{"id":1182,"date":"2018-01-05T08:06:47","date_gmt":"2018-01-05T07:06:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=1182"},"modified":"2018-01-06T00:14:39","modified_gmt":"2018-01-05T23:14:39","slug":"notorieta-per-gli-stupidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/01\/05\/notorieta-per-gli-stupidi\/","title":{"rendered":"Notoriet\u00e0 per gli stupidi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/01\/qqzrrl.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1183\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/01\/qqzrrl-300x128.png\" alt=\"qqzrrl\" width=\"300\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/01\/qqzrrl-300x128.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/01\/qqzrrl.png 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In una contemporaneit\u00e0 dove tutto si infetta rapidamente, anche le poche idee che provano a emergere, c\u2019\u00e8 un aspetto rinfrancante &#8211; balsamico direi, perch\u00e9 aiuta a respirare meglio &#8211; sul quale rifletto da un po\u2019 di tempo. Non ho vissuto l\u2019intera storia dell\u2019umanit\u00e0 di persona, ma ho l\u2019impressione che il danaro, lo status, la fama, non siano mai stati cos\u00ec poco attraenti come oggi. In un\u2019epoca in cui quasi tutti hanno voce, dove non c\u2019\u00e8 selezione all\u2019ingresso, dove tutto si conta e niente si pesa, chiunque pu\u00f2 ottenerli e chiunque \u00e8 sotto scacco. Non esiste una figura al riparo dall\u2019insulto, dall\u2019aggressione gratuita, dalla menzogna. E tanto pi\u00f9 \u00e8 esposta, tanto pi\u00f9 \u00e8 vulnerabile. L\u2019altra sera da Lilli Gruber si discuteva ancora di fake news, ma soprattutto del wild wild web, di come fare per proteggersi attraverso il selvaggio cosmo multimediale. Nel corso della pur interessante conversazione, dove si elevava Barbara Alberti, non si riusciva a penetrare la superficie del bubbone, fino al suo nucleo putrescente, ovvero: non esiste pi\u00f9 ruolo, competenza o ufficio che imponga rispetto in virt\u00f9 della sua stessa onorabilit\u00e0. L\u2019uomo giusto sempre porter\u00e0 rispetto a chi merita rispetto, ma il vile, un tempo spaventato o intimidito dalla carica, oggi non lo \u00e8 pi\u00f9. Che ci\u00f2 sia bene o male \u00e8 controverso, ma da qui si deve partire per comprendere e monitorare ogni insolenza. Anche il Papa, il Cristo in terra, viene sbertucciato quotidianamente. Con fondate ragioni, peraltro. E l\u2019uomo pi\u00f9 potente del pianeta, specie da quando abita la Casa Bianca sotto tale acconciatura, \u00e8 diventato la barzelletta di riserva per le serate con gli amici: se si vuole sollazzare gli astanti, basta infilare Trump nel mezzo e la caciara decoller\u00e0. Abbiamo a tal punto disonorato le cariche, le istituzioni\u2026 che queste non propagano pi\u00f9 alcuna aura di dignit\u00e0. Leggere Il Cappotto di Gogol&#8217; \u00e8 a tal proposito illustrativo. I celesti sfott\u00f2 di Nikolaj verso i funzionari della burocrazia di Pietroburgo spiccavano il volo proprio nel contrasto fra la riverenza che suscitavano-pretendevano e la grottesca miseria che incarnavano. Oggi non esiste pi\u00f9 alcun simbolo della riverenza, alcuna gerarchia del rispetto. In questo la democrazia ha vinto, ma non perch\u00e9 tutti vengano rispettati in virt\u00f9 del tocco divino di cui sono depositari; piuttosto perch\u00e9 tutti hanno &#8211; indipendentemente dalla propria estrazione, dal proprio censo, formazione o aspetto &#8211; eguale accesso alla denigrazione generale. Questa inopinata democratizzazione, accelerata dall\u2019avvento del web, ha svestito la miseria dalla sua uniforme di ossequio, inghiottendo anche la possibilit\u00e0 della satira. Non esiste pi\u00f9 alcun traguardo raggiunto, professionale o umano, che susciti unanime consenso. Il cortocircuito democraticista per il quale tutti hanno il diritto di competere sulla piazza del mondo, porta implicitamente ciascuno a non sentirsi inferiore a chi occupa ruoli di prestigio, perch\u00e9 non si ha alcuna fiducia del processo di selezione che li ha distribuiti. Il mio fornaio \u00e8 un uomo di maggior cultura e integrit\u00e0 del mio ministro della Giustizia. Ma anche ove vi fosse una corrispondenza fra importanza del ruolo e valore della persona, non c\u2019\u00e8 valore nella maggioranza di chi giudica e quindi si troveranno comunque migliaia di cittadini minchioni o\/e incompetenti che daranno del minchione, dell\u2019incompetente, anche al pi\u00f9 meritevole fra gli uomini. Inoltre, avendo voce, sempre pi\u00f9 voce e in presa diretta, in ogni momento