{"id":315,"date":"2017-04-18T13:44:59","date_gmt":"2017-04-18T11:44:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=315"},"modified":"2017-04-18T22:27:57","modified_gmt":"2017-04-18T20:27:57","slug":"315","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/04\/18\/315\/","title":{"rendered":"I meglio vestiti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/David.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-316\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/David-243x300.jpg\" alt=\"David\" width=\"243\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/David-243x300.jpg 243w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/David.jpg 798w\" sizes=\"(max-width: 243px) 100vw, 243px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 insopportabili stramberie della contemporaneit\u00e0 \u00e8 l\u2019attitudine a giudicare fatuo chi parla di abbigliamento maschile. Se a nessuno viene in mente di considerare puerile e sciocco chi si preoccupa del risultato di una partita di pallone o del finale di una serie tv quando c\u2019\u00e8 tanta gente che ha neppure i soldi per l\u2019HD, \u00e8 sufficiente fare un singolo commento relativo a pochette o gemelli che si passa per frivoli salottieri, colpevolmente ignari dei crucci del mondo. \u00abDitemi che ho sbagliato una battuta, ma non che ho sbagliato una cravatta\u00bb, ammoniva David Niven, uno degli uomini pi\u00f9 distinti del secolo scorso. Oggi una considerazione di questo tipo verrebbe percepita dai pi\u00f9 come affettata.<\/p>\n<p>Questa idiosincrasia nasce dal complesso dell\u2019ignoranza. In una societ\u00e0 dove le pi\u00f9 incantevoli ricercatezze sono state spazzate via da una scrofolosa spontaneit\u00e0, non si saprebbe che dire, cos\u00ec l\u2019argomento diventa tab\u00f9. Certo la repulsione non \u00e8 motivata da un mal visto ossequio alla vanit\u00e0, come potrebbero sostenere gli ipocriti; non \u00e8 dal pulpito della cattedrale di un austero moralismo che arriva la predica, ma dal lettino di una ceretta inguinale, poich\u00e9 viviamo in un\u2019epoca in cui gli uomini non sanno scegliere una cravatta, ma si specchiano pi\u00f9 delle liceali, acconciano le sopracciglia e si mettono le creme antirughe sul deretano dopo esserselo depilato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una vanit\u00e0 di ben pi\u00f9 meschina natura ci ha colonizzato, schiavizzato, tarata sulla cultura delle palestre e dei solarium. Se voci raggelanti come shopping, outfit, outlet ed hair stylist sono entrate nel linguaggio comune, altre, pi\u00f9 edificanti, sono state condannate all\u2019estinzione. La moda, che ha sostituito le maniere, mutando in fretta e sempre in superficie permette di copiare senza preoccuparsi di sapere, coccola l\u2019impulso conformista emarginando l\u2019insolenza dell\u2019autosufficienza; quindi va molto di moda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sotto questi chiari di luna, un affermato maschio di mezza et\u00e0 nostrano, di buone letture e frequentazioni, con ogni probabilit\u00e0 non \u00e8 mai entrato in vita sua in una sartoria, non saprebbe come lucidarsi le scarpe &#8211; se solo si ponesse il problema di farlo &#8211; e non sarebbe in grado di distinguere la seta dal cotone; si incendia sigarette impregnate di pessimo tabacco con accendini di plastica e se la dama al suo fianco sussurra la necessit\u00e0 di un fazzoletto, non avendone in batista di lino imbevuti di lavanda nella faretra della propria galanteria, le porger\u00e0 un rettangolino di carta igienica con scritto Kleenex. L\u2019abbruttimento dei costumi in cui versiamo, malauguratamente, non \u00e8 un fenomeno circoscritto all\u2019Italia e alle sue \u00e9lite &#8211; basti immaginarsi le famiglie Kennedy e Trump affiancate &#8211; ma senz\u2019altro le vette che il nostro Paese poteva vantare rendono ancor pi\u00f9 vertiginoso l\u2019abisso grottesco dove siamo precipitati. La distanza fra Giovanni Agnelli e Lapo Elkann rende bene l\u2019idea. Lo sport poi \u00e8 emblematico, basti mettere a confronto l\u2019era dei club con quella degli sponsor, i gesti bianchi con i loghi fluo, Walter Hagen con qualsivoglia golfista professionista del Pga Tour. Ma \u00e8 sufficiente osservare l\u2019immagine del pubblico di uno stadio negli anni 50 e quello di oggi per avere una vivida istantanea dell\u2019involuzione generale. Dal lassismo formale a quello