{"id":2119,"date":"2018-10-04T04:30:47","date_gmt":"2018-10-04T02:30:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=2119"},"modified":"2018-10-05T02:28:05","modified_gmt":"2018-10-05T00:28:05","slug":"creatori-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/10\/04\/creatori-di-lavoro\/","title":{"rendered":"Creatori di lavoro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/10\/2014-22-10-creative-industry-job-losses-e1413972834185.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2120\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/10\/2014-22-10-creative-industry-job-losses-e1413972834185-300x200.jpg\" alt=\"2014-22-10-creative-industry-job-losses-e1413972834185\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/10\/2014-22-10-creative-industry-job-losses-e1413972834185-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/10\/2014-22-10-creative-industry-job-losses-e1413972834185.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel serissimo mondo della societ\u00e0 totale circola da anni un imperativo clich\u00e9, un\u2019impositiva frase fatta, una formula assoluta, che per una volta sarebbe pi\u00f9 esatto esprimere nella perfida lingua anglosassone: \u201cincantation\u201d. Un\u2019incantazione che strega le moltitudini con la sua malia auto-evidente ed evidentemente demente: \u201cBisogna creare posti di lavoro\u201d. Ora, all\u2019uomo pio, al devoto lettore della Bibbia, immantinente salta all\u2019anima la Storia della Creazione in Genesi, in cui Dio vivific\u00f2 il reale dal nulla. Eppure quando si esorta a creare posti di lavoro, non si capisce bene quale sia la divinit\u00e0 laica di riferimento. Tutti gli economisti pi\u00f9 seri e charmant, come Veronica De Romanis, continuano a ripeterci, sacrosantamente, che i veri poveri, i veri diseredati, sono i giovani. In Italia ci sono 1.3 milioni di disoccupati e 5.8 milioni di inattivi fra gli under 35. Quindi la conclusione, altrettanto sacrosanta, \u00e8 appunto: bisogna creare posti di lavoro. Come sanno i pi\u00f9 avvertiti, la problematica non \u00e8 nuova. Se gi\u00e0 nel 1980 Bettino Craxi progett\u00f2 di creare posti di lavoro, pi\u00f9 recentemente nella riunione di primavera del 2013 in quel di Washington D.C., il Fondo Monetario Internazionale \u2013 nelle parole della sua charmantissima direttora, Christine Lagarde &#8211; ha posto al centro la questione su scala planetaria, per dare una risposta agli allora 54 milioni di giovani disoccupati nel mondo: \u00abGlobal solution? We must create jobs\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fra le pessime abitudini che mi riconosco c\u2019\u00e8 quella di archiviare gli articoli pi\u00f9 seri che intercetto, cos\u00ec da poterli poi rileggere alla bisogna. Fra questi ne trovo uno del Sole24, serissimo mattinale economico-finanziario che in data 2 settembre 2017 sdottoreggiava sul futuro: \u00abEcco come Industria 4.0 pu\u00f2 creare oltre 40 mila posti di lavoro\u00bb. Avidamente lessi, non avendo idea di che cosa fosse l\u2019industria 4.0, pur ritenendomi discretamente scolarizzato e smart. Ebbene, fu un\u2019esperienza illuminante. All\u2019inconcussa ferocia del bombardamento di cifre ostili, faceva da contraltare un\u2019inconsistenza, un\u2019evanescenza, una vaghezza di serissime soluzioni da lasciare ammirati per temerariet\u00e0. Come se i franco-britannici, confinati nella sacca di Dunkerque, al posto del mare avessero avuto lava vulcanica e si fossero ingegnati a utilizzarla contro il nemico fabbricando catapulte infernali. Ma rileggiamo insieme:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLa Quarta rivoluzione industriale in Italia potrebbe portare alla perdita del posto di lavoro del 14,9% del totale degli occupati, pari a 3,2 milioni, nell\u2019orizzonte temporale di 15 anni. Partendo da questa stima la ricerca ha calcolato i posti di lavoro persi annualmente per ciascun settore, dal 2018 al 2033, la