{"id":1196,"date":"2018-02-03T06:10:42","date_gmt":"2018-02-03T05:10:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=1196"},"modified":"2018-02-03T06:53:00","modified_gmt":"2018-02-03T05:53:00","slug":"i-giornalisti-e-la-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/02\/03\/i-giornalisti-e-la-politica\/","title":{"rendered":"I giornalisti e la politica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/02\/image.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1197\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/02\/image-300x200.jpg\" alt=\"image\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/02\/image-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/02\/image.jpg 648w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gianluigi Paragone, Tommaso Cerno, Giorgio Mul\u00e8, Emilio Carelli, Francesca Barra, Primo Di Nicola sono i pi\u00f9 illustri giornalisti che saranno candidati alle elezione del 4 marzo prossimo, trasversalmente, fra partiti e movimenti, fra forze conservatrici e riformiste. Una presenza in quantit\u00e0 e di qualit\u00e0 che non rappresenta tuttavia una rottura con il passato, quanto piuttosto la conferma di una interscambiabilit\u00e0 naturale fra l\u2019impresa giornalistica e quella politica. Prima di loro c\u2019erano stati, fra gli altri, Eugenio Scalfari, Michele Santoro, Dietlinde Gruber, Antonio Polito. E su questo tema mi era capitato di ascoltare una tavola rotonda del Parlamento Europeo dove intervenivano Antonio Tajani, David Maria Sassoli e Silvia Costa, anch\u2019essi autorevoli ex giornalisti in seguito protagonisti ai pi\u00f9 alti livelli di istituzioni sovranazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questi giorni ho seguito con attenzione le testimonianze degli ex colleghi pronti al governo della comunit\u00e0, invitati nei salotti televisivi a raccontare le ragioni di questa scelta. Cos\u00ec come ho letto le opinioni dei futuri elettori, ondeggianti fra convinto supporto e accuse di servilismo premiato. Ora, premetto che non ritengo deprecabile che un giornalista scenda, o salga, in politica. L\u2019esercizio dell\u2019obiettivit\u00e0, della neutralit\u00e0, dell\u2019imparzialit\u00e0\u2026 \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e8 ideologia. Ne abbiamo avuto manifesta testimonianza nell\u2019ultima puntata di Piazza Pulita, dove Corrado Formigli &#8211; campione di quel giornalismo che pretende di raccontare i fatti, la realt\u00e0, senza filtri \u2013 ha mostrato una volta di pi\u00f9 faziosit\u00e0 subdola quanto palmare. Vittorio Sgarbi gli ha levato la pelle con nevrosi chirurgica, lasciando all\u2019osservatore il macabro spettacolo della crudit\u00e9 di un filisteo. Ma se \u00e8 facile togliere la maschera al sedicente super partes, pi\u00f9 difficile \u00e8 prendere coscienza dell\u2019inevitabilit\u00e0 di una dichiarazione, anche nel momento in cui la si rifiuta. Il giornalista non \u00e8 un aruspice che legge le interiora degli animali, ma neppure un reporter. Il suo compito, in particolare nel tempo dell\u2019immediatezza universale, non \u00e8 quello di scattare l\u2019istantanea del reale, che \u00e8 comunque irriducibilmente parziale e soggettiva anche in un reportage. Non serve impegnarsi nel vano sforzo della terziet\u00e0. Deve piuttosto essere in grado di abdurre: ovvero di osservare i fatti come qualcosa di correlato, ipotizzandone le cause al fine di prevedere altri fatti, di scommettere sulle conseguenze, di condurre chi legge da ci\u00f2 che \u00e8 a ci\u00f2 che sar\u00e0. Di pensare in maniera non lineare e post-convenzionale allargando l&#8217;orizzonte critico. Mentre il mondo \u00e8 pieno di giornalisti che dopo sapevano tutto prima. Quando si parla un poco pretenziosamente di \u201cricerca della verit\u00e0\u201d, si intercetta la volont\u00e0 buona di chi intende abdurre solo dopo essersi ripulito da incrostazioni ideologiche, farisaiche, opportunistiche. Questo \u00e8 il massimo della professionalit\u00e0 che ci \u00e8 concesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da l\u00ec in avanti si procede rendendo sempre maggiormente manifesta la propria idea di buona vita, chiarendo che cosa si ritiene