<\/p>\n<p>In altre parole, quando si investe su mercati esteri non si acquista soltanto un determinato asset, ma anche un\u2019esposizione implicita alla valuta in cui esso \u00e8 denominato.<\/p>\n<p>Per comprendere meglio questo meccanismo analizzeremo l\u2019andamento del cambio EUR\/USD, uno dei pi\u00f9 rilevanti per gli investitori globali, e vedremo attraverso un esempio concreto come le oscillazioni valutarie possano influenzare il rendimento finale degli investimenti internazionali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-rischio-cambio&amp;utm_source=blog_ilgiornale-rischio-cambio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<h3>Il cambio EUR\/USD: come si muove nel lungo periodo<\/h3>\n<p>Facendo riferimento alla Figura 1, possiamo osservare l\u2019andamento del cambio EUR\/USD su un orizzonte temporale di lungo periodo. A differenza di molte serie storiche finanziarie, come ad esempio gli indici azionari, il cambio tra due valute tende a non presentare un trend direzionale particolarmente marcato nel lungo termine. Questo perch\u00e9 il valore relativo tra due economie evolve nel tempo attraverso cicli di rafforzamento e indebolimento che spesso tendono a compensarsi.<\/p>\n<p>Nel grafico \u00e8 infatti possibile osservare come il rapporto tra euro e dollaro abbia attraversato diverse fasi negli anni: periodi in cui il dollaro si \u00e8 rafforzato rispetto alla valuta europea e altri in cui \u00e8 stato invece l\u2019euro a guadagnare terreno. Nel complesso, il movimento appare pi\u00f9 simile a una successione di cicli valutari piuttosto che a una tendenza strutturale di lungo periodo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa per\u00f2 che il cambio abbia un impatto trascurabile sugli investimenti internazionali. Al contrario, osservando pi\u00f9 da vicino alcune specifiche fasi del grafico emergono movimenti anche molto ampi che si sviluppano nell\u2019arco di pochi anni. In questi periodi il rapporto tra le due valute pu\u00f2 variare in modo significativo, generando effetti concreti sui rendimenti degli asset denominati in valuta estera.<\/p>\n<p>Proprio queste oscillazioni rappresentano il meccanismo attraverso cui il cambio pu\u00f2 influenzare il risultato finale di un investimento internazionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_1049\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1049\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1049\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-300x181.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-300x181.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-1024x617.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-768x463.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-1536x926.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/immagine-1-2048x1235.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1049\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1 \u2013 Andamento storico del cambio EUR\/USD negli ultimi 20 anni.<\/p><\/div>\n<h3>Il caso del 2025: come il cambio ha ridotto il rendimento dell\u2019S&amp;P 500 per gli investitori europei<\/h3>\n<p>Vediamo ora un episodio concreto in cui il cambio ha agito come una vera e propria zavorra per l\u2019investitore europeo. Nella Figura 2 viene mostrato l\u2019andamento dell\u2019S&amp;P 500 nel corso del 2025 espresso in due modi diversi: la linea rossa rappresenta l\u2019indice nella sua valuta originale, cio\u00e8 il dollaro statunitense, mentre la linea blu mostra lo stesso indice convertito in euro, ottenuto dividendo il valore dell\u2019indice per il tasso di cambio EUR\/USD.<\/p>\n<p>Per rendere il confronto pi\u00f9 immediato, entrambe le serie sono state normalizzate allo stesso livello iniziale, cos\u00ec da evidenziare esclusivamente la differenza di performance nel corso dell\u2019anno. Come si pu\u00f2 osservare chiaramente dal grafico, con il passare dei mesi si crea una divergenza sempre pi\u00f9 marcata tra le due curve: mentre l\u2019indice espresso in dollari continua a registrare nuovi massimi, la versione convertita in euro cresce molto pi\u00f9 lentamente.<\/p>\n<p>Il motivo di questa differenza risiede nell\u2019andamento del cambio EUR\/USD, che nel corso del 2025 ha visto un rafforzamento dell\u2019euro rispetto al dollaro. In presenza di un euro pi\u00f9 forte, infatti, ogni dollaro di guadagno generato dall\u2019indice statunitense vale meno una volta convertito nella valuta europea.<\/p>\n<p>Nel complesso, l\u2019S&amp;P 500 ha chiuso il 2025 con una performance di circa +17,9% in dollari, mentre per un investitore che ragiona in euro il rendimento si \u00e8 ridotto a circa +4,2%. Questo significa che oltre dieci punti percentuali di performance sono stati erosi esclusivamente dal movimento del cambio.<\/p>\n<div id=\"attachment_1050\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1050\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1050\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2-300x229.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2-300x229.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2-1024x781.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2-768x586.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2-1536x1172.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/03\/Immagine2.png 1801w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1050\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2 \u2013 Confronto tra S&amp;P 500 in dollari (rosso) e S&amp;P 500 convertito in euro (blu) nel 2025.<\/p><\/div>\n<h3>Rischio di cambio nel lungo periodo: quanto incide davvero sui rendimenti<\/h3>\n<p>A questo punto pu\u00f2 sorgere una domanda piuttosto naturale: ha davvero senso preoccuparsi del rischio di cambio nel lungo periodo? Per provare a rispondere, possiamo osservare i rendimenti storici dell\u2019S&amp;P 500 da due prospettive diverse.