Sono passati diciassette anni dalla morte di Anna Maria Ortese, avvenuta il 9 marzo del 1998, riconosciuta non senza decenni di titubanze (e mal di pancia) da parte della critica ufficiale, come una delle più potenti scrittrici del Novecento. Spirito anticonformista per eccellenza, donna riservata in epoca social di inchini e ruffianerie reciproche, indisponibile ad ogni compromesso, estranea alla frequentazione opportunistica nel mondo autoreferenziale dei salotti letterari, è stata rivalutata e finalmente “studiata” solo nell’ultimo quindicennio. Nella ghiotta – per gli editori – ricorrenza del centenario della nascita, lo scorso anno la Elliot ha pubblicato L’iguana che visse due volte. Omaggio ad Anna Maria […]