{"id":2487,"date":"2018-11-07T03:20:26","date_gmt":"2018-11-07T02:20:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=2487"},"modified":"2018-11-08T14:13:51","modified_gmt":"2018-11-08T13:13:51","slug":"maratona-mentana-di-meta-mandato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2018\/11\/07\/maratona-mentana-di-meta-mandato\/","title":{"rendered":"Maratona Mentana di met\u00e0 mandato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/Election_2014-590x324.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2488\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/Election_2014-590x324-300x165.jpg\" alt=\"Election_2014-590x324\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/Election_2014-590x324-300x165.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2018\/11\/Election_2014-590x324.jpg 590w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per seguire le elezioni statunitensi di met\u00e0 mandato ci sintonizziamo su La7, pronti ad abbandonarci fra le braccia di un giornalismo equanime, fattuale, lontano da ogni settarismo, da ogni faziosit\u00e0. Eloquente conferma in tal senso era giunta gi\u00e0 ieri sera, con il documentario Fahrenhheit 11\/9 di Michael Moore, scelto come rito iniziatico al main event precisamente per quel suo approccio spassionato alle vicende Usa. Nel simpatico nido di cornacchie della Rete, in esordio spicca il perennemente appollaiato e sempre pi\u00f9 attapirato Marco Damilano. Bench\u00e9 il suo Espresso sembri ormai a fine corsa, il direttore pontifica sempre con una certa prosopopea, sferrando stoccate di vaccinara e testosterone ad Alessandra Sardoni, inviata pertinentemente in Texas, dove il suo romanesco salsiccia e fagioli \u00e8 di casa. Sono infatti i collegamenti a stimolare nel maschio telespettatore il pi\u00f9 conservatore fra i gesti scaramantici: toccarsi le balle. E non per partigianeria trumpiana, ma per il semplice fatto che si vedono le facce di Maurizio Molinari e Aldo Cazzullo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il direttore della Stampa \u00e8 ancora devastato dagli avvenimenti del 2006 e sembra sempre un maniacale collezionista di francobolli che ha appena scoperto urina di gatto sul suo Red Mercury. Memorabile il suo rotacismo liberal, reso ancor pi\u00f9 tremebondo dall\u2019avanzare repubblicano, impiegato in virtuose sequenza come: \u00abAchevata, pivatata e divovata\u00bb. Pi\u00f9 arzillo Cazzullo da New York, bench\u00e9 tutto stropicciato e ancora convinto che Trump sia un\u2019anomalia. Perch\u00e9 lo si riteneva un improbabile. Una persona di cui si ride. Valutazioni che affermate a 24 anni dalla discesa in campo di Berlusconi &#8211; trattato perennemente allo stesso modo &#8211; fanno capire quanta acuzie vibri ancora nel discernimento cazzulliano. Se il verbo della serata \u00e8 sicuramente \u201cpolarizzare\u201d, ripetuto senza posa in tutte le sue coniugazioni, anche sintagmi come \u00abcavalcare la paura\u00bb, \u00abl\u2019America profonda\u00bb, \u00abi voti di pancia\u00bb, vengono liberati con la consueta generosit\u00e0. Vista l\u2019inopinata assenza di Paola Peduzzi, l\u2019unica donna in studio \u00e8 la giovane professoressa Marina Calculli, che sculaccerei amorevolmente con una copia di The American Spectator. Damiano Ficoneri dalla Flor\u00ecda, come pronuncia un Franco Bechis molto 3.0, con una voce rotta dall\u2019emozione e capace di stimolare nel pubblico femminile urletti eccitati, ci ragguaglia sul probabile trionfo di Nelson. Ma la pi\u00f9 esatta centratura dei fatti ci viene ineluttabilmente offerta da Mario Sechi, sempre lucido voyeur degli spogli notturni: \u00abNelson \u00e8 senza alcun dubbio favoritissimo, diciamolo\u00bb, e qui sono i democratici a toccarsi le balle, perch\u00e9 Sechi \u00e8 il Fassino degli analisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chicco padroneggia lo studio e i collegamenti da par suo, si muove fra le cattedre con l&#8217;indolente elasticit\u00e0 del coguaro, ma \u00e8 sempre reattivo, dialetticamente graffiante, implacabile predatore della notizia: prende per il culo i mezzi nerd\/mezzi hipster seduti ai tablet, parla della tensione sessuale fra Sardoni e Damilano e fulmineamente tuona: \u00abNelson pari!\u00bb. Mentre la battaglia sulla Camera \u00e8 ancora apertissima a due ore dall\u2019inizio dello spoglio, resta solo una certezza cui aggrapparsi, come ci spiega Calculli: \u00abLa delegittimazione della parola degli esperti, dei giornalisti, decentralizzazione dei poli che fanno struttura, che creano opinioni, che spostavano le opinioni delle masse, di cui ora non ci si fida pi\u00f9\u00bb. E come sar\u00e0 successo? Strattonati come siamo dalla parola degli esperti in studio, capaci di strutturarci, non ce ne facciamo una ragione. Il mistero resta impenetrabile. Quasi come sarebbe una nuova vittoria repubblicana in Florida.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per seguire le elezioni statunitensi di met\u00e0 mandato ci sintonizziamo su La7, pronti ad abbandonarci fra le braccia di un giornalismo equanime, fattuale, lontano da ogni settarismo, da ogni faziosit\u00e0. Eloquente conferma in tal senso era giunta gi\u00e0 ieri sera, con il documentario Fahrenhheit 11\/9 di Michael Moore, scelto come rito iniziatico al main event precisamente per quel suo approccio spassionato alle vicende Usa. Nel simpatico nido di cornacchie della Rete, in esordio spicca il perennemente appollaiato e sempre pi\u00f9 attapirato Marco Damilano. 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