{"id":1793,"date":"2018-06-18T06:33:44","date_gmt":"2018-06-18T04:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=1793"},"modified":"2018-06-19T05:07:51","modified_gmt":"2018-06-19T03:07:51","slug":"il-calcio-ci-rappresenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/06\/18\/il-calcio-ci-rappresenta\/","title":{"rendered":"Il calcio ci rappresenta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/06\/hqdefault-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1794\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/06\/hqdefault-1-300x225.jpg\" alt=\"hqdefault-1\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/06\/hqdefault-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/06\/hqdefault-1.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se in genere scrivo brani piuttosto brevi, oggi vi annoier\u00f2 con un enchir\u00ecdio, un manualetto che medito da molto tempo, ma che trova in questi giorni precisa collocazione. Il tema \u00e8 specifico, la trattazione tecnica e i tanti riferimenti molesteranno i non appassionati, ma credo meriti comunque un\u2019occhiata perch\u00e9 il quadro del particolare \u00e8 raffigurativo del generale. Scriviamo di pallone. Ed \u00e8 la prima volta su queste pagine. Non ho trascurato l\u2019argomento per snobismo, sia chiaro, ma proprio per ci\u00f2 che vengo a dirvi. Nel calcio odierno si riscontra un\u2019avvilente penuria di fuoriclasse. Di giocatori speciali. O anche solo di &#8220;individualit\u00e0&#8221;. I pochi rimasti sono figli dell&#8217;epoca precedente o mezzi ritirati (Cristiano Ronaldo, Messi, Ibrahimovi\u0107). La parola \u201ccampione\u201d include anche valutazioni morali e caratteriali, quindi preferirei escluderla per non entrare in questioni arbitrarie, ma la sottolineatura non cambierebbe. Gli esempi che potrei portare a sostegno dell\u2019enunciato sono talmente tanti da completare 10 album Panini, quindi mi muover\u00f2 svariando per il campo come Daniele Moretti, in un simulato flusso di coscienza, anche per non rendere troppo dottorale la stesura. Partirei dal caso italiano, quello che ci fa pi\u00f9 male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando mi apprestavo a superare con arroganza l\u2019esame di maturit\u00e0, in Italia per la maglia numero 10 si poteva scegliere fra Baggio, Del Piero, Zola, Mancini e il giovane Totti. Baggio, Del Piero, Zola, Mancini, Totti. Agli Europei del 2016, vent\u2019anni dopo, il 10 della Nazionale \u00e8 stato affidato al naturalizzato Thiago Motta. Che ai sopra citati potrebbe s\u00ec e no fare la lavatrice. Credo che questa sia la pi\u00f9 feroce istantanea del precipizio in cui \u00e8 caduto il nostro Movimento. Ma forse sarebbe bastato ricordare che nel 2006 eravamo campioni del mondo e oggi neppure qualificati. Interpreti che a cavallo fra gli anni 90 e gli anni 2000 venivano neppure considerati per le grandi squadre, oggi sarebbero venerati come divinit\u00e0 Maori, visti gli onnipresenti tatuaggi degli atleti. Giocatori che non videro mai la maglia azzurra, come Igor Protti, ora ne sarebbero bandiere. Quanto guadagnerebbe sotto questi chiari di luna Antonio Di Natale? Avrebbe trascorso tutta la carriera fra Empoli e Udinese? Vogliamo paragonare Di Natale al suo concittadino &#8211; stimato quasi unanimemente come il pi\u00f9 forte giocatore italiano &#8211; Lorenzo Insigne? Vogliamo confrontare il multimilionario Pell\u00e9 al cigno di Grosseto Marco Branca? Ciro Immobile a Benny Carbone? Il sopra citato Thiago Motta a Paolo Di Canio? O magari provare a parametrare Enrico Chiesa al figlio Federico? Eppure il padre gioc\u00f2 in Azzurro soltanto 17 partite. Ai tempi il Campionato italiano era il centro del mondo, e al modo c\u2019era un elevatissimo numero di calciatori straordinari; in squadre di provincia come il Brescia transitavano Hagi, Pirlo, Baggio, Guardiola. La rosa del Parma di