{"id":967,"date":"2020-05-08T07:41:49","date_gmt":"2020-05-08T07:41:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/angelini\/?p=967"},"modified":"2020-05-08T07:57:45","modified_gmt":"2020-05-08T07:57:45","slug":"regolarizzazione-no-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/angelini\/2020\/05\/08\/regolarizzazione-no-ecco-perche\/","title":{"rendered":"Regolarizzazione no!! ecco perch\u00e8 &#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Ospito anche oggi il mio anonimo amico. Uno che ha lavorato per lo Stato sull&#8217; immigrazione e sui reati commessi da immigrati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/angelini\/files\/2019\/08\/matteo-salvini.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-789\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/angelini\/files\/2019\/08\/matteo-salvini.jpg\" alt=\"matteo salvini\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Procediamo con i nostri ragionamenti, basati solo su fatti e non su analisi svolte o dati elaborati da altri, per cercare di dare al cittadino comune un metodo per poter districarsi nella molteplicit\u00e0 di informazioni, anche spesso provenienti da fonti autorevoli, ma che esprimono in ogni caso opinioni molto differenti tra loro. Sulla base di eventi storici abbiamo dedotto, con un semplice ragionamento logico, che gli \u201citaliani\u201d non sono un popolo razzista, certamente non lo sono pi\u00f9 della media di tutti gli altri popoli.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la conclusione delle nostre considerazioni logiche, il cittadino comune non pu\u00f2 fare a meno di domandarsi come mai allora, ogni volta che si affrontano argomenti sociali di un certo tipo, il pericolo del razzismo venga continuamente tirato fuori con il fine di indirizzare l\u2019opinione pubblica (ovvero appunto il comune cittadino) verso scelte specifiche. Come detto il concetto di \u201crazzismo\u201d nel nostro paese sta indirizzando scelte politiche e sociali di rilevanza storica, non solo in termini di immigrazione ed appartenenza alla Unione Europea, ma anche in ambiti scientifici e sanitari ed economici. Pertanto l\u2019argomento \u201crazzismo\u201d \u00e8 un argomento decisamente attuale anche per come \u00e8 stata affrontata, ad esempio, l\u2019emergenza pandemia. Su quest\u2019ultimo argomento, la pandemia, ne parleremo nei prossimi incontri, per una questione appunto di conseguenze logiche nei ragionamenti.<\/p>\n<p>Procedendo per passi logici, affrontiamo il problema dell\u2019immigrazione \u201cglobale\u201d, ovvero la possibilit\u00e0 per chiunque di poter decidere di spostarsi e vivere in qualunque posto del nostro pianeta.<\/p>\n<p>Partiamo proprio da questo principio, ovvero il diritto per chiunque di poter decidere dove vivere ed anche di come vivere. Un principio certamente astrattamente valido. Per aiutare nel ragionamento logico partiamo da presupposti ideali, ovvero, immaginiamo effettivamente il pianeta come un unico sistema politico e sociale in cui ciascun essere umano ha il sacrosanto diritto di poter vivere la propria vita nel modo che egli ritenga il pi\u00f9 dignitoso possibile. Di fronte a questo principio e a questa prospettiva ideale, nessuno ritengo potrebbe mai opporre una valida risposta contraria.<\/p>\n<p>Questo diritto \u00e8 sacrosanto. Restiamo nel mondo ideale, ovvero unica societ\u00e0 globale uniformata in tutto, regole, leggi, economie etc. Appare immediatamente evidente che, tolte alcune fluttuazioni statistiche, potendo scegliere, la stragrande maggioranza della popolazione del pianeta preferirebbe vivere in luoghi del pianeta dove il clima sia pi\u00f9 mite, dove le citt\u00e0 siano pi\u00f9 belle, certo nessuno preferirebbe vivere in zone aride, desertiche, oppure impervie (tolte come detto alcune fluttuazioni di popolazione). Diciamo che su 7 miliardi dell\u2019intera popolazione mondiale, attuale, pi\u00f9 della met\u00e0 