{"id":1077,"date":"2017-11-18T03:38:14","date_gmt":"2017-11-18T02:38:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=1077"},"modified":"2017-11-18T15:06:33","modified_gmt":"2017-11-18T14:06:33","slug":"veltroni-fassino-rutelli-e-tutte-le-penne-piu-appetitose-del-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/11\/18\/veltroni-fassino-rutelli-e-tutte-le-penne-piu-appetitose-del-2017\/","title":{"rendered":"Veltroni, Fassino, Rutelli e le penne pi\u00f9 appetitose del 2017"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/11\/libro-fassino-ape10.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1078\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/11\/libro-fassino-ape10-300x216.jpg\" alt=\"libro-fassino-ape10\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/11\/libro-fassino-ape10-300x216.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/11\/libro-fassino-ape10.jpg 428w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le vacanze di Natale si avvicinano ed io, come ogni anno, attendo quel momento per poter leggere in pace santissima; per sfogliare lentamente la nativit\u00e0 dell\u2019anima. Quando mi abbandoner\u00f2 sul tappeto cingendo il libro prescelto fra le mani come un bambino Ges\u00f9 in fasce. Eppure ora mi domando, perch\u00e9 aspettare il camino acceso, il plaid in alpaca, l\u2019asino e il bue? Lo sciabordio di un\u2019onda lontana, la risacca di un \u00abUltimo mare\u00bb trascinano lo spirito verso i versi di Nichi Vendola: \u00ab<em>Il foglio magro nel pallore d\u2019aprile\u2026 Il pugno di corallo e di rabbia\u2026 Corpo o latte\u2026 Ossario d\u2019utopia\u2026 Stranezza, straniante, stranita\u2026 Culla di un dio distratto\u2026 Luglio scartavetro\u2026 L\u2019alba di poi\/ disattesa\u2026 Ai giorni non dire\/ l\u2019attesa\/ ch\u00e9 pesa\u2026 Stretti dai letti disfatto\u2026 I cani bianchi\u2026 Una carne dorata di larve\u2026 Un nume velato\u2026 A morsi di pane e di pesca\u00bb.<\/em> Ma forse \u00e8 la saggistica pi\u00f9 avvertita che dovremmo scegliere per afferrare i grandi rivolgimenti del passato e prepararci all\u2019Avvento, come la Rivoluzione Russa, che tanto sta a cuore a tutti noi. Con \u00abL\u2019anno del ferro e del fuoco\u00bb, Ezio Mauro fucina un viaggio di riscoperta, oggi, a un secolo esatto da quegli eventi, pi\u00f9 che mai necessario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spesso si accusano i giovani di ignorare la storia. Di non conoscere gli snodi fondamentali delle umane vicende; quei raccordi epocali in cui l\u2019azione concertata di grandi personalit\u00e0 ha saputo vincere i capricci della tyche per farsi destino comune, epopea. \u00abPd davvero\u00bb di Piero Fassino racconta proprio una di queste gloriose stagioni, la pi\u00f9 recente, ripercorrendo dieci anni di Partito Democratico. Ma per le alienazioni dell\u2019uomo contemporaneo \u00e8 forse \u00abUn marziano a Roma\u00bb di Ignazio Marino la lettura pi\u00f9 acconcia, bench\u00e9 atterrata lo scorso anno; libro-confessione capace di ridisegnare i parametri orbitali di un giramento de cojoni perpetuo. \u00abDisadorna e altre storie\u00bb, firmato Dario Franceschini, testimonia di come la Cultura italiana sia in maturo regime di autogestione, perch\u00e9 il suo primo ministro pu\u00f2 permettersi, pur nel vivo del mandato, di cullarsi in atmosfere rarefatte e surreali. Seguendo quel tocco lieve e ironico che contraddistingue il realismo magico tutto padano di Franceschini, incontriamo uomini storditi di fronte alla vastit\u00e0 del mare, ci perdiamo nella nebbia che avvolge la pianura, scoviamo ricordi, amori e umori lontani. Un\u2019indolenza esistenziale fascinatrice e carica di auspici, come non avvertivamo dal \u00abGrande libro delle amache\u00bb di Michele Serra. Recentemente ho ricevuto oltre 26mila mail che mi imploravano di mandare alle stampe un romanzo, o almeno una raccolta di questi quaderni. Ma come posso osare tanto quando ho ancora 52 Amache da degustare? Come