{"id":1095,"date":"2026-08-18T14:03:25","date_gmt":"2026-08-18T12:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/?p=1095"},"modified":"2026-08-18T14:03:25","modified_gmt":"2026-08-18T12:03:25","slug":"stop-loss-nel-trading-quale-scegliere-tra-fisso-atr-e-percentuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2026\/08\/18\/stop-loss-nel-trading-quale-scegliere-tra-fisso-atr-e-percentuale\/","title":{"rendered":"Stop loss nel trading: quale scegliere tra fisso, ATR e percentuale"},"content":{"rendered":"<p>Lo stop loss \u00e8 probabilmente uno degli argomenti pi\u00f9 discussi nel trading. C\u2019\u00e8 chi lo considera indispensabile per proteggere il capitale, chi lo ritiene troppo limitante e chi, invece, cerca di adattarlo in base allo strumento, alla volatilit\u00e0 del mercato e alla logica della strategia.<\/p>\n<p>In questo articolo analizzeremo tre diverse tipologie di stop loss nel trading: lo stop fisso, lo stop basato sull\u2019ATR e quindi sulla volatilit\u00e0, e lo stop percentuale. L\u2019obiettivo non sar\u00e0 individuare una soluzione migliore in assoluto, ma evidenziare vantaggi e limiti di ciascun approccio, soprattutto quando viene applicato a strumenti diversi, come future e azioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-stoploss&amp;utm_source=blog_ilgiornale-stoploss\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? 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Nel trading, infatti, anche una strategia profittevole pu\u00f2 attraversare fasi negative, con serie di operazioni in perdita consecutive. Senza un controllo del rischio, queste fasi possono compromettere pesantemente il conto, aumentando il cosiddetto rischio di rovina, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di perdere una parte cos\u00ec significativa del capitale da non riuscire pi\u00f9 a proseguire l\u2019operativit\u00e0 in modo sostenibile.<\/p>\n<p>Lo stop loss aiuta anche a rendere il trading pi\u00f9 \u201ccontrollato\u201d. Sapere in anticipo quanto si \u00e8 disposti a rischiare su una posizione permette di calcolare meglio la dimensione dell\u2019operazione, confrontare strategie diverse e mantenere una gestione del rischio pi\u00f9 coerente. Questo aspetto diventa ancora pi\u00f9 importante quando si lavora con strumenti a leva, come i future, dove piccoli movimenti di prezzo possono avere un impatto monetario rilevante.<\/p>\n<p>Naturalmente, lo stop loss non \u00e8 una soluzione perfetta. Pu\u00f2 essere colpito prima che il mercato riparta nella direzione attesa, pu\u00f2 ridurre il numero di trade vincenti e, in alcuni casi, pu\u00f2 peggiorare le performance di una strategia. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, rappresenta uno degli strumenti principali per controllare il rischio e mantenere la perdita entro limiti accettabili.<\/p>\n<h3>Stop loss fisso: come funziona, vantaggi e limiti<\/h3>\n<p>La prima tipologia di stop loss che possiamo analizzare \u00e8 lo stop loss fisso. In questo caso la distanza dello stop viene definita in modo preciso e non cambia in base al prezzo dello strumento o alla sua volatilit\u00e0. Per esempio, su una strategia applicata al future sul Nasdaq, potremmo decidere di utilizzare uno stop loss fisso di 4.000 dollari per contratto. Questo significa che, se il trade arriva a perdere 4.000 dollari, viene generato un ordine di uscita con l\u2019obiettivo di chiudere la posizione. \u00c8 importante precisare, per\u00f2, che il prezzo di esecuzione potrebbe essere pi\u00f9 lontano rispetto al livello dello stop, soprattutto in presenza di movimenti veloci, scarsa liquidit\u00e0 o gap di mercato. In questo caso la perdita effettiva potrebbe quindi essere superiore a quella teoricamente prevista, pur rimanendo comunque limitata rispetto a una posizione lasciata aperta senza alcuna protezione.