Tanzi &#8211; che sentiamo ancora cos\u00ec vicina poich\u00e9 pagata un po\u2019 con i nostri soldi &#8211; nel 1998 presentava Buffon, Thuram, Cannavaro, Sensini, Dino Baggio, Veron, Fuser, Stanic, Boghossian, Asprilla, Crespo, Balbo, Chiesa. Una formazione come questa rollerebbe la Juve campione d\u2019Italia 2018 come un cannone. Ma proseguiamo con gli squilibri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paul Pogba, enfant du pays d\u2019oggid\u00ec per la Francia, nel 2016 \u00e8 stato pagato dal Manchester United 105 milioni di euro per riprenderlo dalla Juventus. La stessa Juve che esattamente vent\u2019anni prima pag\u00f2 Zinedine Zidane 7.5 miliardi di lire. Lo ricordo bene perch\u00e9 quando pass\u00f2 ai bianconeri dal Bordeaux avevo bigiato la scuola e leggevo la Gazzetta dello Sport (allora lo si faceva sfogliando grandi pagine di carta) in un bar di Fidenza, dove mi ero rifugiato per non essere intercettato dalla Stasi di famiglia. Se un 24enne Zidane giocasse oggi, quanto costerebbe? Un miliardo di euro? E Alvaro Recoba? Paulo Dybala \u00e8 valutato 174milioni di euro. Centosettantaquattro milioni. E diciamocelo, pur memori dell&#8217;indolenza del Chino: Dybala \u00e8 un Recoba scarso e metrosexual. S\u00ec, perch\u00e9 allo scemare del livello ai suoi massimi livelli si sono contestualmente e beffardamente impennate le quotazioni, complici i nuovi ricchi arabi e cinesi scesi nel calcio e la crescita esponenziale degli sponsor e dei diritti televisivi. Per giocatori che un tempo avremmo ritenuto mediocri decollano cifre imbarazzanti. Il Manchester United ha pagato 33 milioni per Marouane Fellaini; Red Devils che ne incassarono 22 per Juan Sebasti\u00e1n Veron. La distanza calcistica fra Veron e Fellaini \u00e8 a stessa che c\u2019\u00e8 \u2013 lo chiarisco per i non addetti ai lavori &#8211; fra Bel\u00e9n Rodriguez e Nilla Pizzi. L\u2019argentino guadagnava al Manchester 5 milioni di euro a stagione. Pogba in sei anni ne guadagner\u00e0 105. Esclusi sponsor e diritti di immagine. Restando ancora un attimo all\u2019Old Trafford, invito gli appassionati a leggere le rose 2002\/2004 dei Diavoli Rossi. Quel secondo Man Utd senza pi\u00f9 David Beckham, ma con Cristiano Ronaldo, arriv\u00f2 terzo in Premier. Terzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Russia si stanno svolgendo i Mondiali, quindi riprendiamo le Nazionali. Abbiamo appena visto il tristo spettacolo offerto dalle \u201cGrandi\u201d: Argentina, Germania, Brasile, Francia. Poco meglio Spagna e Portogallo, ma pi\u00f9 per l\u2019imprevedibile svolgimento della sfida che per la qualit\u00e0 di calcio espressa. Torniamo allora con la memoria alle Grandi di un passato non cos\u00ec remoto: Brasile, Francia, Argentina, Italia, Olanda, Inghilterra, Paesi dell&#8217;Est\u2026 basta dare un occhio alle formazioni di allora per cogliere la misura della voragine. L\u2019Olanda nel 1992 non vinceva gli Europei con Van Basten, Gullit, Rijkaard, Bergkamp, Witschge, Roy, i Koeman etc. La Francia \u00e8 passata da Zidane, Henry, Pires, Djorkaeff, Anelka, Trezeguet, schifando Cantona e Ginola, al faro offensivo Griezmann<strong>. <\/strong>Il Portogallo non alzava alcun trofeo con Figo, Paulo Sousa, Rui Costa, Deco\u2026 e lo ha fatto agli ultimi Europei con Joao Mario, che sembra il fratello sfortunato di Clarence Seedorf. Il Brasile di Corea e Giappone &#8211; forse la Nazionale pi\u00f9 forte di sempre \u2013 giocava bonito con Roberto Carlos, Cafu, Gilberto Silva, Juninho, Ronaldinho, Rivaldo, Denilson, Kaka e il Fenomeno Lu\u00eds Naz\u00e1rio de Lima, Ronaldo. Giovanni Silva de Oliveira \u2013 che ritengo il pi\u00f9 sontuoso talento inespresso della storia del calcio \u2013 viveva ai margini della Sele\u00e7\u00e3o. Marcio Amoroso e Giovane \u00c9lber\u00a0anche. Ora Neymar &#8211; pur senza dubbio molto dotato, il pi\u00f9 dotato fra gli