sperling2Cosa non si farebbe per vendere qualche copia in più. Eppure Luca Telese, di copie di Cuori neri (Sperling & Kupfer), nel 2006 ne aveva vendute già moltissime. In libreria e a domicilio. Senza risparmiarsi presentazioni porta a porta nei circoli vicini ad Alleanza Nazionale, perché il libro raccontava la storia di ventuno giovani militanti di destra “caduti” negli anni di piombo e lo faceva restituendone per la prima volta un ritratto onesto: quello di ragazzi normali, animati da una forte passione politica ma tutt’altro che criminali. Certo, il libro era lacunoso, a tratti impreciso e raffazonato, ma tenuto in piedi da una scrittura tanto empatica da farsi persino troppo ammiccante, sapientemente “ruffiana”. Telese aveva capito che con quel libro avrebbe trovato davanti a sé una prateria enorme e l’ha cavalcata con disinvolta abilità. Opportunità che la casa editrice non si fece scappare e che oggi vorrebbe tornare a sfruttare con una goffa e stravagante incursione nell’attualità.  Il sottotitolo è semplicemente agghiacciante: “Dal rogo di Primavalle a mafia capitale. Storia di vittime e carnefici“. Un “epilogo” che non è soltanto uno schiaffo alla verità storica, ma un pugno nello stomaco dei familiari, degli amici e dei sopravvissuti di quella stagione di odio e violenza che, malgrado diffidenze e pregiudizi, si sono realizzati felicemente nelle più diverse professioni. Percorsi di vita che avrebbero compiuto anche quei ragazzi, se qualcuno non li avesse ammazzati brutalmente. Perché tra il rogo di Primavalle e mafia capitale, questo sia chiaro a tutti, non c’è e non può esserci alcun collegamento, alcun filo rosso se non una forzatura dell’editore incautamente avallata dall’autore, diventato popolare proprio grazie a quella pubblicazione. La scelta della copertina, spudorata quanto offensiva per quelle vicende tragiche, è se possibile ancora più intollerabile: la faccia è quella di Massimo Carminati, recentemente assurta alle cronache (giudiziarie) per una brutta storie di appalti ed estorsioni di cui si sarebbe reso protagonista con il fior fiore del cooperativismo romano di sinistra. Suonano quasi ironiche le parole con cui la casa editrice accompagna questo “capolavoro” di marketing editoriale: “Il volume si arricchisce, in questa edizione, di un ampio capitolo sul fenomeno di «Mafia capitale» e la figura di Massimo Carminati, ex militante dei Nar al fianco di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che negli anni Ottanta entra in sodalizio con la banda della Magliana, e più di vent’anni dopo, uscito dal carcere, diventa il capo della gang che prende il controllo degli affari romani, fra appalti ed estorsioni. Seguendone il percorso, Luca Telese torna a riflettere sul periodo della lotta armata e sul modo in cui la storia italiana continui a svilupparsi nel perimetro della sua lunga ombra”. Una lunga ombra, invece, si alza sull’opera di Telese, «un comunista italiano a lungo impegnato in un giornale di destra» (Il Giornale), come si dichiara con birichino compiacimento. Barbadillo.it ha chiesto all’autore di far ritirare la copertina e confidiamo che Telese abbia la sensibilità necessaria per chiedere all’editore di fare un passo indietro. Intendiamoci, liberissimo di scrivere quel che vuole e di stupirci con chissà quale altra capriola intellettuale, ma quella copertina riapre una ferita per tanta gente perbene che, con mafia capitale – un fenomeno criminale “politicamente” trasversale – non ha avuto e non ha niente a che dividere. Il rogo di Primavalle, da qualche giorno, è tornato ad ardere.

Per completezza d’informazione, apprendiamo che Luca Telese ha accolto favorevolmente la proposta di Barbadillo e ha annunciato che chiederà il ritiro della copertina. Queste le sue motivazioni/giustificazioni.

La risposta di Luca Telese su Barbadillo

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