e da ogni luogo, saranno in grado di screditarlo con la forza della malevolenza, che sui pi\u00f9 meritevoli tende ad accanirsi con maggiore acrimonia. Basta vedere che cosa succede qui da noi, dove Vittorio Sgarbi, un genio che fa l\u2019istrione pi\u00f9 per accessi nevrotici che per gigioneria, viene dai pi\u00f9 considerato un buffone; mentre Renzi, un buffone che si crede genio, ha portato il timone del governo a furor di consenso. Ma qui non si tratta di colpevolizzare la critica indirizzata a qualche eminenza grigia, piuttosto di riscontrare il terrorismo dell&#8217;opinione. Ho riflettuto molto sul tema, senza venirne compiutamente a capo. Sono certo che da voi arriveranno, come sempre, spunti incisivi e chiarificatori, ma la questione \u00e8 veramente malagevole e vescicante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scendiamo dall\u2019alto della speculazione al basso della circostanza, dall\u2019universale al particolare pi\u00f9 spicciolo. Prendiamo un blog come questo. Un piccolo spazio di confronto le cui regole si plasmano nella convivenza. Per quanto ne so, chiunque pu\u00f2 accedervi e dare impunemente del pirla al padrone di casa o agli altri ospiti. Come in molti altri spazi virtuali. Chi delimita dunque il confine fra la libert\u00e0 d\u2019espressione e la molesta provocazione, fra la legittima convinzione e l\u2019illegittima coglionata? Il dramma dell\u2019intelligenza \u00e8 che risulta invisibile per chi non ne possiede, cionondimeno deve legiferare anche per chi non la mette a fuoco. Quindi se fra persone intelligenti si trova naturalmente il giusto tono nel rapporto, financo nel conflitto, quando \u00e8 il momento di interagire con chi non comprende questo tono, in assenza di regole certe subentrano i guai. Nel momento in cui censuro sulla base del mio insindacabile giudizio, perch\u00e9 ne ho facolt\u00e0, magari per la certezza di essere incappato in un imbecille, agisco saggiamente? \u00abAgisici in modo che la massima della tua volont\u00e0 possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale\u00bb. Non trover\u00f2 forse innumerevoli imbecilli a cui in altri luoghi, magari ben pi\u00f9 illustri e influenti di questo, \u00e8 stata data la stessa facolt\u00e0? E se questi si sentiranno liberi di agire allo stesso modo, censurando sulla base del loro insindacabile giudizio, che cosa accadr\u00e0? Il metodo intacca dunque il merito? Se io medesimo, in una crisi acuta di disturbo dissociativo dell\u2019identit\u00e0, entrassi da commentatore in questo blog e dessi del coglione a un altro lettore\u2026 per poi venire epurato, non accuserei forse Augusto Bassi di essere un pretino, un bacchettone del correttume incapace di sopportare opinioni sincere? Per quanto dissociato, mi piace immaginarmi sempre incapace di incivilt\u00e0, quindi escludiamo l\u2019ipotesi. Ma se, tornato in me, al contrario lascer\u00f2 gli imbecilli veri liberi di esprimersi, di maramaldeggiare, non permetter\u00f2 forse che l\u2019imbecillit\u00e0 imbratti senza posa la tela dell\u2019intelligenza, sfregiando l\u2019armonia del confronto? Perch\u00e9 contro l\u2019imbecille non c\u2019\u00e8 lama abbastanza affilata, giavellotto abbastanza penetrante: \u00abColpito dalle lance nostre o dei pochi alti ostinati partecipanti alla giostra, non cadr\u00e0 mai dal palo, girer\u00e0 su se stesso all\u2019infinito svelando per un istante rotatorio il ghigno del delirio, della follia\u00bb. Quindi che fare?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paolo Pagliaro nel suo Punto parlava del Manifesto della comunicazione non ostile, recente vademecum che si propone di regolamentare civilmente il caos digitale. Manifesto redatto da Parole O_Stili, un progetto di sensibilizzazione contro l\u2019ostilit\u00e0 delle parole in Rete e nei media che nasce con l\u2019obiettivo di ridurre, arginare e combattere le pratiche e i linguaggi negativi. Il primo punto gi\u00e0 mi fa benevolmente sorridere: &#8220;Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona&#8221;. Deterrente fiacco. E se il soggetto in questione anche di persona si sentisse a suo agio nello sparare stronzate a nastro, provocando e insultando? Se fosse proprio quello che va cercando la rissa? Il bullo multimediale non coincide con quello da bar, ma a coincidere sono condotte e conseguenze, mutatis mutandis. Eppure, sono i punti 2 e 8, in evidente contraddizione, che provocano il pi\u00f9 forte disagio logico. \u201cSi \u00e8 ci\u00f2 che si comunica\u201d, asserisce il punto 2. \u201cLe idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare\u201d, prosegue