{"id":2454,"date":"2018-11-03T01:42:56","date_gmt":"2018-11-03T00:42:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=2454"},"modified":"2018-11-03T09:24:35","modified_gmt":"2018-11-03T08:24:35","slug":"la-neutralita-liberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/11\/03\/la-neutralita-liberale\/","title":{"rendered":"La neutralit\u00e0 liberale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/essential-orwell.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2455\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/essential-orwell-300x157.jpg\" alt=\"essential-orwell\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/essential-orwell-300x157.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/essential-orwell.jpg 840w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il pi\u00f9 stupido e malefico strumento di propaganda politica in fieri, congegnato per azzerare ogni opposizione, \u00e8 la presunzione di vivere in uno Stato di neutralit\u00e0 liberale. Ovvero la credenza, eterodiretta, che nelle democrazie liberali le istituzioni siano neutrali rispetto a idee controverse del bene e quindi giuste. Nelle scorse settimane il viceministro Luigi Di Maio \u00e8 stato lungamente deriso dalla stampa e su Internet per aver dichiarato quanto segue: \u00abIl reddito di cittadinanza sar\u00e0 erogato su una carta che garantisce tracciabilit\u00e0. Cos\u00ec si impedisce l\u2019evasione e le spese immorali\u00bb. L\u2019ingenuit\u00e0 intellettuale del 5Stelle gli ha impedito di scorgere in quel \u201cimmorali\u201d una debolezza semantica su cui i capovaccai pi\u00f9 salivanti si sarebbero tosto gettati. Ma ora non voglio perdere tempo con le sciocchezze di saputelle asine e sciapide come la Serafini o con le freddure, pur sapide, di Spinoza.it, perch\u00e9 il tema \u00e8 fra i pi\u00f9 seri. Quindi \u00e8 utile esordire con la personificazione della neutralit\u00e0 critica &#8211; presupposta anch\u2019essa &#8211; per comprendere lo spirito del tempo. Mi servir\u00f2 dunque delle parole del noto notista Massimo Franco, pronunciate a tal proposito chez Gruber: \u00abIo, onestamente, non mi permetto di giudicare n\u00e9 cos\u2019\u00e8 morale n\u00e9 cos\u2019\u00e8 immorale, registro solo che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 grande confusione\u00bb. In questa premessa operativa registro solo che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 l\u2019assioma del comando. Perch\u00e9 in quel \u00abio non mi permetto\u00bb, si legge, in filigrana: \u00abIl governo non deve permettersi, Di Maio non deve permettersi, nessuno deve permettersi di ostruire la \u201cmorale\u201d operante con una morale alternativa!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ebbene, se questo rivendicato minimalismo morale dello Stato servisse da minimo comun denominatore del vivere insieme, kantianamente inteso come prerequisito alla libera formazione e al libero esercizio dell\u2019autonomia individuale, sarebbe benemerito, per quanto forse velleitario in democrazie di massa dove i singoli sono disincentivati al vaglio critico \u2013 vedremo come \u2013 e nella maggioranza dei casi si limitano a muoversi per imitazione modaiola anche nella scelta dei valori. Ma chiunque osservi questa imparzialit\u00e0 da spettatore attento riconoscer\u00e0 l\u2019ambiente artificiale del palcoscenico, i cartoni della scenografia bidimensionale di una tragifarsa collettiva che gira il mondo con il medesimo carrozzone, replicando senza posa lo stesso tristo spettacolo di parte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni giudizio sedicente \u201cneutrale\u201d \u00e8 infatti un\u2019affermazione precisa sull\u2019idea di buona vita, violentemente settaria. O meglio: una difesa, un catenaccio, un\u2019arcigna protezione dello status quo. L\u2019impalcatura, gi\u00e0 scricchiolante, collasser\u00e0 quando la tesi neutralista di una societ\u00e0 multiculturale impatter\u00e0 con culture poco avvezze a riconoscere i valori degli altri. Sar\u00e0 giovevole osservare, nella cruda pratica quotidiana, la cooperazione sulla base della sola forza dei diritti di autonomia e in assenza di un accordo sulla validit\u00e0 morale delle pratiche che quei diritti consentono. Per esempio, vedendo interagire un anziano padre islamico con il proprio figlio, omosessuale maturo e pronto a presentargli il giovane fidanzato Pablo. Oppure un\u2019educatrice femminista impegnata a spiegare ad un consesso di adulti pakistani che qui da noi non \u00e8 concesso legare al letto le minorenni. E personalmente non sto pi\u00f9 nelle flanelle in attesa di vedere la mia