{"id":1117,"date":"2026-09-30T09:50:26","date_gmt":"2026-09-30T07:50:26","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/?p=1117"},"modified":"2026-09-30T09:50:26","modified_gmt":"2026-09-30T07:50:26","slug":"take-profit-nel-trading-meglio-fisso-percentuale-o-basato-sulla-volatilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2026\/09\/30\/take-profit-nel-trading-meglio-fisso-percentuale-o-basato-sulla-volatilita\/","title":{"rendered":"Take Profit nel trading: meglio fisso, percentuale o basato sulla volatilit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di gestione di una strategia di trading, l\u2019attenzione si concentra spesso su come limitare le perdite. In un <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/2026\/08\/18\/stop-loss-nel-trading-quale-scegliere-tra-fisso-atr-e-percentuale\/\">precedente approfondimento<\/a> abbiamo analizzato proprio il ruolo dello stop loss, confrontando diverse modalit\u00e0 di calcolo e mettendone in evidenza vantaggi, limiti e criticit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma la gestione di un trade non riguarda soltanto il punto in cui accettare una perdita. Altrettanto importante \u00e8 stabilire come comportarsi quando il mercato si muove nella direzione desiderata e, quindi, quando trasformare un profitto potenziale in un profitto realizzato. \u00c8 qui che entra in gioco il take profit.<\/p>\n<p>In questo articolo vedremo come funziona, quando pu\u00f2 essere utile e quali differenze ci sono tra un take profit fisso, uno percentuale e uno basato sulla volatilit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-takeprofit&amp;utm_source=blog_ilgiornale-takeprofit\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<h3>Che cos\u2019\u00e8 il take profit e come funziona<\/h3>\n<p>Letteralmente, take profit significa \u201cprendere profitto\u201d. Nel trading indica un livello di prezzo prestabilito al quale una posizione viene chiusa, totalmente o parzialmente, con l\u2019obiettivo di realizzare il guadagno maturato fino a quel momento.<\/p>\n<p>Supponiamo, ad esempio, di acquistare un titolo a 100 dollari e di impostare un take profit a 110 dollari. Se il prezzo raggiunge questo livello e l\u2019ordine viene eseguito, la posizione viene chiusa e il profitto di 10 dollari per azione viene realizzato.<\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 quindi molto semplice: mentre lo stop loss stabilisce fino a quale perdita siamo disposti a mantenere aperta una posizione, il take profit definisce il livello al quale decidiamo di incassare il profitto generato da un movimento favorevole del mercato.<\/p>\n<h3>Il take profit \u00e8 sempre necessario?<\/h3>\n<p>Nel trading si sente spesso dire \u201ctaglia le perdite e lascia correre i profitti\u201d. Questo perch\u00e9 alcune strategie possono guadagnare grazie a pochi trade molto profittevoli, capaci di compensare diverse piccole perdite. Prendiamo la seguente serie di trade come esempio:<\/p>\n<table width=\"419\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"94\"><strong>Trade<\/strong><\/td>\n<td width=\"161\"><strong>Senza TP<\/strong><\/td>\n<td width=\"164\"><strong>TP a $1.000<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">1<\/td>\n<td width=\"161\">-$500<\/td>\n<td width=\"164\">-$500<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">2<\/td>\n<td width=\"161\">-$500<\/td>\n<td width=\"164\">-$500<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">3<\/td>\n<td width=\"161\">-$500<\/td>\n<td width=\"164\">-$500<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">4<\/td>\n<td width=\"161\">+$500<\/td>\n<td width=\"164\">+$500<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">5<\/td>\n<td width=\"161\">+$4.000<\/td>\n<td width=\"164\">+$1.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\"><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<td width=\"161\"><strong>+$3.000<\/strong><\/td>\n<td width=\"164\"><strong>$0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In questo esempio, basta limitare un solo grande trade per cambiare completamente il risultato della strategia.<\/p>\n<p>Questo tipo di comportamento \u00e8 particolarmente importante nelle strategie Trend Following, che cercano di entrare nella direzione di un movimento gi\u00e0 in corso e di rimanere a mercato finch\u00e9 il trend continua. In questi sistemi non sappiamo a priori quanto lontano possa arrivare il prezzo; di conseguenza, fissare un obiettivo troppo vicino potrebbe significare uscire proprio quando il movimento sta diventando pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p>La logica \u00e8 diversa nelle strategie Mean Reverting. In questo caso si cerca di sfruttare l\u2019ipotesi che un prezzo, dopo essersi allontanato eccessivamente da un determinato livello di equilibrio, possa tornare verso valori pi\u00f9 normali. Una volta avvenuto questo ritorno, il movimento che volevamo sfruttare potrebbe considerarsi concluso e l\u2019utilizzo di un take profit pu\u00f2 quindi risultare pi\u00f9 naturale.