under 30 &#8211; \u00e8 percepito come un mezzo Messia, bench\u00e9 in quella spedizione sarebbe stato convocato come pop-icon per le fan asiatiche. L&#8217;Inghilterra poco tempo fa intonava God Save the Queen con Rio Ferdinand, Ashley Cole, Terry, Gerrard, Scholes, Hargreaves, Beckham, Lampard, Joe Cole, Owen&#8230; mentre in quella che ho visto in amichevole contro l&#8217;Italia Vinnie Jones potrebbe fare il trequartista. Ma torniamo alla stretta attualit\u00e0 con il match Croazia-Nigeria di pochi giorni fa. Nei Mondiali del 1998 la Croazia schierava, fra gli altri, Tudor, Simic, Jarni, Stanic, Prosine\u010dki, Boban, Bok\u0161i\u0107, Vlaovic, Suker; la Nigeria rispondeva con Babayaro, West, Oliseh, Amokachi, Finidi George, Ikpeba, Jay Jay Okocha. Nel giugno 2018 si fanno tutti le pippe per il pur abile Luka Modri\u0107\u00a0e non mi sorprenderei se questa Croazia arrivasse in finale (specie se dovesse impiegare Marko Pjaca). Okocha, dal canto suo, potrebbe scendere in campo adesso con le ciabatte della Puma ai piedi e due ananas in testa per portare comunque tutti a scuola. L\u2019unica Nazionale che fa chiara eccezione al collasso generalizzato \u00e8 il Belgio, dove c\u2019\u00e8 tanto talento diffuso, bench\u00e9 sarebbe vano cercare la classe di un Vincenzo Scifo, visto il genere calcistico un po\u2019 hipster oriented della compagine. A parte i noti Hazard e Mertens, segnalo il maestoso Leander Dendoncker, capace di aperture da 50 metri con entrambi i piedi, e Adnan Januzaj, che porta in giro il sinistro un po\u2019 alla Savi\u0107evi\u0107. Entrambi giovanissimi, saranno utili negli anni a venire. Fra i possibili protagonisti della altre squadre, mi piace come gioca il crucco del Paris Saint-Germain Julian\u00a0Draxler e riconosco i virtuosismi di\u00a0Kylian Mbapp\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Veniamo allora alle cause di questo degrado. Bench\u00e9 via sia un parte di casualit\u00e0 &#8211; perch\u00e9 il genio \u00e8 ciclico e pu\u00f2 ammassarsi inopinatamente in alcune generazioni e poi svanire per un po&#8217; o magari non ripresentarsi pi\u00f9 nelle concentrazioni cromosomiche di un Maradona &#8211; le scienze applicate ci danno indizi significativi segnalandoci che negli ultimi dieci anni si \u00e8 alzato il \u201cpace\u201d, ovvero il ritmo partita. Ogni giocatore macina pi\u00f9 metri, tocca pi\u00f9 volte il pallone durante un match e ha meno tempo per giocarlo prima che arrivi un oppositore, anche per il contemporaneo \u201csviluppo\u201d tattico che ha portato a squadre sempre pi\u00f9 corte e accorte. Questo determina pi\u00f9 errori in fase di possesso, pi\u00f9 ribaltamenti di fronte, meno virtuosismi creativi e soprattutto ha mutato il codice genetico richiesto. Se ieri un centrocampista poteva alzare la testa e inventare, oggi pu\u00f2 solo \u201crimbalzare\u201d con il massimo possibile dell\u2019energia cinetica verso lo spazio. Quindi essere elastici, magari fatti di gomma, \u00e8 decisivo. E il sublime &#8220;fantasista&#8221; un po&#8217; impettito alla Andy M\u00f6ller, alla\u00a0Riquelme, alla Zorro Boban, per non dire alla Asanovi\u0107&#8230; si \u00e8 estinto. Se osservate, c\u2019\u00e8 un livellamento impressionate nello specimen degli atleti. I giocatori chiamati a portare palla sono sempre pi\u00f9 simili fra loro: bassi di baricentro, rapidissimi palla al piede, abili nell&#8217;uno contro uno, con una frequenza di passo allucinante \u2013 quasi tarantolati &#8211; tosti e \u201cgommosi\u201d appunto, con un fondo eccezionale, capaci di sprint ripetuti a tutto motore e non particolarmente ispirati in fase di rifinitura. Come potrebbe in questo solco nascere e fiorire un Paul Gascoigne? Se Messi ne era l&#8217;inedito presagio &#8211; anche se la prima volta che notai il &#8220;cambio di passo&#8221; in fieri che si stava verificando nel calcio fu con Martin