riduzione dei consumi associata alla perdita di occupazione, l\u2019effetto della riduzione dei consumi sul valore aggiunto e di conseguenza sul gettito fiscale. Trattandosi di stime la ricerca ha definito dei range di impatto, in 15 anni, e ipotizzando tre diversi scenari: lo scenario Base, il Conservativo e l\u2019Accelerato. Posizionandoci nello Scenario Base, la contrazione dei consumi sar\u00e0 pari a 1,7 miliardi di euro all\u2019anno nel primo lustro, 2,9 miliardi nel secondo e 3,8 miliardi nel terzo. La contrazione del Pil nel primo lustro \u00e8 pari a 2,8 miliardi di euro all\u2019anno (0,18 punti di Pil), sale a 4,9 miliardi nel secondo lustro (0,31 punti di Pil) e arriva a 6,3 miliardi nel terzo lustro (0,39 punti di Pil). Una contrazione del Pil si traduce in una perdita di gettito fiscale, che sar\u00e0 pari a 1,2 miliardi nel primo lustro, 2,1 nel secondo e 2,7 nel terzo. Affinch\u00e9 l\u2019Italia sia in grado di cogliere le opportunit\u00e0 offerte da automazione e innovazione, creando nuovi posti di lavoro ad alto valore aggiunto in sostituzione di quelli persi, \u00e8 necessario gestire il cambiamento invece che subirlo. Come?\u00bb.<\/p>\n<p>Accistruzzi! Ma l&#8217;innovazione ci regala opportunit\u00e0, non ne dubitavo!<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 questo il contenuto di una ricerca sulla \u201ctecnologia e lavoro\u201d predisposta da Ambrosetti e presentata al Workshop annuale a Cernobbio con la collaborazione del professor Carl Benedict Frey dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford, autore di una pubblicazione sul futuro dell\u2019occupazione e di quanto siano suscettibili i posti di lavoro ad essere sostituiti dalle macchine. Uno studio che apre un approfondimento sul tema anche grazie al contributo di Nicola Rossi, professore all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata secondo cui l\u2019automazione della quarta rivoluzione industriale \u00e8 un tema affrontabile se la politica lo prende sul serio e non usa atteggiamenti difensivi\u00bb.<\/p>\n<p>Oh, finalmente contrattacchiamo, \u00e0 la guerre comme \u00e0 la guerre!<\/p>\n<p>\u00abPartendo dalla stima dei posti di lavoro a rischio nel primo lustro e ponendoci nello scenario Base, per bilanciare la perdita prevista, l\u2019Italia dovrebbe creare 41.449 nuovi posti di lavoro all\u2019anno\u00bb.<\/p>\n<p>Mecojoni! Sembrano tanti, bench\u00e9 pochini rispetto ai milioni di cui sopra. Ma chi li crea? In che modo?<\/p>\n<p>\u00abPer creare nuovi posti di lavoro ad alto valore aggiunto Ambrosetti ha formulato due proposte per gestire il cambiamento. La prima \u00e8 l\u2019incentivazione degli investimenti per l\u2019Industria 4.0, essenziali per collocare l\u2019Italia tra i Paesi early adopter delle innovazioni tecnologiche\u00bb.<\/p>\n<p>Eh?!? Early adopter?! E tutti quei \u201cper\u201d che cosa sono, un moltiplicatore? Ma poi che minchia \u00e8 l\u2019Industria 4.0?!?<\/p>\n<p>\u00abLa seconda proposta riguarda la promozione di attivit\u00e0 di formazione e aggiornamento permanente su temi legati alle nuove tecnologie. In questo ambito, due sono le aree: da una parte \u00e8 necessario adeguare i piani di studio universitari alle nuove esigenze delle imprese (la Commissione europea stima in 700.000 i nuovi posti di lavoro entro il 2020 nei settori ad alta tecnologia e fino a 450.000 le nuove figure professionali con competenze multidisciplinari \u2013 digitali, materiali, manifattura additiva, biotecnologia, nanotecnologia e fotonica); dall\u2019altra parte \u00e8 importante che i lavoratori possano, con dei corsi permanenti, aggiornarsi in modo da rimanere competitivi sul mercato del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>Ahahahah! La proposta ha creato ilarit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per fortuna avevo salvato un altro articolo molto serio, sempre del Sole24 ore, in data 15 aprile 2016, la cui lettura