il punto 8. Ma se in uno spazio virtuale si \u00e8 ci\u00f2 che si comunica, nel momento in cui le idee che si comunicano non sono rispettabili, chi le comunica non dovrebbe avere diritto ad alcun rispetto. Se virtualmente coincidiamo con ci\u00f2 che comunichiamo, dovremmo essere pronti a correre il rischio di non essere rispettati. Come accade di persona. Quando un cittadino sceglie di farmi il dito medio mentre gli domando di non telefonare alla guida, io non lo \u201cdevo rispettare\u201d. Perch\u00e9 la sua persona, nella dimensione della nostra interazione, coincide con ci\u00f2 che comunica. \u201cLe persone si devono rispettare\u201d suona dunque come vuota petizione di principio scomunicata dalle stesse premesse. C\u2019\u00e8 un\u2019ingenuit\u00e0 di fondo in tutti questi pur lodevoli tentativi di scopare il mare virtuale dalla spazzatura della farragine e della prevaricazione, che ignora l\u2019empirica evidenza sopra riportata: oggi nessuno pensa pi\u00f9 di essere inferiore a nessuno e sente il dovere di manifestarlo. L\u2019educazione \u00e8 percepita come mancanza di autostima. L&#8217;incompetenza non frena, non imbarazza. E quando si intercetta vera intelligenza, magari sorretta da competenza, queste non fanno pi\u00f9 molta impressione, perch\u00e9 hanno armi inastate incapaci di sradicare il palo. La stupidit\u00e0 \u00e8 diventata un diritto d\u2019opinione, e lo stupido, che ha istinto per la debolezza e fiuta l\u2019intelligenza, pur senza scorgerla, sa che quest\u2019ultima ha perso l\u2019uso legittimo della forza. Come ho gi\u00e0 scritto, la libert\u00e0 individuale si \u00e8 trasformata in licenza collettiva. E la licenza collettiva \u00e8 caos, delirio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, come anticipavo all\u2019inizio, questo tramestio di sorci ha il benefico effetto di disinnescare ogni possibile orgoglio di affermazione. Ha il potere di stimolare la saggezza della marginalit\u00e0 critica. In un mondo da Grande Fratello, popolato di yuotuber, dove la fama \u00e8 a buon mercato, dove il successo \u00e8 mera concordanza con la stupidit\u00e0 dei tempi\u2026 che deliziosa liberazione dagli aneliti di pubblico riconoscimento si pu\u00f2 sperimentare! Perch\u00e9 anche quando la reputazione non \u00e8 sinonimo di mediocrit\u00e0, come nel cinema per esempio &#8211; che registra una straordinaria concentrazione di talenti integrali \u2013 la sua rispettabilit\u00e0 si rivela inerme, stritolata dall\u2019industria culturale che fa dei fuoriclasse brand di se stessi e dall\u2019intolleranza della confessione liberal di dominio che costringe a recitare anche fuori dalle scene. Quanto ai soldi, una volta c\u2019era almeno una vaga corrispondenza fra ricchezza e cultura, fra ricchezza e gusto. Di questi tempi si verifica l\u2019opposto. La ricchezza viene accumulata da zotici di tutte le etnie che ostentano assenza di gusto e di cultura, bench\u00e9 certi di averli comprati al Dubai Mall. Siamo tornati ai tempi di Nerone e Trimalcione, ma senza arbitri d\u2019eleganza nei pressi a raccontarne la volgarit\u00e0. A meno di considerare Sorrentino un novello Petronio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi, in conclusione, la smania di successo sociale, di visibilit\u00e0, di like, di ricchezza, \u00e8 oggi inequivocabilmente per i brutti di spirito o per gli ingenui. La guerra al terrorismo dell\u2019opinione non si pu\u00f2 vincere senza rifondare un meccanismo di retroazione positiva fra ruolo, valore, rispetto; rispetto, valore, ruolo. E questa rifondazione non sembra possibile sotto questi chiari di luna. Ci \u00e8 dunque concesso come mai prima, forse, il privilegio di non dover invidiare nessuno per il suo status, per i favori della notoriet\u00e0. E ci viene affidata la pacificata opportunit\u00e0 di concentrare le nostre attenzioni nella cura dell\u2019orto, fuor di metafora, degli affetti, prendendoci il tempo per passeggiare senza fretta con il cane o con il nonno ottuagenario, e magari gustarci il piacere di conversare con interlocutori intelligenti su un blog periferico che pu\u00f2 ancora fare a meno degli imbecilli per esistere, osservando con un sorriso lo sciocco affanno delle ambizioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In una contemporaneit\u00e0 dove tutto si infetta rapidamente, anche le poche idee che provano a emergere, c\u2019\u00e8 un aspetto rinfrancante &#8211; balsamico direi, perch\u00e9 aiuta a respirare meglio &#8211; sul quale rifletto da un po\u2019 di tempo. 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