leggoNon conosco i nomi di questi ragazzi. Sorridono mentre cercano di cancellare le scritte lasciate dai violenti, frasi senza alcun senso compiuto. “Questi non sanno neanche scrivere e vorrebbero fare la rivoluzione“. A Luciano Bianciardi, trascinato a forza dalla compagna a una manifestazione, bastò leggere un volantino dei contestatori per misurarne la pochezza di contenuti. Altra Milano, altra epoca, distante anni luce, quando le idee, sia pure confuse e spesso inconcludenti, venivano espresse su carta e, tutt’al più, finivano per intasare i cestini dell’immondizia. Adesso con i cestini ci si accende il fuoco, ma non metaforicamente. La violenza è muta, non esprime altro che il disagio esistenziale di un piccolo manipolo di facinorosi a volto coperto. Vigliacchi! La bellezza di questa foto è proprio nei volti sorridenti. Mentre gli intellettuali si dividono su come fronteggiare l’impunità di massa – le anime belle minimizzano l’accaduto, l’importante è che nessuno si sia fatto male – i milanesi si sono ripresi la loro bellissima città. I milanesi tutti, non il Pd milanese, come ha provato a far credere il “giovane Caudillo” (©Ferruccio De Bortoli) che, invece, s’è guardato bene dallo scendere in piazza. Qui a L’Aquila lo stiamo – lo stanno – ancora aspettando.

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