{"id":1624,"date":"2018-05-28T04:47:08","date_gmt":"2018-05-28T02:47:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=1624"},"modified":"2018-05-28T04:50:38","modified_gmt":"2018-05-28T02:50:38","slug":"emergenza-democratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/05\/28\/emergenza-democratica\/","title":{"rendered":"Emergenza democratica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/05\/def3618abfba2029daa267f17a389ddc.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1625\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/05\/def3618abfba2029daa267f17a389ddc-300x300.jpg\" alt=\"def3618abfba2029daa267f17a389ddc\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/05\/def3618abfba2029daa267f17a389ddc-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/05\/def3618abfba2029daa267f17a389ddc-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/05\/def3618abfba2029daa267f17a389ddc.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da molti anni vediamo aleggiare l\u2019espressione \u201cemergenza democratica\u201d. Se ne parl\u00f2 e se ne scrisse tanto sulla Rai, su Micromega e Repubblica nei 1.287 giorni del Berlusconi IV, e ancora, un po\u2019 ovunque, con l\u2019arrivo di Grillo e dei 5Stelle, quindi con l&#8217;avanzare del nuovo &#8220;Lepenismo&#8221; e del &#8220;Salvinismo&#8221;. Ora, che viviamo un\u2019emergenza democratica autentica, diviene evidente la dissimulata ambivalenza sintattica che ne ha sempre definito la natura. Scendere i gradini dell\u2019ordinamento grammaticale fino ai pi\u00f9 elementari momenti di analisi logica non \u00e8 pedanteria; piuttosto necessario esercizio di disinganno. In questo acquisito sintagma, \u201cdemocratica\u201d non \u00e8, come abbiamo sempre ritenuto, un complemento di specificazione attributiva o pi\u00f9 correttamente un complemento di svantaggio. Non equivale a \u201cemergenza della democrazia\u201d\/&#8221;emergenza per la democrazia&#8221;. Siamo invece sempre stati di fronte a un predicato nominale: la democrazia (soggetto) \u00e8 (copula) un\u2019emergenza (parte nominale). E per quali entit\u00e0 la democrazia sarebbe ormai un\u2019emergenza, un accidente, una difficolt\u00e0, un imprevisto, un problema? Precisamente per i democratici soi-disant. In Italia, in Europa, negli Stati Uniti. L\u2019Unione Europea, dai Principii di Barcellona in avanti, si \u00e8 sempre affermata come promotrice della democrazia, sia nella propria politica economica, esercitata a favore della prosperit\u00e0 degli Stati membri, sia in quella estera. Ebbene, credo sia venuto il momento di tirare le somme. A tal proposito, pur non essendo un grande tifoso dell\u2019autocitazione, trovo che uno dei pochi vantaggi dell\u2019informazione digitale sia che gli articoli di ieri non vanno ad avvolgere i branzini di domani. Cos\u00ec, basta un click per ritrovare ci\u00f2 che veniva scritto; e che pu\u00f2 essere giovevolmente aggiornato a mesi di distanza. Il 6 febbraio scorso in Ignominia Eurocratica mettevo di colore su bianco:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siete voi, burocrati UE, un attacco premeditato ai nostri valori fondamentali! Voi\u2026 xenofobi delle idee. Livellatori delle specificit\u00e0 nazionali. Ignobili funzionari dallo sdegno premeditato; voi\u2026 che usate le utili tragedie per fare i gargarismi di propaganda e scaracchiate quelle che potrebbero otturarvi il gozzo. Voi\u2026 che condannate dal pulpito del vuoto democratico da voi edificato e che ora troneggia nell\u2019abisso come ultima istituzione rimasta a unirci. Voi siete il campo di concentramento delle identit\u00e0, l\u2019olocausto della memoria collettiva, la negazione del gusto. Con quelle facce macilente, che trasudano povert\u00e0 di letture, povert\u00e0 di spirito; con quegli abiti dozzinali, volgari prodotti mass-market della vostra stessa politica. Voi avete annullato il libero dialogo fra singolarit\u00e0 culturali nel tetro monologo della moneta, del soldo, del danaro, che ha reso tutti pi\u00f9 poveri. E ora spacciate per ideale comunitario l\u2019avidit\u00e0 impiegatizia della vostra speculazione. Voi avete reciso le trame di senso che ci affratellavano come compatrioti, aperti ad altre patrie nella reciproca legittimazione. Siete voi l\u2019ignobile prassi che vorrebbe mangiare viva l\u2019umana differenza e sostituirla con l\u2019inumano indifferenziato. Infami, laidi, vigliacchi, ma con l\u2019ardire di pontificare su un\u2019integrazione che comandate e non esercitate. Accoglienti nella nazione degli altri. Umanitari nella patria degli altri. Moralisti e schiavisti a distanza. Voi siete la violenza sterminatrice che disintegra le comunit\u00e0 con l\u2019integrazione forzata, che depreda, imbastardisce la cittadinanza. Officianti di un sacerdozio pagano, ciarlatani di una stregoneria senza incanto, senza magia, larga di mezzi e miserrima di suggestioni. Negromanti che evocano gli spiritelli del razzismo, del fascismo, del populismo, dello spread, che difendono la \u201cstabilit\u00e0\u201d agitando l\u2019esalazione dei risparmi per far chiudere gli occhi dalla paura agli animi semplici e nascondere loro il dispotismo monetario e il permanente saccheggio di cui sono sinistri gerarchi. Dispotismo che rende vano anche il voto, quando non allineato al dogma mercantile. Parla di comunit\u00e0, l\u2019ignavo Mattarella: \u00abSenza senso della comunit\u00e0 arriva la violenza\u00bb. E cosi \u00e8. Perch\u00e9 voi ne avete strappato le viscere come un mostruoso selvaggio farebbe con quelle di una ragazzina appena assassinata. Voi nascondete i resti delle sovranit\u00e0 che avete fatto a pezzi in un trolley da Erasmus come un mostruoso selvaggio farebbe con le membra di una ragazzina appena macellata. Vittima vostra. E nostro dovere \u00e8 condannare questa violenza e l\u2019ignobile ideologia che ne \u00e8 alla base.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi non ho molto altro da aggiungere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da molti anni vediamo aleggiare l\u2019espressione \u201cemergenza democratica\u201d. Se ne parl\u00f2 e se ne scrisse tanto sulla Rai, su Micromega e Repubblica nei 1.287 giorni del Berlusconi IV, e ancora, un po\u2019 ovunque, con l\u2019arrivo di Grillo e dei 5Stelle, quindi con l&#8217;avanzare del nuovo &#8220;Lepenismo&#8221; e del &#8220;Salvinismo&#8221;. Ora, che viviamo un\u2019emergenza democratica autentica, diviene evidente la dissimulata ambivalenza sintattica che ne ha sempre definito la natura. Scendere i gradini dell\u2019ordinamento grammaticale fino ai pi\u00f9 elementari momenti di analisi logica non \u00e8 pedanteria; piuttosto necessario esercizio di disinganno. 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