sceglierebbe gli stessi luoghi, le stesse aree del pianeta. In parte \u00e8 gi\u00e0 cosi, ma dobbiamo immaginare una distribuzione senza limiti di distanza, costi di viaggio, infrastrutture etc. Supponiamo che le risorse locali, ambientali, economiche e nutrizionali in quei luoghi siano in grado di soddisfare questa distribuzione non uniforme della popolazione mondiale. L\u2019incremento della popolazione stessa (perch\u00e9 anche il diritto alla nascita \u00e8 inalienabile, pertanto non si pu\u00f2 pensare, in questo contesto ideale, di limitare le nascite e l\u2019aumento della popolazione mondiale) determinerebbe ad un certo punto una perdita di equilibrio tra le scelte di ciascuno e l\u2019effettiva sostenibilit\u00e0 ambientale, economica, sociale. Questi sono ragionamenti semplici, che valgono in effetti a prescindere da quale sia la distribuzione delle scelte della popolazione globale su dove vivere. Esister\u00e0 sempre un limite, qualunque esso sia, oltre il quale non si potr\u00e0 andare.<\/p>\n<p>Quindi in un mondo ideale, considerando solo uno dei due parametri di scelta, il \u201cdove\u201d vivere, concettualmente si arriva facilmente ad un paradosso, logico, ovvero: non \u00e8 possibile che \u201ctutti\u201d possano vivere in uno stesso posto. A questo dobbiamo aggiungere l\u2019altro parametro di scelta, ovvero \u201ccome\u201d vivere. Diciamo che in un mondo ideale deve certamente restare un principio indissolubile, ovvero quello che la libert\u00e0 personale \u00e8 limitata dalle libert\u00e0 altrui, ovvero qualunque sia la scelta di un singolo essere umano, essa non potr\u00e0 mai prevaricare i diritti di un altro essere umano. Quindi il \u201ccome\u201d vivere deve essere comunque limitato al concetto semplice, purch\u00e9 non leda i diritti altrui, quindi ovviamente non vivere svolgendo attivit\u00e0 illegali ad esempio. Se si presuppone che in un mondo idealmente globalizzato, ognuno possa svolgere una attivit\u00e0 lavorativa legale e dignitosa utile alla societ\u00e0, anche in questo caso, escluse le attivit\u00e0 illegali, arriviamo ad un paradosso in cui non tutti possono fare quello che realmente vorrebbero ma devono potersi adeguare alle esigenze del sistema societ\u00e0.<\/p>\n<p>Allora ecco che assumendo per sacrosanto un diritto ideale in cui ogni essere umano possa scegliere dove vivere e come vivere, anche in un mondo ideale, raggiungeremmo dei paradossi in cui questo non sarebbe effettivamente possibile.<\/p>\n<p>A questo punto potremmo iniziare a porre le infinit\u00e0 di paletti dovute alle regole di mercato, alla sicurezza, alla sostenibilit\u00e0 economica di ciascun paese (Nazione), alle differenti leggi dove quegli stessi principii ideali, che perdono di coerenza anche in un mondo ideale, ancor di pi\u00f9 vengono messi in discussione.<\/p>\n<p>Ma restiamo al nostro paese e proviamo ad abbracciare le ragioni di chi ritiene sia giusto aprire a chiunque l\u2019accesso al nostro sistema, senza fare alcuna considerazioni sulle modalit\u00e0 di arrivo, ne tantomeno alcun tipo di selezione sulle persone che decidessero di voler venire a vivere nel nostro territorio. Perci\u00f2 idealmente accettiamo l\u2019idea di una immigrazione libera verso il nostro Stato.<\/p>\n<p>Chiediamo, a chi perora questa causa, quale \u00e8 il limite di persone che ritenga di poter accettare in ingresso, in quanto, come detto, non \u00e8 pensabile che 7 miliardi di persone possano venire a vivere tutte in Italia. Ovviamente questo \u00e8 un estremo ragionamento ma che, senza arrivare al numero dell\u2019intera popolazione mondiale, effettivamente crea un limite, qualunque esso sia; ovvero, domani si dichiara che chiunque voglia venire nel nostro paese lo possa fare, garantendogli il viaggio ed una vita dignitosa. Esister\u00e0 comunque un limite oltre il quale non si potr\u00e0 andare e, raggiunto quel limite, questo principio perde di validit\u00e0 perch\u00e9 a quel punto anche chi oggi si dichiara per l\u2019apertura totale dovr\u00e0 dire \u201cadesso basta\u201d. Se si \u00e8 stabilito che il nostro paese possa ospitare dignitosamente, ad esempio, dieci milioni di persone, arrivati a dieci milioni pi\u00f9 \u201cuno\u201d quell\u2019uno in eccesso vedr\u00e0 irrimediabilmente limitato il suo diritto.