dev\u2019essere sfuggita agli analisti di cui sopra, che sparano fiduciosi con la catapulta fotonica delle competenze multidisciplinari: \u00abIn un focus sulle \u201cAdult skills\u201d pubblicato nei giorni scorsi, la percentuale dei 16-65enni italiani con scarse capacit\u00e0 di lettura e comprensione di un testo arriva al 28%, contro una media Ocse che non supera il 15%\u00bb. Sempre il Sole24 si \u00e8 mostrato molto addentro all\u2019analfabetismo funzionale, tanto da angosciarci con dati inequivocabili: \u00abGli analfabeti funzionali o low skilled in Italia sono pi\u00f9 del 47% della popolazione\u00bb. Met\u00e0 Paese di analfabeti funzionali o low skilled o rincoglioniti. Credo sia chiaro anche a uno di essi, che se non si \u00e8 in grado di comprendere le istruzioni del vibratore, difficilmente si potranno cogliere le opportunit\u00e0 della manifattura additiva, della biotecnologia, della nanotecnologia e della fotonica. Sar\u00e0 verosimilmente complicato risolvere il problema della disoccupazione di massa convertendo milioni di nullafacenti funzionali in nanomedici, genetisti, architetti planetari&#8230; o anche solo in personal shopper per bambine smorfiose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 sembrerebbe irresistibilmente ironico. E che sollazzo portare questi \u201ccreativi del lavoro\u201d a contatto con i nuovi impiegati rincoglioniti, resi inetti da quella stessa digitalizzazione che ora pretende skills, competitivit\u00e0. Sempre ironico sarebbe constatare come gli stessi che oggi allarmano sull\u2019esigenza di creare new jobs, siano stati i giulivi distruttori dei vecchi mestieri, le cui skills si erano tramandate di padre in figlio per secoli e che ora sono appannaggio di cinesi e rumeni. Un pragmatico benpensante deciso a dire no all\u2019assistenzialismo organizzato per gli italiani senza lavoro \u2013 perch\u00e9 quello dedicato agli stranieri \u00e8 naturalmente sacrosanto \u2013 forse suggerirebbe di investire in opere pubbliche, come inizio; magari nella messa a norma delle tante scuole che versano in condizioni precarie. Farlo, pur senza creare alcunch\u00e9, aprirebbe spazio a posti di lavoro, in effetti. E che genere di job profiles verrebbero richiesti? Muratori, carpentieri, scagliolisti, renaioli, imbianchini, etc. Profili molto 4.0, immagino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cocciutamente mi rifugio nell\u2019ironia, amici miei, non fosse che l\u2019ironia \u00e8 diventata impossibile assolutamente. Non c\u2019\u00e8 fessura nella roccia di ci\u00f2 che \u00e8, su cui possa pi\u00f9 far presa l\u2019artiglio dell\u2019ironico. Dietro chi precipita riecheggia la risata di scherno del perfido oggetto che lo ha reso impotente. Il gesto del reale irrazionale \u00e8 quello che il mondo rivolge a ciascuna delle sue vittime, e l\u2019intesa trascendentale, che \u00e8 immanente all\u2019ironia e su questo blog ci lega a priori, diventa ridicola di fronte all\u2019intesa reale di coloro che essa dovrebbe attaccare. La sanguinosa e cretina seriet\u00e0 della societ\u00e0 totale ha assassinato la sua contro-istanza. Ed ora \u00e8 libera di creare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel serissimo mondo della societ\u00e0 totale circola da anni un imperativo clich\u00e9, un\u2019impositiva frase fatta, una formula assoluta, che per una volta sarebbe pi\u00f9 esatto esprimere nella perfida lingua anglosassone: \u201cincantation\u201d. Un\u2019incantazione che strega le moltitudini con la sua malia auto-evidente ed evidentemente demente: \u201cBisogna creare posti di lavoro\u201d. Ora, all\u2019uomo pio, al devoto lettore della Bibbia, immantinente salta all\u2019anima la Storia della Creazione in Genesi, in cui Dio vivific\u00f2 il reale dal nulla. Eppure quando si esorta a creare posti di lavoro, non si capisce bene quale sia la divinit\u00e0 laica di riferimento. 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