auspicabile e che cosa nocivo. E in quel momento si fa politica, ovvero si interviene sulla realt\u00e0 nella speranza di modificarla. I lettori rappresentano gli elettori e si conquistano con la lealt\u00e0 e la lucidit\u00e0. Escludendo i solipsismi, ogni pubblica rivendicazione morale \u00e8 un\u2019affermazione politica. Se un editorialista racconta i mali dell\u2019Italia, dolendosene, fa politica, perch\u00e9 esprime implicitamente la sua idea di come l\u2019Italia dovrebbe essere. Se in buona fede intercetta i responsabili, fa politica, perch\u00e9 costringe la politica stessa a correggersi. Per questo esiste un continuum naturale fra le due funzioni, fra le due dimensioni, e un equilibrio necessario. Ci\u00f2 che si evince, per converso, \u00e8 la buffoneria di quei colleghi che ostentano neutralit\u00e0, obiettivit\u00e0, quasi come se le loro opinioni cadessero direttamente dalla navicella spaziale di John Rawls, per poi ritrovarli anni dopo schierati in una lista a sventolare bandierine. Paragone ha dichiarato: \u00abSono sempre stato un giornalista di parte, quindi non credo di presentarmi in una veste diversa. Ero gi\u00e0 un attore politico. Non escludo dunque neppure di tornare a fare il giornalista. Mi considero come una sorta di inviato speciale nel Palazzo\u2026 \u00bb. Vero. Anche se la parte \u00e8 cambiata. Ma qui \u00e8 possibile osservare il percorso di ciascuno e pesarne l\u2019integrit\u00e0. Nulla vieta di rimanere delusi da un partito e trovare comunanza di vedute con un altro, magari nuovo. Cerno confessa: \u00abEro stanco di fischiare dalle tribune, volevo scendere in campo e provare a segnare\u00bb. Poi aggiunge: \u00abL\u2019imparzialit\u00e0 nasce dal pluralismo delle voci, non da una singola voce. Mi piace la parola partito perch\u00e9 significa prendere parte\u00bb. Tutto legittimo. Anche quando si sceglie tragicamente di prendere parte al Partito Democratico. Cionondimeno, vorrei chiarire che cosa mi ha spinto a commentare. Nella totalit\u00e0 di questi interventi, testimonianze, confessioni, di oggi e di ieri, da ex colleghi e possibili riferimenti istituzionali, non ho sentito una sola parola sul futuro dell\u2019informazione. Non una riflessione sulla professione che lasciano. Sull\u2019epocale transizione digitale, fra i media intesi come medium circoscritto e regolamentato e il riconoscimento di ogni smartphone come strumento di comunicazione di massa. Sul delirante dibattito relativo alle fake news. Su come garantire l\u2019indipendenza dell\u2019informazione dalla politica proprio in virt\u00f9 di una cos\u00ec stretta affinit\u00e0 di inclinazioni e intenti. E dall\u2019economia sovranazionale, verso cui la politica nazionale stessa \u00e8 in posizione sempre pi\u00f9 ancillare. Silenzio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Compito del giornalismo oggi, urgente come mai prima, \u00e8 la negazione dell\u2019automatismo. La negazione di una verit\u00e0 immediatamente alienata. La negazione di una verit\u00e0 immediatamente manipolata. La negazione di ogni superstizione ideologica e del pensiero mercantile di dominio. La negazione dell\u2019inevitabilit\u00e0 del reale. Il giornalista fa politica sorvegliando la politica. Vigilando sulla politica. Pungolando la politica. Potendo avvalersi di quella distanza dal potere rivendicata da Montanelli. Ma se i migliori giornalisti abbandonano la propria funzione per diventare politici stricto sensu, quis custodiet ispos custodes?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gianluigi Paragone, Tommaso Cerno, Giorgio Mul\u00e8, Emilio Carelli, Francesca Barra, Primo Di Nicola sono i pi\u00f9 illustri giornalisti che saranno candidati alle elezione del 4 marzo prossimo, trasversalmente, fra partiti e movimenti, fra forze conservatrici e riformiste. Una presenza in quantit\u00e0 e di qualit\u00e0 che non rappresenta tuttavia una rottura con il passato, quanto piuttosto la conferma di una interscambiabilit\u00e0 naturale fra l\u2019impresa giornalistica e quella politica. Prima di loro c\u2019erano stati, fra gli altri, Eugenio Scalfari, Michele Santoro, Dietlinde Gruber, Antonio Polito. 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