{"id":215,"date":"2017-04-04T17:49:51","date_gmt":"2017-04-04T15:49:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=215"},"modified":"2017-04-04T19:53:06","modified_gmt":"2017-04-04T17:53:06","slug":"salone-del-mobile-artisti-dellinstallazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/04\/04\/salone-del-mobile-artisti-dellinstallazione\/","title":{"rendered":"Salone del Mobile: artisti dell&#8217;installazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/14853057-large.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-216\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/14853057-large-300x202.jpg\" alt=\"14853057-large\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/14853057-large-300x202.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/14853057-large.jpg 618w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quest\u2019anno mi ero ripromesso di ignorare il Salone del Mobile, non tanto per snobismo gratuito, quanto per un\u2019assoluta inadeguatezza a intercettarne gli impulsi culturali o a comprenderne i cerimoniali; ma un testimone \u00e8 pur sempre comandato a testimoniare anche a beneficio di chi presagisce le stesse perplessit\u00e0. La fiera internazionale, giunta alla sua 56esima edizione, \u00e8 rimarchevole, ben organizzata e capace di convogliare il mondo intero in Italia. Inoltre, nel prosieguo conviviale e metropolitano del Fuorisalone apre al pubblico luoghi di Milano solitamente inaccessibili o negletti, vivacizzandoli con \u00abeventi\u00bb\u2013 accezione lessicale che ho sotto la coda come un mazzo di ortiche &#8211; meritoriamente azzimati da cocktail, musica, degustazioni e belle fighe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cionondimeno, il melting pot ipertrofico e iperconcentrato crea qualche cortocircuito. Un tempo la lingua franca del business come del design era l&#8217;inglese; oggi \u2013 e lo affermo con la dovuta solidariet\u00e0 verso la distinzione gay che ne subisce i contraccolpi di immagine \u2013 \u00e8 il ricchionese: se ti agiti tarantolino e super excited, svolazzi con le mani e strilli \u00abso creative!\u00bb&#8230; fai amicizia. Se vesti classico, non ti scomponi e parli a bassa voce ti guardano come fossi una mummia uscita dalle catacombe dei Cappuccini di Palermo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono poi molte parole e polirematiche macchiettistiche che circolano nell&#8217;aria, fra le quali la pi\u00f9 farneticante \u00e8 senz&#8217;altro \u00abartista\u00bb. Fino a qualche anno fa ci si limitava a creativo, ora si fa sul serio. C\u2019\u00e8 l\u2019artista dell\u2019abat-jour (vero genio della lampada), l\u2019artista del pouf, l\u2019artista della seduta e quello del bidet. Tutti maestri, virtuosi dello \u00abspazio\u00bb; altro vocabolo al quale bisogna addestrarsi come all&#8217;assenza di gravit\u00e0 per vivere autenticamente l&#8217;esperienza. Per cui, mi capirete, vale la pena documentarsi, accorrere e andare di corsa. Antipatiche zavorre all\u2019estro si rivelano la stanchezza, l\u2019affanno, le sfibranti maratone fra stand e padiglioni. Le distanze sono aeroportuali, la folla, i tacchi, le zeppe, i primi caldi e le fatiche fotografiche pro Instagram (poco fa ho visto immortalare due volte il cartellino \u00abcotto e squacquerone\u00bb di una piadina arrotolata) rischiano di fiaccare l\u2019immaginazione. Anche la proverbiale esuberanza del presidente Mattarella \u00e8 apparsa infatti a buon diritto svigorita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Provvidenzialmente, se c&#8217;\u00e8 qualcosa che proprio non manca in un Salone del mobile sono sedie, poltrone, divani e chaise-longue. Bene. Sono allo stand Poliform, in un raro angolo di urbana costumatezza, allorch\u00e9 noto una guida italiana che con grande affabilit\u00e0 e rigore descrittivo porta in tour un big client asiatico molto austero e ch\u00e1n; lo addottora su collezioni e lavorazioni, materiali e suggestioni, tradizione e innovazione, fin quando arriva alla stanza da letto dove si trova costretta a dover spiegare l&#8217;inopinata installazione: un giovane visitatore catalano in pinocchietti mimetico-bracaloni, calzino lavanda alla caviglia e visiera \u00abLos Fastidios\u00bb semisvenuto sull\u2019iconico Jacqueline bed, design Jean-Marie Massaud&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quest\u2019anno mi ero ripromesso di ignorare il Salone del Mobile, non tanto per snobismo gratuito, quanto per un\u2019assoluta inadeguatezza a intercettarne gli impulsi culturali o a comprenderne i cerimoniali; ma un testimone \u00e8 pur sempre comandato a testimoniare anche a beneficio di chi presagisce le stesse perplessit\u00e0. La fiera internazionale, giunta alla sua 56esima edizione, \u00e8 rimarchevole, ben organizzata e capace di convogliare il mondo intero in Italia. Inoltre, nel prosieguo conviviale e metropolitano del Fuorisalone apre al pubblico luoghi di Milano solitamente inaccessibili o negletti, vivacizzandoli con \u00abeventi\u00bb\u2013 accezione lessicale che ho sotto la coda come un mazzo di [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/04\/04\/salone-del-mobile-artisti-dellinstallazione\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1096,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480,87,170365],"tags":[68059,18229,249,11713],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/215"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1096"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=215"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/215\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":228,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/215\/revisions\/228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}