<\/p>\n<p>Senza aver preso alcun dato, senza aver fatto alcun ragionamento politico o sociale, ma semplicemente ragionando su dei concetti molto semplici, ecco che comunque si osservi la questione dell\u2019immigrazione, dei \u201climiti\u201d ci saranno e ci dovranno essere. Il punto \u00e8 \u201cquali limiti\u201d?<\/p>\n<p>Allora viene immediato chiedersi perch\u00e9 nelle due posizioni attuali pro e contro immigrazione (in realt\u00e0 un \u201ccerto\u201d tipo di immigrazione) chi si pone nella posizione del \u201ccontro\u201d viene immediatamente tacciato di razzismo? Proprio in un paese in cui, con ragionamenti precedenti abbiamo stabilito che il popolo italiano non \u00e8 storicamente pi\u00f9 razzista di qualunque altro popolo sulla terra? In un paese in cui l\u2019immigrazione c\u2019\u00e8 da decenni senza che ci\u00f2 abbia comportato, fino a pochi anni fa, qualche forte squilibrio sociale?<\/p>\n<p>Il comune cittadino ha, o dovrebbe avere, a questo punto tutti gli strumenti per iniziare una analisi pi\u00f9 approfondita e comprendere che chi perora la causa dell\u2019immigrazione libera, o non ha chiaro il problema, oppure nasconde un fine diverso.<\/p>\n<p>Nello specifico, quel che accade da alcuni anni \u00e8 un ingresso di persone attraverso vie non legalmente riconosciute e che determina un rischio della vita per quelle stesse persone, per poter raggiungere il continente europeo. Anche qui volendo abbracciare il pensiero di chi pone, giustamente, la salvaguardia della vita di queste persone sopra ogni altra considerazione, non possiamo non porci il problema, concettuale, che questo traffico se mantenuto, se incentivato, non avr\u00e0 fine, o potrebbe non avere una fine nei limiti che in ogni caso si potrebbe decidere di stabilire; tanto per intenderci i 600 mila, attualmente considerati indispensabili per motivi umanitari ed economici, da regolarizzare sul nostro territorio. Supponiamo di dare ragione al Ministro che ha fatto questa proposta, cosa accadr\u00e0 con i prossimi 600 mila? E con i 600 mila dopo? Si arriver\u00e0 ad un punto, come detto, in cui delle misure dovrebbero necessariamente essere prese anche da chi \u201coggi\u201d perora questa causa, perch\u00e9 \u00e8 una conseguenza naturale. Allora perch\u00e9 parlare di \u201crazzismo\u201d quando questa locuzione non ha assolutamente nulla a che vedere con ci\u00f2 che sta avvenendo?<\/p>\n<p>In questo incontro volutamente non si \u00e8 fatto riferimento a dati, anche ufficiali, sulla criminalit\u00e0 da parte di cittadini stranieri, sul degrado, sullo spaccio, sulle mafie straniere, sullo sfruttamento da parte di chi organizza i viaggi illegali, sulle mancanze di controlli, di selezione, sull\u2019impatto sociale di migliaia di persone senza alcuna tutela, o con tutele non eque, sul nostro territorio, sull\u2019effettivo aiuto a certe popolazioni, sul terrorismo islamico e soprattutto al senso morale di aiutare solo chi riesce a raggiungere certe \u201creti\u201d illegali e non altri, ne si propongono politiche sociali o soluzioni.<\/p>\n<p>Come detto questi incontri hanno lo scopo di fornire al comune cittadino dei mezzi di logica deduzione, per potersi poi successivamente fare una idea propria della situazione.<\/p>\n<p>Di certo quel che si pu\u00f2 affermare \u00e8 che oggi il problema dell\u2019immigrazione nel nostro paese nulla ha a che vedere con il razzismo, ma ben altre sono le ragioni che muovono le parti sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ospito anche oggi il mio anonimo amico. 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