morale il passo \u00e8 breve\u2026 e tant\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La deriva dello stilismo che decim\u00f2 le sartorie e le botteghe artigiane, gli orrori del fashion che hanno messo in fuga il classico, lo sfarinarsi di ogni codice, il ready to wear, la globalizzazione, mercificazione e stobbuco dell\u2019azzoto hanno fatto stramazzare un\u2019intera civilt\u00e0 e ora ballano un krumpin\u2019 primordiale intorno al suo corpo morente. Ma non \u00e8 colpa mia\u2026 se esistono carnefici, se esiste l\u2019imbecillit\u00e0; quindi non trovo sano dolermi oltremodo del degrado dei tempi; alziamo gli occhi al cielo, \u00e8 primavera! Mi limiter\u00f2 piuttosto a mettere in fila le personalit\u00e0 italiane che maggiormente si distinguono, in positivo e in negativo, nell\u2019arte del vestire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi sono di buon umore e passer\u00f2 in rassegna solo quelli che si salvano. La prossima volta mi macerer\u00f2 nel selezionare un tragico campione di squallore fra l\u2019infinita sequela di giacal\u00fcstra alla Giletti, bracaloni alla Salvini e radical shit che olezzano ai vertici del nostro Paese. Prima per\u00f2 una piccola precisazione, che spero risulti utile e non didascalica: vestire bene ed essere eleganti non sono sinonimi. S\u00ec pu\u00f2 vestire bene e non essere eleganti o essere eleganti anche con l\u2019accappatoio e le babbucce di un motel amburghese. L\u2019eleganza ha a che fare con il governo della propria individualit\u00e0, \u00e8 l\u2019inafferrabile e aggraziata fusione fra i moti del corpo e dello spirito, mentre il vestire bene attiene al gusto e alla cultura. Colui il quale possiede un\u2019eleganza naturale nel contegno e sa vestirla con garbo e adeguatezza\u2026 merita di essere chiamato gentiluomo. Come possiamo osservare, ne sono rimasti pochi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se l\u2019eleganza non si pu\u00f2 insegnare n\u00e9 imparare, il gusto pu\u00f2 in qualche misura essere affinato ed \u00e8 sensibile all\u2019interazione con l\u2019ambiente, mentre la cultura deve senz\u2019altro essere edificata. Vestire \u00e8 un linguaggio e come tale necessita di una morfologia, di una sintassi e di una semantica. Certo ci si pu\u00f2 far capire anche facendo grossolani errori, ma chi ha rispetto di s\u00e9 e per la lingua con la quale conversa preferisce esprimersi correttamente. Una volta acquisite le nozioni necessarie per comunicare in maniera adeguata, si pu\u00f2 ricercare l\u2019eloquenza. Quella di Pericle, con le mani incrociate sotto il mantello. E questa \u00e8 aspirazione degna di un uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vediamo allora i sei signori italiani degni di menzione, distillati fra personalit\u00e0 note al grande pubblico. Altrimenti sarebbe stato necessario iniziare da Luciano Barbera, Mario Caraceni e da altri fuoriclasse che non giocano sotto i riflettori della popolarit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vittorio Feltri: il migliore fra i giornalisti. Unisce a un portamento verticale, gotico, un sapore vagamente edoardiano, e mostra tatto nella scelta dei capi come degli accessori. Tweed, gabardine, cheviot, flanelle, grisaglie, anche per le stoffe il direttore di Libero sa servirsi di quel ricchissimo giacimento di soluzioni che la massa dei colleghi ignora (il Lovat con poche altre gli sono sconosciute) e mostra di avvertire la differenza fra il giorno e la sera. Se nei tagli si nota la mano di Tindaro De Luca, gli accostamenti decantano il suo talento cromatico, gi\u00e0 evidente nella scelta degli acetati e certificato dalle non facili jacquard. Anche il fermacravatta, che apparirebbe pretenzioso se esibito dal parvenu, su di lui trova altera collocazione. Vestendo spesso capispalla molto accollati, gli sconsiglierei di allacciare il primo bottone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Luca Cordero di Montezemolo: allievo prediletto della finishing school pi\u00f9 prestigiosa d\u2019Italia, cade raramente in errore, se si esclude qualche gingillo di troppo, fra spillette e braccialetti vari. Disinvolto nel passare dal registro formale a quello sportivo, dal cda alla pista, veste con propriet\u00e0 anche i doppiopetto pi\u00f9 solenni, le lanceolature pi\u00f9 affilate e gioca magistralmente tanto con le flanelle cardate quanto con i gessati worsted, anche se questa