<\/p>\n<p>Considerando i dati a partire dai primi anni \u201990, l\u2019indice americano ha registrato un rendimento medio annuo di circa 10,8% se osservato nella sua valuta locale, cio\u00e8 il dollaro statunitense. Se per\u00f2 analizziamo lo stesso indice dal punto di vista di un investitore europeo, convertendo quindi le performance in euro, il rendimento medio annuo risulta essere molto simile, pari a circa 11%.<\/p>\n<p>Questo dato non deve essere interpretato come una dimostrazione che sia necessariamente meglio esporsi o meno al rischio di cambio. Piuttosto, suggerisce che nel lungo periodo l\u2019impatto della valuta tende in larga parte a compensarsi, lasciando il rendimento complessivo dell\u2019investimento relativamente invariato.<\/p>\n<p>Un risultato che, in fondo, \u00e8 coerente anche con quanto osservato in precedenza analizzando l\u2019andamento del cambio EUR\/USD. Come mostrato nel grafico, il rapporto tra le due valute non presenta un trend strutturale di lungo periodo, ma tende piuttosto ad alternare fasi di rafforzamento e indebolimento che nel tempo si compensano.<\/p>\n<p>Questo non significa per\u00f2 che il cambio sia irrilevante. Nel breve e medio periodo le oscillazioni valutarie possono comunque generare differenze anche molto significative nei rendimenti, come nel caso del 2025, dove il rafforzamento dell\u2019euro ha ridotto in modo sensibile la performance dell\u2019S&amp;P 500 per un investitore europeo. \u00c8 importante per\u00f2 sottolineare che la tendenza alla compensazione dei movimenti valutari nel lungo periodo \u00e8 un fenomeno che si osserva soprattutto tra valute relativamente stabili e appartenenti a grandi economie, come nel caso dell\u2019euro e del dollaro statunitense.<\/p>\n<p>Esistono tuttavia alcune eccezioni interessanti. Anche valute appartenenti a economie solide possono attraversare movimenti direzionali molto marcati per lunghi periodi. Un esempio recente \u00e8 rappresentato dallo yen giapponese, che negli ultimi anni ha registrato un indebolimento piuttosto deciso rispetto al dollaro, pur trattandosi della valuta di uno dei paesi economicamente pi\u00f9 stabili al mondo.<\/p>\n<p>La situazione pu\u00f2 invece essere ancora pi\u00f9 estrema quando si considerano valute appartenenti a economie emergenti, dove dinamiche inflazionistiche o instabilit\u00e0 economiche possono generare svalutazioni molto pi\u00f9 marcate e persistenti nel tempo. Basti pensare a esempi come la lira turca o, in alcune fasi storiche, il rublo russo.<\/p>\n<h3>Come coprire il rischio di cambio negli investimenti esteri<\/h3>\n<p>Alla luce di quanto visto finora, \u00e8 naturale chiedersi se sia possibile ridurre o eliminare il rischio di cambio quando si investe in mercati esteri. In effetti, esistono diverse strategie che permettono di farlo.<\/p>\n<p>Una possibilit\u00e0 consiste nell\u2019utilizzare strumenti finanziari specifici per la copertura valutaria, come ad esempio contratti future sulle valute, che consentono di compensare le variazioni del tasso di cambio. In alternativa, negli ultimi anni si sono diffusi anche ETF con copertura valutaria (currency hedged), progettati proprio per neutralizzare l\u2019impatto delle oscillazioni del cambio sul rendimento dell\u2019investimento.<\/p>\n<p>\u00c8 importante per\u00f2 tenere presente che queste strategie non sono gratuite. In tutti i casi la copertura valutaria comporta infatti un costo, che pu\u00f2 derivare dai costi operativi degli strumenti utilizzati o dalle commissioni applicate dai prodotti finanziari.<\/p>\n<p>Per questo motivo la scelta se coprirsi o meno dal rischio di cambio dipende in larga misura dagli obiettivi del singolo investitore, dall\u2019orizzonte temporale del suo investimento e dalla valuta base del suo Paese. Come abbiamo visto, nel lungo periodo l\u2019effetto della valuta tende spesso a compensarsi, mentre nel breve termine pu\u00f2 generare differenze anche importanti nei rendimenti. Stabilire se valga la pena sostenere il costo della copertura diventa quindi una valutazione che ogni investitore deve effettuare sulla base della propria strategia e della propria tolleranza al rischio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-rischio-cambio&amp;utm_source=blog_ilgiornale-rischio-cambio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Alla prossima,<\/p>\n<p>Andrea Unger<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando si osservano le performance degli investimenti sui mercati finanziari internazionali si tende spesso a concentrarsi esclusivamente sull\u2019andamento dell\u2019asset scelto: un indice azionario, un ETF o una singola azione. Tuttavia, quando si investe al di fuori del proprio paese entra in gioco un elemento aggiuntivo che pu\u00f2 incidere in modo significativo sul risultato finale dell\u2019investimento: il tasso di cambio tra le valute coinvolte. Gli strumenti finanziari quotati sui diversi mercati del mondo sono infatti denominati nella valuta locale. Le azioni statunitensi, ad esempio, sono prezzate in dollari, quelle europee in euro, mentre altri mercati utilizzano le rispettive valute nazionali. Questo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2026\/03\/11\/rischio-di-cambio-negli-investimenti-internazionali-come-eur-usd-puo-influenzare-i-rendimenti-il-caso-sp-500-nel-2025\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1123,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3723],"tags":[297602,461088,461139,15660],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1048"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1123"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1048"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1048\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1051,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1048\/revisions\/1051"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1048"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1048"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1048"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}