Petrov ai tempi del Wolfsburg \u00a0&#8211; Isco e Douglas Costa ne sono la massima espressione &#8220;standardizzata&#8221;. Andate a vedere come giocava quel geniaccio di\u00a0Iv\u00e1n de la Pe\u00f1a, ma anche il pi\u00f9 dinamico Deco e come gioca Isco: sembrano due discipline diverse giocate sullo stesso campo e con lo stesso attrezzo. Eppure si \u00e8 creato un apparente paradosso. Le necessit\u00e0 imposte dal ritmo forsennato hanno forgiato e preordinato giocatori poi incapaci di &#8220;riprogrammarsi&#8221; in situazioni statiche. Infatti la domanda che sorge spontanea a chi volesse raffinare l\u2019osservazione risulta la seguente: se \u00e8 il ritmo che obbliga a giocate pi\u00f9 rapide e quindi necessariamente meno precise o creative, per quale ragione quando la palla \u00e8 ferma la qualit\u00e0 non torna a brillare? Dove si celano i calciatori piazzati di qualche tempo fa? Vedete dei Ronald Koeman? Dei Beckham? Dei Pernambucano? Dei Pirlo? Totti? Zola? Del Piero? Mihajlovi\u0107? Tsiartas? Veron? Deco? Nakamura? Roberto Carlos? Tutti eccezionali specialisti, eppure tutti diversi fra loro. Oggi ci sono? No. Arriviamo cos\u00ec al punto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A mio giudizio il calcio di oggi \u00e8 un\u2019effigie in movimento della societ\u00e0. Nella contemporaneit\u00e0 la palla \u00e8 la comunicazione. Sono le relazioni. E\u2019 il rapporto con il reale. La palla gira sempre pi\u00f9 veloce perch\u00e9 la digitalizzazione del mondo lo permette e lo rende necessario. Siamo chiamati ad avere riflessi istantanei, a controbattere, a partecipare, senza pi\u00f9 sapere esattamente che cosa vorremmo dire. Non abbiamo pi\u00f9 il tempo per pensarci e anche quando finalmente ci sarebbe, non siamo pi\u00f9 abituati a far congetture. Trovo sempre inaudito contemplare il cassiere del bar vicino a casa che anche quando sono l\u2019unico in fila \u201cperforma\u201d le sue funzioni sbrigativamente, meccanicamente, senza essere pi\u00f9 in grado di rallentare, valutare, conversare. Tutti si muovono in superficie, a pelo dell&#8217;erba, sveltissimi, riproducendo l\u2019esistente, roboticamente, e nessuno ha pi\u00f9 la capacit\u00e0 di alzare la testa. La ferocia livellatrice del mezzo istantaneo sta annullando ogni variazione, ogni segno di individualit\u00e0. Quindi nessuno sa pi\u00f9 immaginare alcunch\u00e9 di alternativo al flusso amministrato e neppure interpretare eventuali cambi di scenario. In conclusione, una societ\u00e0 che macina informazioni e scambi con un ritmo terrificante e senza idee ha prodotto uno sport ricco di efficientissimi robottini e povero di fuoriclasse. Nel calcio le individualit\u00e0 sono sempre pi\u00f9 rare perch\u00e9 nella societ\u00e0 pi\u00f9 individualistica di ogni epoca\u2026 l\u2019individuo sta morendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.s. In calce uno scorcio filmato che \u00e8 l&#8217;immagine plastica di tutto ci\u00f2 che intendevo suggerire:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XO4V1CPMJo4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; encrypted-media\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se in genere scrivo brani piuttosto brevi, oggi vi annoier\u00f2 con un enchir\u00ecdio, un manualetto che medito da molto tempo, ma che trova in questi giorni precisa collocazione. Il tema \u00e8 specifico, la trattazione tecnica e i tanti riferimenti molesteranno i non appassionati, ma credo meriti comunque un\u2019occhiata perch\u00e9 il quadro del particolare \u00e8 raffigurativo del generale. Scriviamo di pallone. Ed \u00e8 la prima volta su queste pagine. Non ho trascurato l\u2019argomento per snobismo, sia chiaro, ma proprio per ci\u00f2 che vengo a dirvi. Nel calcio odierno si riscontra un\u2019avvilente penuria di fuoriclasse. Di giocatori speciali. 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