libert\u00e0 lo porta a spalancare i colletti della camicie sui baveri delle giacche con giovialit\u00e0 financo eccessiva. Certamente gli manca il titanico carisma, quella capacit\u00e0 di trasgredire senza straripare, di infrangere pur rispettando; ma di Avvocato ce n\u2019era uno\u2026 e certi segreti non possono passare neppure da bocca a orecchio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franz Botr\u00e9: Editore e direttore dal gusto sicuro e con profonda cultura dell\u2019immagine, traduce nel vestire la sua limpidezza di visione. Al vivo senso del colore unisce la capacit\u00e0 di mescolarlo e un pregevole istinto per la cravatta giusta. Anche sugli orologi non sbaglia, svariando con maestria dal vintage al contemporaneo, dai dress watch ai diver professionali. La vasta conoscenza di divise e uniformi ne fanno un riferimento per le corrette declinazioni civili della prammatica militare, dal blazer al caban, dal trench al Monty coat, dalla sahariana al basco. Gli si possono rimproverare i pantaloni portati un filo sostenuti, bench\u00e9 mettano in mostra calzature meritevoli di proscenio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carlo Rossella: piace alla gente che si piace, scrissi di lui anni fa. In effetti la connaturata piacioneria ne ridimensiona un po\u2019 l\u2019austerit\u00e0, che nelle foto appare invece eminente. Abile sia con i tessuti estivi sia con quelli invernali, si esalta nei mohair e nelle dinner jacket. Apprezzabile competenza nella scelta delle cravatte regimental. A differenza del pi\u00f9 giovane e celebrato Matteo Marzotto, sa far buon uso dei dolcevita in cashemire, non abbinandoli a capispalla pettinati, colpevoli di riflettere troppo la luce. Disdicevoli le scarpe logate con cui \u00e8 stato talvolta immortalato. Inoltre, \u00e8 spesso troppo abbronzato. Un tempo poteva essere high life passeggiare per l\u2019inverno meneghino ostentando un sole caraibico sul volto; oggi che a Santo Domingo o a Barbados in gennaio vanno a rosolarsi anche le cassiere di Equitalia, meno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bruno Vespa: senza dubbio il meno peggio fra i tanti sgangherati conduttori televisivi. Nulla di millesimato, ma certamente potabile. Andando in onda la sera tardi, predilige con avvedutezza i completi blu in tessuti scattanti, che vivacizza cromaticamente con declinazioni che vanno dall\u2019oltremare fino al midnight, abbinati a francesine nere lisce ben specchiate. Conservativo e protocollare con le cravatte &#8211; annodate talvolta senza altrettanto rigore &#8211; lascia intravedere segnatempo vintage dell\u2019epoca d\u2019oro. Padrone dei propri panni, non si ha mai la sensazione che sia la moglie a vestirlo. Dopotutto, \u00e8 sempre il ragazzo che tutte le mamme vorrebbero per le loro madri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vittorio Sgarbi: il genio ferrarese viaggia attraverso l\u2019Italia sfregiata con un dress code che ne maschera l\u2019indole ineffabilmente. Se il temperamento di Vittorio \u00e8 fiammeggiante e generatore, la sua cifra espressiva \u00e8 perbene, ai limiti dell\u2019antighetti, lavorando di sottrazione, di semplificazione. La mano che cerca delicatamente la chioma immergendosi nel suo soffice miele e lo sguardo che si nasconde pudico dietro il biscotto della montatura lascerebbero immaginare un uomo capace solo di dolcezze. Anche il linguaggio del tronco che dialoga con i capispalla e l\u2019indolente intrecciarsi del velluto dei calzoni di appetitosa grammatura, appena prima degli accessi nevrotici, sono signorilmente d\u00e9contract\u00e9 e non rivendicano alcuna drammaticit\u00e0. L\u2019occhio educato al colore del grande critico d\u2019arte impedisce accostamenti errati e anche la prospettica del mocassino \u00e8 spesso apprezzabile, ma la sensazione di buon compitino \u00e8 evidente. Pi\u00f9 vicino a Piero della Francesca che a Caravaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un ringraziamento ai cari lettori che hanno avuto la pazienza di arrivare fino in fondo e a presto su queste pagine con i peggio conciati; per i quali il Cristo \u00e8 risorto invano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una delle pi\u00f9 insopportabili stramberie della contemporaneit\u00e0 \u00e8 l\u2019attitudine a giudicare fatuo chi parla di abbigliamento maschile. 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