<\/p>\n<p>Il principale vantaggio di questo approccio \u00e8 la semplicit\u00e0. Lo stop fisso \u00e8 estremamente facile da implementare, da testare e da interpretare. Inoltre, \u00e8 particolarmente intuitivo su strumenti come i future, dove il valore monetario del movimento \u00e8 definito dal contratto e quindi risulta immediato ragionare in termini di rischio per trade. Per questo motivo pu\u00f2 essere una soluzione molto comoda, soprattutto su strumenti che mantengono una certa stazionariet\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>Il discorso cambia quando si prova ad applicare lo stesso concetto alle azioni, soprattutto su strategie di lungo periodo. Un titolo azionario pu\u00f2 passare, nel corso degli anni, da pochi dollari a decine o centinaia di dollari. In questo caso, uno stop fisso rischia di perdere significato: uno stop da 2 dollari pu\u00f2 essere molto ampio quando il titolo quota 10 dollari, ma estremamente stretto quando lo stesso titolo quota 100 dollari. Il problema, quindi, \u00e8 che lo stop non si adatta alla crescita del prezzo dello strumento.<\/p>\n<p>Anche sui future, per\u00f2, lo stop fisso pu\u00f2 presentare dei limiti. Sebbene questi strumenti siano spesso pi\u00f9 adatti a questo tipo di ragionamento, il mercato pu\u00f2 comunque cambiare nel tempo. Se il sottostante aumenta di valore o se cambia il regime di volatilit\u00e0, uno stop che in passato era adeguato potrebbe non esserlo pi\u00f9 nelle condizioni attuali.<\/p>\n<p>Un esempio interessante \u00e8 mostrato in Figura 1, dove sono rappresentati i trade perdenti di una strategia sul Nasdaq che utilizza uno stop loss fisso da 4.000 dollari. Si nota come nell\u2019ultimo periodo lo stop venga colpito con maggiore frequenza, mentre in passato praticamente non \u00e8 stato mai raggiunto. Questo pu\u00f2 dipendere dal fatto che, negli anni precedenti, il contratto si muoveva in un contesto di prezzo e volatilit\u00e0 diverso rispetto a quello attuale. Di conseguenza, uno stop fisso che prima era molto distante potrebbe diventare progressivamente pi\u00f9 vicino al normale movimento del mercato.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 quindi che, in futuro, lo stesso stop diventi troppo stretto e finisca per chiudere molte operazioni prima che la strategia abbia il tempo di svilupparsi correttamente. Per questo motivo, anche quando si utilizza uno stop fisso, \u00e8 importante verificare periodicamente se il valore scelto sia ancora coerente con le condizioni attuali dello strumento e del mercato.<\/p>\n<div id=\"attachment_1096\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1096\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1096\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1-300x182.png\" alt=\"stop loss strategia di trading sul nasdaq\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1-300x182.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1-1024x621.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1-768x466.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1-1536x932.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine1.png 1886w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1096\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1. Distribuzione dei trade perdenti di una strategia sul future del Nasdaq con stop loss fisso di 4.000 dollari.<\/p><\/div>\n<h3>Stop loss con ATR: adattare lo stop alla volatilit\u00e0 del mercato<\/h3>\n<p>Un\u2019alternativa allo stop loss fisso \u00e8 lo stop loss con ATR, cio\u00e8 con Average True Range. L\u2019ATR \u00e8 un indicatore che misura l\u2019ampiezza media dei movimenti di prezzo di uno strumento in un determinato periodo. In altre parole, ci d\u00e0 un\u2019indicazione della volatilit\u00e0 del mercato.<\/p>\n<p>L\u2019idea alla base di questo tipo di stop \u00e8 semplice: invece di utilizzare sempre una distanza fissa, lo stop viene calcolato come multiplo dell\u2019ATR. Per esempio, si potrebbe impostare uno stop a 2 ATR dal prezzo di ingresso. Se la volatilit\u00e0 aumenta, anche lo stop si allarga; se la volatilit\u00e0 diminuisce, lo stop si restringe. Questo rende lo stop con ATR molto pi\u00f9 adattivo rispetto a uno stop fisso.