condomina del terzo piano, fondamentalista della raccolta differenziata, addottorare il rissoso congolese dell\u2019Arco su dove smaltire un braccio scapezzato a colpi di machete, se nell\u2019umido o nell\u2019inorganico. Ma le frizioni multiculturali rappresentano soltanto la mefistofelica (o provvidenziale?) spiegazione dell\u2019eterogenesi dei fini. Torniamo dunque alle consapevoli conquiste del 900 e alla neutralit\u00e0 liberale utilizzando l\u2019esempio dell\u2019aborto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella coscienza acritica collettiva \u2013 ovvero l\u2019insieme dei diktat di dominio felicemente introiettati \u2013 la politica non pu\u00f2 imporre una particolare concezione morale, indipendentemente da quanto condivisa, dal momento che nessun individuo dovrebbe essere costretto ad abdicare alla libert\u00e0 di prendere decisioni semplicemente perch\u00e9 le sue preferenze di valore non sono condivise da chi, in un determinato momento, rappresenta la maggioranza. Il governo, dunque, deve mantenersi neutrale rispetto alle concezioni della buona vita dei cittadini al fine di rispettare la capacit\u00e0 dei singoli di scegliere autonomamente i propri valori e le proprie relazioni. Malauguratamente, in questa \u201cneutralit\u00e0\u201d c\u2019\u00e8 un giudizio di valore sottostante e dirimente: il feto non vive. Il feto non \u00e8 una persona, neppure una persona in potenza &#8211; cui sarebbe assassinato a freddo ogni futuro &#8211; piuttosto un mero ostacolo di intralcio alla libert\u00e0 della madre; \u00e8 quindi legale e legittimo potersene sbarazzare. Esiste un\u2019affermazione di principio pi\u00f9 assoluta e al contempo pi\u00f9 parziale di questa? Ma poniamo l\u2019interpretazione temperata della controversia: il feto vive, ha dei diritti, ma i suoi diritti sono in competizione con quelli della madre e nessuno, fuorch\u00e9 lei, pu\u00f2 decidere quali debbano prevalere. Lo Stato lascia dunque alla madre il diritto di scegliere. Questa \u00e8 neutralit\u00e0? Se io intitolassi una puntata del blog \u201cAbortire \u00e8 uccidere\u201d, plausibilmente verrei invitato a rettificare dalla direzione e in caso contrario, minacciato di morte da qualche lettore. Oggi l\u2019aborto \u00e8 legale, legittimo, approvato. Ma in questa legittimazione non c\u2019\u00e8 neutralit\u00e0 morale, affatto. C\u2019\u00e8 una brutale asserzione: i diritti della madre possono essere esercitati contro i diritti del feto, mentre il contrario non \u00e8 possibile. E chi pretende di difendere i diritti del feto contro quelli della madre, non ne ha il diritto: \u00e8 anzi messaggero di una nuova calata dei Longobardi, un barbaro, un sottosviluppato indegno di vivere in tempi di progresso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prendiamo un altro esempio, contiguo: l\u2019emancipazione femminile. Sullo scenario occidentale contemporaneo, una donna lavora e, lavorando, trascura i figli. E\u2019 costume. E pi\u00f9 la societ\u00e0 \u00e8 avanzata, pi\u00f9 \u00e8 costume. Un determinato esecutivo, anche appoggiato dagli elettori, non potrebbe mai imporre alle madri di prendersi cura dei figli a tempo pieno, perch\u00e9 cesserebbe di essere neutrale rispetto a visioni concorrenti e controverse dell\u2019idea di buona vita. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Dietro una circostanza spacciata come \u201cmoralmente indifferente\u201d vi sono ancora due affermazione di principio, due affezioni morali striscianti: la realizzazione professionale ha eguale dignit\u00e0 della realizzazione come madre; il diritto alla libera scelta della madre prevale sul diritto alla libera scelta dei figli &#8211; che magari vorrebbero la mamma accanto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pur avendo sedimentate opinioni a riguardo, non \u00e8 mia intenzione disquisire sulla legittimit\u00e0 dell\u2019aborto o della madre in carriera, quanto di far emergere la falsa neutralit\u00e0 di dominio. Calata dall\u2019alto e poi issata dal basso come \u201cliberale\u201d, difesa con la proverbiale equanimit\u00e0 della magistratura e diffusa con la celebrata terziet\u00e0 degli organi di informazione, ma che oggi galleggia nello stagno putrescente del dibattito pubblico come uno stronzo. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 l\u2019intelligenza \u00e8 una categoria morale in grado di governarsi, cos\u00ec come la stupidit\u00e0 \u00e8 una categoria immorale che rivela irriducibilmente se stessa. L\u2019intelligenza, come forza del giudizio, si oppone a ci\u00f2 che di volta in volta \u00e8 gi\u00e0 imposto. La facolt\u00e0 del giudizio, che resiste agli impulsi mimetici, rende giustizia agli impulsi pi\u00f9 nobili che spingono verso un\u2019autentica autonomia, resistendo alle pressioni del conformismo sociale. Alla giornalista e conduttrice Lilli Gruber &#8211; che lanciando il punto di Paolo Pagliaro domandava, con il caratteristico tono da interrogazione retorica: \u00abMa Di Maio ha davvero il diritto di dirci che cosa \u00e8 morale oppure no?\u00bb \u2013 e a tutte le deliziose anime sicure di abitare in una Stato di neutralit\u00e0 liberale, dev\u2019essere infatti sfuggita un\u2019ulteriore minuzia: noi tutti viviamo &#8211; e loro sembrano integrate a meraviglia &#8211; sotto la sultan\u00eca della political correctness. E che cos\u2019\u00e8 il politicamente corretto se non una dottrina che delibera su quale debba essere la buona vita per tutti?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una dottrina aggressiva che si auto-attribuisce il diritto di dirci che cosa \u00e8 morale e che cosa non lo \u00e8. Dogmatica. Intollerante. Totalitaria. Totalitaria perch\u00e9 come prima cosa ha ridefinito le regole d\u2019ingaggio e cos\u00ec facendo ha manipolato il gioco. Lo scopo &#8211; da che dominio esiste in un orizzonte sociale &#8211; \u00e8 l\u2019annullamento del senso critico, prerequisito di ogni opposizione. E come si pu\u00f2 fare per annullare lo spirito critico, che per definizione si sottrae agli argomenti della forza? Con l\u2019arma della falsa virt\u00f9, ad esempio, che disinnesca ogni critica con il senso di colpa e il timore della rappresaglia del collettivo, rendendone impossibile la deflagrazione creativa. Per cui si prende un\u2019idea buona, umanissima, inattaccabile \u2013 difendere i deboli, le categorie svantaggiate, gli oppressi \u2013 e la si estende fino al punto in cui ogni critica, disapprovazione, giudizio, diviene biasimevole, scorretto, soggetto a censura. Si prosciuga persino l\u2019umorismo, come spiegava splendidamente John Cleese, poich\u00e9 ogni forma di satira \u00e8 indissolubilmente critica. Per cui se prima di elargire una freddura io devo fermarmi pensando, \u00aboh cielo no, non posso rischiare di offendere questi, non posso rischiare di offendere quelli!\u00bb, l\u2019umorismo si volatilizza, con esso il senso delle proporzioni e ci ritroviamo vicini a un incubo orwelliano. Oppure con la ricerca della Verit\u00e0, di cui il sultanato corretto ha ovviamente il monopolio, perch\u00e9 la Verit\u00e0 \u00e8 \u201cneutra\u201d, \u201coggettiva\u201d, non ammette pluralismi neppure nel regno del pluralismo. Ricerca a tal punto necessaria da giustificare soppressioni multimediali, sguinzagliando spie a caccia di fake news, ovvero di trasgressori che mettono in discussione quel monopolio. Per realizzare il rincoglionimento definitivo del singolo, premessa necessaria all&#8217;affermazione della stupidit\u00e0 planetaria, \u00e8 bene che quest\u2019ultimo sia incapace di negare consapevolmente la potenza apparentemente \u201cneutrale\u201d e fatale del decorso storico. Frasi come \u00abl\u2019immigrazione di massa \u00e8 inevitabile\u00bb, pronunciate dalla vicina di casa come dal giornalista progressista, ne rappresentano un esempio di successo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Annullando il senso critico, l\u2019autonomia del singolo non fa pi\u00f9 alcuna paura ai manovratori sovranazionali e gli Stati possono tornare a esercitare la loro falsa neutralit\u00e0, lasciando i cittadini liberi senza libert\u00e0, ammessi a scegliere fra alternative gi\u00e0 vagliate in precedenza da altri. Si edifica cos\u00ec l\u2019illusione dell\u2019emancipazione democratica, dove la mano genitoriale dei &#8220;tecnici&#8221;, degli &#8220;amministratori&#8221;, dei &#8220;burocrati&#8221; &#8211; entit\u00e0 neutrali e bonarie per eccellenza &#8211; \u00e8 sempre pronta a correggere le eventuali ragazzate dei popoli. La neutralit\u00e0 liberale \u00e8 dunque il nome che il dominio d\u00e0 alla propria faziosit\u00e0 illiberale. Che dopo aver prosciugato il senso critico delle moltitudini, le ha addomesticate con briciole di un\u2019indipendenza degna di animali da cortile e con la verga della ritorsione generale, affermandosi dunque come prassi morale del male. Un male stupido e instancabile, che combatte per annientare ogni intelligenza sopravvissuta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il pi\u00f9 stupido e malefico strumento di propaganda politica in fieri, congegnato per azzerare ogni opposizione, \u00e8 la presunzione di vivere in uno Stato di neutralit\u00e0 liberale. 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