potrei fare le due di notte pasticciando o rimasticando inutili pensierini quando ancora devo fare \u00abLe tre del mattino\u00bb con Gianrico Carofiglio? Dopotutto, un altro Halloween \u00e8 appena trascorso senza che mi sia deciso a completare \u00abIl giorno delle zucche\u00bb di Fabio Fazio e questa fannullaggine dice molto sul vostro blogger preferito. Scrivere un romanzo?! Non ne sarei capace. Forse perch\u00e9 non mi rassegnerei mai a vergare una frase come: \u00abElla stacc\u00f2 la fronte dal vetro della finestra e venne verso il centro della stanza\u00bb. Purtroppo la prosa esige anche passaggi banali: nemmeno Camilleri pu\u00f2 esimersene ed io non li reggo. Attraversare finanche una sola riga di raccordo mi pare un Camel Trophy diegetico, mentre ci sono colleghi infinitamente pi\u00f9 impegnati di me, come Giovanni Floris, capaci di pubblicare in scioltezza due imprese romanzesche in un solo anno. Ma anche passando dalla finzione ai manifesti programmatici, troviamo intellettuali del calibro di Enrico Letta che, a differenza nostra, sono in grado di guardare \u00abAvanti. Perch\u00e9 l\u2019Italia non si ferma mai\u00bb. Teoreti che come \u00abAndare insieme, andare lontano\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mia fidanzata ha cercato di pungolare la mia operativit\u00e0 e inturgidire il mio orgoglio intellettuale facendomi confrontare con sfidanti antinomie. Pochi giorni fa si \u00e8 presentata al guanciale domandandomi se preferissi un volgare masticazzo o una copia autografata di \u00abQuando\u00bb. Mai risposta fu pi\u00f9 ardua da porgere, ma io sono \u00abContro gli immediati\u00bb, come Francesco Rutelli. Un pompino \u00e8 semplificatore, compulsivo, come un tweet. Regala un piacere istantaneo, ma effimero; produce una scarica di dopamina, ma non genera gratificazioni durature. Cos\u00ec ho scelto la storia di una vita rammendata, un romanzo di politica e d\u2019amore, scritto con leggerezza e passione da Walter Veltroni. Prima di ieri conoscevo solo il Veltroni regista, il sensibile documentarista de \u00abI bambini sanno\u00bb, de \u00abGli occhi cambiano\u00bb. \u00abIndizi di felicit\u00e0\u00bb che mi avevano quasi convinto ad abbandonare del tutto la narrativa, per la potenza delicata e la delicatezza tonitruante di un cinema verit\u00e0 che sa ancora sognare, far sognare. Tuttavia, credo che la lettura di \u00abQuando\u00bb possa essere come un risveglio da quel sonno della speranza in cui ero precipitato dopo aver compreso il mefistofelico populismo del reale, grazie a \u00abLe linee rosse\u00bb delle bretelle di Federico Rampini. Il diritto alla cittadinanza un giorno passer\u00e0 dal dovere di comprendere questi fondamentali. Ma ora sono sveglio e di nuovo mi domando: come si pu\u00f2 scrivere se c\u2019\u00e8 cos\u00ec tanto da leggere ancora? Quando tutto ci\u00f2 che ci serve per capire \u00e8 gi\u00e0 stato capito da altri per noi, messo a nostra disposizione, con tutto il furore di una verit\u00e0 negata? E leggendo insieme a voi, da voi mi congedo\u2026 con l\u2019epifania pi\u00f9 modesta di un autore meno considerevole dei sopra citati, ma degno comunque di qualche attenzione natalizia: John Steinbeck.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abUn tempo la California apparteneva al Messico e la sua terra ai messicani; ma un\u2019orda di americani laceri e famelici la invase. Ed era tale la loro fame di terra, che s\u2019impadronirono della terra: rubarono quella di Sutter, rubarono quella di Guerrero, arraffarono le concessioni e le smembrarono, e se le contesero con le unghie e con i denti, quegli uomini scatenati e avidi; e la terra che avevano rubato la sorvegliavano con i fucili in mano. Costruirono case e fienili, ararono i campi e li seminarono. E l\u2019uso era possesso, e il possesso era propriet\u00e0. I messicani erano deboli e sazi. Erano incapaci di reagire, perch\u00e9 non volevano niente al mondo con la stessa ferocia con cui gli americani volevano la