<\/p>\n<p>Questo non significa, naturalmente, che una strategia Trend Following non debba mai utilizzare un take profit o che una strategia Mean Reverting debba necessariamente averne uno. Nel trading queste considerazioni rappresentano soltanto un punto di partenza: ogni scelta deve essere verificata attraverso i test, confrontando il comportamento e i risultati della strategia con e senza take profit.<\/p>\n<h3>Take profit fisso: semplice, ma uguale in ogni fase di mercato<\/h3>\n<p>Il take profit fisso \u00e8 probabilmente la soluzione pi\u00f9 semplice da comprendere e implementare. Si stabilisce una distanza fissa dal prezzo di ingresso e, se il mercato la raggiunge, la posizione viene chiusa. Ad esempio, acquistando un titolo a 100 dollari e impostando un take profit a 5 dollari di distanza, l\u2019uscita avverr\u00e0 a 105 dollari.<\/p>\n<p>La grande forza di questo approccio \u00e8 proprio la sua estrema semplicit\u00e0. Il target \u00e8 noto fin dal momento dell\u2019ingresso, \u00e8 facile da calcolare, da programmare e da interpretare anche durante l\u2019analisi di un backtest. Non richiede indicatori aggiuntivi n\u00e9 calcoli legati alla volatilit\u00e0: una volta stabilita la distanza, la regola rimane sempre la stessa.<\/p>\n<p>Questa semplicit\u00e0, per\u00f2, porta con s\u00e9 anche alcuni limiti. Il problema emerge soprattutto sugli strumenti il cui prezzo tende a cambiare significativamente nel corso del tempo, come azioni e indici azionari.<\/p>\n<p>Supponiamo, ad esempio, di utilizzare per molti anni un take profit fisso da 6.000 dollari. Nella parte iniziale del backtest, quando il prezzo dello strumento era molto pi\u00f9 basso, raggiungere un profitto di 6.000 dollari poteva richiedere un movimento percentuale molto ampio. Il take profit finiva quindi per essere raggiunto molto raramente, comportandosi quasi come se non fosse presente.<\/p>\n<p>Con l\u2019aumento del prezzo dello strumento, invece, lo stesso target monetario rappresenta un movimento percentuale sempre pi\u00f9 piccolo e pu\u00f2 quindi diventare progressivamente pi\u00f9 facile da raggiungere. Come mostrato in Figura 1, lo stesso take profit fisso pu\u00f2 quindi risultare molto distante in una fase storica e decisamente pi\u00f9 stretto in un\u2019altra.<\/p>\n<p>Un target pi\u00f9 vicino pu\u00f2 certamente aumentare il numero di operazioni che raggiungono il take profit, ma questo non significa necessariamente migliorare la strategia. Come abbiamo visto nell\u2019esempio precedente, limitare troppo i trade vincenti pu\u00f2 ridurre in maniera significativa il contributo delle operazioni migliori e, in alcuni casi, peggiorare il risultato complessivo del sistema.<\/p>\n<div id=\"attachment_1118\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1118\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1118 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052-300x218.png\" alt=\"take profit fisso percentuale volatilit\u00e0\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052-300x218.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052-1024x746.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052-768x559.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052-1536x1118.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/analisi-tecnica\/files\/2026\/09\/immagine_2026-09-30_094631052.png 1707w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1118\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1. Trade chiusi con un profitto di 6.000 dollari nel corso del tempo.<\/p><\/div>\n<h3>Take profit percentuale: un target proporzionato al prezzo<\/h3>\n<p>Da un punto di vista concettuale, il take profit percentuale pu\u00f2 apparire pi\u00f9 coerente rispetto a quello fisso, perch\u00e9 la distanza del target si adatta automaticamente al livello di prezzo dello strumento.<\/p>\n<p>Supponiamo di utilizzare un take profit del 5%. Con un ingresso a 20 dollari il target sar\u00e0 a 21 dollari, mentre con un ingresso a 100 dollari sar\u00e0 a 105 dollari. In entrambi i casi stiamo chiedendo al mercato lo stesso movimento relativo, indipendentemente dal valore nominale dello strumento.<\/p>\n<p>Questo permette di evitare il problema visto con il take profit fisso: al variare del prezzo dello strumento, anche la distanza monetaria del target varia in maniera proporzionale.<\/p>\n<p>Un limite importante emerge per\u00f2 quando si lavora sui future back-adjusted. La procedura di back-adjustment modifica retroattivamente i prezzi storici per creare una serie continua tra le diverse scadenze. Di conseguenza, il prezzo visualizzato molti anni indietro pu\u00f2 essere significativamente diverso da quello effettivamente quotato in quel momento. Calcolare un take profit come percentuale di questi valori pu\u00f2 quindi produrre distanze poco rappresentative del movimento reale del mercato.<\/p>\n<p>Il take profit percentuale risolve dunque alcuni dei problemi del target fisso, ma non tutti. In particolare, rimane aperta una questione importante: come possiamo adattare il target non soltanto al prezzo, ma anche alla volatilit\u00e0 dello strumento?