ebook

Non scherziamo: #unlibroèunlibro manco per niente. Il libro è di carta, meglio ancora se rilegata con del robusto filo di seta. Dipendesse da me, metterei fuori legge anche le edizioni economiche, il brossurato fresato e puzzolente stampato su carta di pessima qualità. Ma non divaghiamo. Torniamo alla notizia del giorno. Così parlò, così si è pronunciata ieri, la Corte di giustizia europea accogliendo un ricorso della Commissione europea: un ebook non è un libro. L’Iva ridotta può applicarsi soltanto a libri “su qualsiasi supporto fisico”. Niente supporto? Niente carta? Niente equiparazione delle aliquote. Niente 4%, per intenderci. C’erano già passate Francia e Lussemburgo, peraltro, che avevano azzardato, rispettivamente, il 5,5% e 3%. Editori e associazioni si sono affrettate a sollecitare la Ue a modificare la legislazione per “rimuovere un serio ostacolo allo sviluppo del mercato ebook”. Una vera e propria rivolta, quella lanciata tempo fa da editori e associazioni  e lettori postmoderni, una campagna virale, finita al macero. Almeno per il momento. #unlibroèunlibroseèdicarta, per essere un hastag, è un po’ lungo e non molto popolare ma si tratta di una gara di sopravvivenza: alla resa dei conti, al saldo dell’Iva, ne resterà uno solo: il libro di carta o quello digitale. E chi se ne frega se gli ebook sono più pratici (sic!), occupano meno spazio, se gli appartamenti finiscono per assomigliare a piccole celle e non c’è più spazio per una libreria degna di questo nome. È una battaglia di civiltà: volete libri che scompaiano con un click, lasciati a marcire in un ignoto archivio digitale, o libri di carta che combattano la loro dignitosa battaglia con la polvere quotidiana per decenni e magari secoli? Volete libri invisibili o volete libri che si possano toccare, sottolineare, annotare e soprattutto conservare e trasmettere alle nuove generazioni? Ditelo chiaramente: volete libri che facciano la fine delle fotografie? Ne abbiamo centinaia, migliaia, ma non le stampiamo. Ce ne dimentichiamo, tanto le abbiamo scaricati sul pc. Dormiamo sonni tranquilli. Ebbene, sappiatelo: moriranno con i nostri hard disk. Un bel giorno ci sveglieremo e non ci sarà informatico che possa compiere il miracolo: non avremo più la possibilità di ricordare le facce buffe dei nostri bambini diventati uomini o del nostro matrimonio. E a quel punto, del resto, a cosa servirà più una moglie? Perché saremo già pronti a fare la fine di Joaquin Phoenix in Lei (Her), film del 2013 in cui il protagonista, uomo solo e introverso che – in un futuro prossimo – si fidanza con un nuovo e rivoluzionario sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale, in grado perfino di apprendere ed elaborare emozioni. Il sesso? Si fa in chat, ma senza neanche visualizzare un corpo, reale o digitale che sia. La donna virtuale nella versione originale, almeno, ha la voce di Scarlett Johansson. In quella italiana quella roca e vagamente coatta di Micaela Ramazzotti. Insostenibile, anche per il più futurista tra noi.

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