terra. Poi, con l\u2019andar del tempo, gli occupanti smisero d\u2019essere occupanti e furono proprietari; e i loro figli crebbero ed ebbero figli su quella terra. E la fame li aveva lasciati, la fame ferina, la fame straziante e assillante di terra e acqua, di campi e cielo vasto sopra ogni cosa, di germogli floridi e radici gonfie. Tutto ci\u00f2 era cos\u00ec pienamente loro, che non ci facevano pi\u00f9 caso. Non erano pi\u00f9 attanagliati dalla brama di un bell\u2019acro di terra fertile e di una lama scintillante con cui ararlo, di semenza da piantare e di un mulino a vento che ruotasse le sue pale nell\u2019aria. Avevano smesso di svegliarsi nelle tenebre, ascoltando i primi cinguettii degli uccellini assonnati, e la brezza del nuovo giorno intorno alla casa mentre aspettavano le prime luci per raggiungere gli amati campi. Tutto questo non c\u2019era pi\u00f9, e adesso i raccolti si traducevano in dollari, e la terra era capitale da interessi, e i raccolti venivano comprati e venduti ancor prima di essere seminati. Perci\u00f2 per loro un cattivo raccolto, una siccit\u00e0 o un\u2019inondazione, non erano pi\u00f9 piccole morti durante la vita, ma semplici perdite di danaro. E tutto il loro amore si inarid\u00ec in danaro, e tutta la loro tenacia si dissangu\u00f2 in interessi, finch\u00e9 smisero del tutto di essere agricoltori e diventarono meri commercianti di raccolti, piccoli industriali con l\u2019ansia di vendere prima di produrre. Non c\u2019era n\u00e9 amore per la terra n\u00e9 sapienza nel coltivare che potesse far sopravvivere un agricoltore se non era anche un bravo commerciante. E con l\u2019andar del tempo le fattorie finirono in mano agli uomini d\u2019affari, e le fattorie aumentarono di dimensioni ma diminuirono di numero. L\u2019agricoltura divent\u00f2 un\u2019industria, e i proprietari emularono l\u2019antica Roma, pur senza saperlo. Importarono schiavi, anche se non li chiamavano cos\u00ec: cinesi, giapponesi, messicani, filippini. Vivono di riso e fagioli, dicevano gli uomini d\u2019affari. Gli basta poco. Non saprebbero che farsene di paghe alte. Dico, non lo vedi come vivono? Dico, non lo vedi come mangiano? E se alzano la cresta\u2026 uno piglia e li deporta. [\u2026] Ma nuove ondate erano in viaggio, ormai; nuove ondate di espropriati e senzatetto, incattiviti, risoluti e pericolosi. E mentre i californiani volevano molte cose \u2013 prosperit\u00e0, successo sociale, divertimento, lusso e un\u2019astrusa stabilit\u00e0 bancaria \u2013 i nuovi barbari ne volevano solo due: terra e cibo\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le vacanze di Natale si avvicinano ed io, come ogni anno, attendo quel momento per poter leggere in pace santissima; per sfogliare lentamente la nativit\u00e0 dell\u2019anima. Quando mi abbandoner\u00f2 sul tappeto cingendo il libro prescelto fra le mani come un bambino Ges\u00f9 in fasce. Eppure ora mi domando, perch\u00e9 aspettare il camino acceso, il plaid in alpaca, l\u2019asino e il bue? Lo sciabordio di un\u2019onda lontana, la risacca di un \u00abUltimo mare\u00bb trascinano lo spirito verso i versi di Nichi Vendola: \u00abIl foglio magro nel pallore d\u2019aprile\u2026 Il pugno di corallo e di rabbia\u2026 Corpo o latte\u2026 Ossario d\u2019utopia\u2026 Stranezza, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/11\/18\/veltroni-fassino-rutelli-e-tutte-le-penne-piu-appetitose-del-2017\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1096,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[87,7500,5434,260819],"tags":[3147,6776,2886,6773],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1077"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1096"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1077"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1077\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1091,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1077\/revisions\/1091"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}