<\/p>\n<h3>Take profit basato sull\u2019ATR: il ruolo della volatilit\u00e0<\/h3>\n<p>Un terzo approccio consiste nel legare il take profit alla volatilit\u00e0 del mercato, utilizzando l\u2019ATR (Average True Range). Questo indicatore misura l\u2019ampiezza media dei movimenti dello strumento in un determinato periodo e permette quindi di costruire un target che si adatta alle condizioni del mercato.<\/p>\n<p>Supponiamo, ad esempio, di acquistare un titolo a 100 dollari, con un ATR pari a 2 dollari, e di utilizzare un take profit pari a 3 volte l\u2019ATR. Il nostro target sar\u00e0 quindi posizionato a 106 dollari:<\/p>\n<p>Take Profit = Prezzo di ingresso + (ATR \u00d7 moltiplicatore)<\/p>\n<p>Se la volatilit\u00e0 aumenta, anche il take profit diventer\u00e0 pi\u00f9 distante; se invece diminuisce, il target si avviciner\u00e0 automaticamente.<\/p>\n<p>Rispetto agli approcci precedenti, questa soluzione introduce per\u00f2 due parametri aggiuntivi. Il primo \u00e8 il periodo utilizzato per calcolare l\u2019ATR: un ATR a 5 periodi, ad esempio, reagir\u00e0 pi\u00f9 rapidamente alle variazioni recenti della volatilit\u00e0 rispetto a un ATR a 20 periodi, che tender\u00e0 invece a essere pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p>Il secondo parametro \u00e8 il moltiplicatore dell\u2019ATR, che determina direttamente la distanza del target. Un valore pari a 1 ATR produrr\u00e0 un take profit relativamente vicino, mentre utilizzando 3 o 4 ATR il livello sar\u00e0 progressivamente pi\u00f9 distante. Questo significa che il take profit basato sull\u2019ATR \u00e8 sicuramente pi\u00f9 adattivo, ma anche meno immediato rispetto alle soluzioni precedenti poich\u00e9 dobbiamo stabilire non soltanto quanto vogliamo allontanare il target, ma anche su quale finestra temporale misurare la volatilit\u00e0.<\/p>\n<p>Qui emerge per\u00f2 una differenza importante rispetto a quanto avevamo osservato parlando dello stop loss. Uno stop basato sull\u2019ATR particolarmente ampio pu\u00f2 aumentare sensibilmente il rischio della singola operazione. Se, ad esempio, stiamo gi\u00e0 negoziando un solo contratto e non possiamo ridurre ulteriormente la size, allontanare lo stop significa necessariamente accettare una perdita potenziale maggiore.<\/p>\n<p>Con il take profit questo problema non si presenta. Un target molto distante non aumenta il rischio massimo dell\u2019operazione, ma semplicemente diventa potenzialmente pi\u00f9 difficile da raggiungere. Nel caso in cui il mercato si muova a nostro favore senza arrivare al target e successivamente torni indietro, potremmo rinunciare a parte del profitto che avremmo potuto realizzare con un take profit pi\u00f9 vicino.<\/p>\n<h3>Quale take profit scegliere per una strategia di trading?<\/h3>\n<p>Un take profit fisso \u00e8 semplice da applicare, ma la sua distanza relativa pu\u00f2 cambiare molto nel tempo. Un target percentuale segue il livello del prezzo, pur richiedendo attenzione ai dati utilizzati nei backtest sui future. Un target basato sull\u2019ATR tiene conto della volatilit\u00e0 osservata, ma introduce ulteriori parametri da definire.<\/p>\n<p>Nessuna di queste caratteristiche, da sola, indica quale sia la scelta migliore. La domanda da porsi \u00e8 quindi se il take profit aiuti effettivamente la strategia: quanti trade chiude, quali profitti limita e come cambia il risultato complessivo rispetto a una versione della strategia senza profit target.<\/p>\n<p>Per rispondere occorre confrontare le diverse regole nei backtest, evitando di scegliere un take profit soltanto perch\u00e9 appare efficace in un singolo periodo. La gestione delle uscite funziona quando \u00e8 coerente con la logica della strategia e mostra risultati sufficientemente robusti anche fuori dal campione usato per svilupparla.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/cf.ungeracademy.it\/gethelpit51395466?sl=blog_ilgiornale-takeprofit&amp;utm_source=blog_ilgiornale-takeprofit\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vuoi un aiuto per migliorare il tuo approccio al trading? Clicca qui &gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Alla prossima,<\/p>\n<p>Andrea Unger<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando si parla di gestione di una strategia di trading, l\u2019attenzione si concentra spesso su come limitare le perdite. In un precedente approfondimento abbiamo analizzato proprio il ruolo dello stop loss, confrontando diverse modalit\u00e0 di calcolo e mettendone in evidenza vantaggi, limiti e criticit\u00e0. Ma la gestione di un trade non riguarda soltanto il punto in cui accettare una perdita. Altrettanto importante \u00e8 stabilire come comportarsi quando il mercato si muove nella direzione desiderata e, quindi, quando trasformare un profitto potenziale in un profitto realizzato. \u00c8 qui che entra in gioco il take profit. 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