<\/p>\n<p>Il pregio principale di questo approccio \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di adattarsi alle condizioni del mercato. In Figura 2 possiamo vedere un esempio sull\u2019oro, dove l\u2019ATR cambia in modo significativo nel tempo. In alcune fasi il mercato si muove con range giornalieri relativamente contenuti, mentre in altre fasi la volatilit\u00e0 aumenta in maniera evidente. Uno stop fisso, in questi casi, rischierebbe di essere troppo largo nei periodi tranquilli o troppo stretto nei periodi pi\u00f9 volatili. Uno stop con ATR, invece, segue meglio il comportamento reale dello strumento.<\/p>\n<p>Questo pu\u00f2 essere particolarmente utile sia sulle azioni sia sui future. Sulle azioni, perch\u00e9 il prezzo di un titolo pu\u00f2 cambiare molto nel corso degli anni e quindi, come accennato in precedenza, uno stop fisso in dollari potrebbe perdere significato. Sui future, invece, perch\u00e9 alcuni mercati attraversano fasi di volatilit\u00e0 molto diverse e uno stop statico potrebbe non essere sempre coerente con il movimento attuale del contratto.<\/p>\n<p>Il principale difetto dello stop con ATR \u00e8 che, quando la volatilit\u00e0 aumenta molto, anche lo stop diventa molto pi\u00f9 ampio. Questo significa che il rischio monetario per singola operazione pu\u00f2 crescere in modo importante. Se, per esempio, operiamo con un solo contratto future e non possiamo ridurre ulteriormente la size, nelle fasi di alta volatilit\u00e0 potremmo trovarci davanti a uno stop troppo costoso da sostenere. In pratica, potremmo essere costretti a non tradare, oppure ad accettare un rischio per trade pi\u00f9 alto rispetto a quello desiderato.<\/p>\n<p>Un altro limite \u00e8 che lo stop con ATR introduce un ulteriore grado di ottimizzazione. Bisogna infatti scegliere sia il periodo dell\u2019ATR sia il moltiplicatore da utilizzare. Per esempio, un ATR a 20 periodi con moltiplicatore 0,5 pu\u00f2 produrre risultati molto diversi rispetto a un ATR a 50 periodi con moltiplicatore 2. Questo aumenta la flessibilit\u00e0 dello strumento, ma aumenta anche il rischio di overfitting, soprattutto se i parametri vengono scelti solo per migliorare le performance storiche della strategia.<\/p>\n<p>Lo stop con ATR \u00e8 quindi uno strumento pi\u00f9 dinamico e adattivo rispetto allo stop fisso, ma richiede maggiore attenzione. Non basta stabilire la distanza dello stop: bisogna anche verificare che il rischio monetario generato da quella distanza sia compatibile con il capitale, con la size utilizzata e con la volatilit\u00e0 attuale del mercato.<\/p>\n<div id=\"attachment_1097\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1097\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1097\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-300x116.png\" alt=\"indicatore ATR sull'oro\" width=\"300\" height=\"116\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-300x116.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-1024x396.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-768x297.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-1536x594.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/08\/Immagine2-2048x793.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1097\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2. In rosso, l\u2019indicatore ATR sul future dell\u2019oro in diverse fasi di volatilit\u00e0.<\/p><\/div>\n<h3>Stop loss percentuale: quando usarlo su azioni e future<\/h3>\n<p>Lo stop loss in percentuale \u00e8 una soluzione molto intuitiva, soprattutto quando si lavora su strumenti come le azioni. In questo caso la distanza dello stop viene calcolata come percentuale del prezzo di ingresso: per esempio, acquistando un titolo a 100 dollari con uno stop del 5%, l\u2019uscita verrebbe posizionata a 95 dollari. Il vantaggio principale \u00e8 che lo stop mantiene una logica proporzionale rispetto al prezzo dello strumento. Se un\u2019azione passa nel tempo da 20 a 200 dollari, uno stop fisso in dollari rischia di perdere significato, mentre uno stop percentuale continua a rappresentare sempre la stessa distanza relativa dal prezzo di ingresso.