{"id":3127,"date":"2019-06-05T05:14:02","date_gmt":"2019-06-05T03:14:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=3127"},"modified":"2019-06-05T05:49:15","modified_gmt":"2019-06-05T03:49:15","slug":"un-de-bortoli-sovranista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2019\/06\/05\/un-de-bortoli-sovranista\/","title":{"rendered":"Un de Bortoli sovranista"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/06\/pol04f1-9907326f1-12-u430605845976550ce-u4328065812383785h-1224x916-corriere-web-sezioni-593x443.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3128\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/06\/pol04f1-9907326f1-12-u430605845976550ce-u4328065812383785h-1224x916-corriere-web-sezioni-593x443-300x224.jpg\" alt=\"pol04f1-9907326f1-12-u430605845976550ce-u4328065812383785h-1224x916-corriere-web-sezioni-593x443\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/06\/pol04f1-9907326f1-12-u430605845976550ce-u4328065812383785h-1224x916-corriere-web-sezioni-593x443-300x224.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/06\/pol04f1-9907326f1-12-u430605845976550ce-u4328065812383785h-1224x916-corriere-web-sezioni-593x443.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come queste pagine hanno pi\u00f9 volte rimarcato \u2013 forse ingenerosamente \u2013 i \u201cbobo\u201d italiani sono una ghenga di repellenti e pretenziosi inetti. Tuttavia capita di incrociare anche qualche raziocinante gentiluomo. E\u2019 il caso di Paolo Mieli, per esempio, o di Ferruccio de Bortoli, che seguo da anni con interesse e di cui ho letto il recente \u201cI giovani invisibili d\u2019Italia\u201d. Ferruccio &#8211; gi\u00e0 dal nome, dall&#8217;acconciatura, dal raffinato rotacismo e dalla stanghetta degli occhiali portata alla bocca con fare meditabondo &#8211; \u00e8 un bourgeois-boh\u00e8me autentico, per cui gli va assegnata un\u2019autorevolezza sconosciuta a molti puzzacchiotti colleghi di salotti. Tuttavia fatico a comprendere quale possa essere la sua idea di societ\u00e0, la sua \u201cvision\u201d &#8211; come amano scrivere gli addottorati alla Columbia &#8211; che dovrebbe poi essere comune all\u2019intelligh\u00e8nzia liberal intercontinentale tutta. De Bortoli \u00e8 allarmato dalla svelta fuga di giovani che si sta manifestando in Italia: nel 2018 sono andati all\u2019estero ben 120mila ragazzi, ci rammenta. \u00abIn altri tempi avrebbero manifestato in piazza, mentre oggi se ne vanno silenziosamente\u00bb, sottolinea Ferruccio. L\u2019Italia invecchia e i migliori talenti scappano alla chetichella. L\u2019ex direttore del Corriere si lagna fugacemente anche del fatto che, per sostituirli, importiamo immigrati poco qualificati, con una quota di laureati fra le pi\u00f9 basse d\u2019Europa. Un\u2019emergenza italiana, insomma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bench\u00e9 l&#8217;autorevole giornalista affermi argomenti incontrovertibili, sono confuso, quasi allocchito. Ma non eravamo tutti europei e come centinaia di milioni di nostri compatrioti non pensavamo che l\u2019Europa fosse il nostro destino, il nostro progetto e la nostra speranza? Gli Stati nazionali non rappresentavano un retaggio medievale, impregnato di istinti belligeranti? La generazione Erasmus non ci aveva fatto comprendere come l\u2019Europa fosse l\u2019orizzonte naturale dei nostri ragazzi, che fra sudate carte, sbronze e scazzottate, sognavano e sognano un romanzo di formazione senza confini? Mi pareva questa la \u201cnarrazione\u201d ufficiale, come ama dire il dandy di Durazzo. Non \u00e8 dunque normale che una comunit\u00e0 dal piglio cosmopolita si compiaccia del dinamismo dei propri ragazzi, capaci di garantire ai propri talenti la cittadinanza del mondo? E poi sui migranti: pensare di selezionare un insediamento qualificato puzza di apartheid. Vogliamo fare un test di ingresso a chi si \u00e8 appena lasciato alle spalle l\u2019inferno? Vogliamo chiedere a un nigeriano appena sceso dal barcone quante lingue parla, che percorso accademico ha svolto, se sa maneggiare una brugola? Non mi pare la via giusta per restare umani. Domando dunque a Ferruccio de Bortoli e a chi ne condivide il sentire intellettuale: non trovate sia un approccio biecamente sovranista?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come queste pagine hanno pi\u00f9 volte rimarcato \u2013 forse ingenerosamente \u2013 i \u201cbobo\u201d italiani sono una ghenga di repellenti e pretenziosi inetti. Tuttavia capita di incrociare anche qualche raziocinante gentiluomo. E\u2019 il caso di Paolo Mieli, per esempio, o di Ferruccio de Bortoli, che seguo da anni con interesse e di cui ho letto il recente \u201cI giovani invisibili d\u2019Italia\u201d. Ferruccio &#8211; gi\u00e0 dal nome, dall&#8217;acconciatura, dal raffinato rotacismo e dalla stanghetta degli occhiali portata alla bocca con fare meditabondo &#8211; \u00e8 un bourgeois-boh\u00e8me autentico, per cui gli va assegnata un\u2019autorevolezza sconosciuta a molti puzzacchiotti colleghi di salotti. 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