<\/p>\n<p>Questo lo rende particolarmente adatto anche ai portafogli azionari, dove possiamo avere titoli con prezzi molto diversi tra loro: uno stop fisso da 5 dollari non ha lo stesso impatto su un titolo da 30 dollari e su uno da 300 dollari, mentre uno stop del 5% \u00e8 molto pi\u00f9 omogeneo e confrontabile.<\/p>\n<p>Il limite principale \u00e8 che, a differenza dello stop con ATR, non tiene conto della volatilit\u00e0 reale dello strumento. Uno stop del 5% pu\u00f2 essere troppo stretto su un titolo molto volatile e troppo largo su un titolo pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p>Sui future, invece, bisogna prestare particolare attenzione quando si utilizzano serie storiche continue back-adjusted. In questi casi, i prezzi storici vengono modificati per rendere pi\u00f9 fluido il passaggio tra un contratto e il successivo, ma questo pu\u00f2 creare distorsioni nell\u2019utilizzo di stop percentuali e quindi anche nei risultati del backtest. La percentuale, infatti, viene calcolata su prezzi storici aggiustati, che possono essere diversi dai prezzi effettivamente tradati in quel momento. Il problema diventa ancora pi\u00f9 evidente quando, a causa del back-adjustment, alcune serie storiche arrivano addirittura a mostrare prezzi negativi in passato. In una situazione del genere, uno stop percentuale perde completamente significato, perch\u00e9 viene applicato a un livello di prezzo che non rappresenta pi\u00f9 il valore reale dello strumento.<\/p>\n<p>Per questo motivo, lo stop percentuale \u00e8 spesso molto pratico sulle azioni, mentre sui future va utilizzato con maggiore cautela, soprattutto quando il backtest si basa su dati continui back-adjusted.<\/p>\n<p>Una precisazione simile pu\u00f2 valere anche per le azioni, anche se in modo generalmente meno evidente rispetto ai future. Alcuni database, infatti, utilizzano prezzi azionari rettificati per tenere conto di eventi come stacchi di dividendi o split. Anche in questo caso, se il backtest viene effettuato su prezzi aggiustati e non sui prezzi effettivamente negoziati in quel momento, il livello dello stop potrebbe non rappresentare perfettamente la reale operativit\u00e0 storica. Per questo motivo, quando si utilizzano stop percentuali, \u00e8 sempre importante sapere se la serie storica utilizzata \u00e8 adjusted o non adjusted.<\/p>\n<h3>Quale stop loss scegliere nel trading?<\/h3>\n<p>In conclusione, non esiste uno stop loss migliore in assoluto. Lo stop fisso, lo stop con ATR e lo stop percentuale presentano vantaggi e limiti diversi, e la loro efficacia dipende molto dal contesto in cui vengono utilizzati.<\/p>\n<p>La scelta finale dipende sicuramente dallo stile del trader, dalla logica della strategia e dal tipo di rischio che si vuole assumere, ma come abbiamo visto in questo articolo dipende ancora di pi\u00f9 dallo strumento su cui si opera. Uno stop che pu\u00f2 avere senso su un future, infatti, potrebbe essere poco adatto a un portafoglio azionario, e viceversa. Per questo motivo, pi\u00f9 che cercare una soluzione universale, \u00e8 importante capire quale tipologia di stop sia pi\u00f9 coerente con il mercato, con la strategia e con le condizioni operative.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-stoploss&amp;utm_source=blog_ilgiornale-stoploss\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Alla prossima,<\/p>\n<p>Andrea Unger<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Lo stop loss \u00e8 probabilmente uno degli argomenti pi\u00f9 discussi nel trading. C\u2019\u00e8 chi lo considera indispensabile per proteggere il capitale, chi lo ritiene troppo limitante e chi, invece, cerca di adattarlo in base allo strumento, alla volatilit\u00e0 del mercato e alla logica della strategia. In questo articolo analizzeremo tre diverse tipologie di stop loss nel trading: lo stop fisso, lo stop basato sull\u2019ATR e quindi sulla volatilit\u00e0, e lo stop percentuale. L\u2019obiettivo non sar\u00e0 individuare una soluzione migliore in assoluto, ma evidenziare vantaggi e limiti di ciascun approccio, soprattutto quando viene applicato a strumenti diversi, come future e azioni. 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