{"id":329,"date":"2017-04-21T07:55:58","date_gmt":"2017-04-21T05:55:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=329"},"modified":"2017-04-28T19:18:00","modified_gmt":"2017-04-28T17:18:00","slug":"i-peggio-abbigliati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/04\/21\/i-peggio-abbigliati\/","title":{"rendered":"I peggio abbigliati"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/vach.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-330\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/vach-300x175.jpg\" alt=\"vach\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/vach-300x175.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/04\/vach.jpg 880w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo aver raccontato i meglio vestiti sul pubblico palcoscenico, \u00e8 giunto il ferale momento di descrivere i peggio abbigliati. La palette di tonalit\u00e0 tende all\u2019infinito, cos\u00ec mi limiter\u00f2 a trascegliere macrocategorie il pi\u00f9 possibile esemplari, dalle quali ho escluso quella degli hipster sessualmente equivoci, perch\u00e9 per essa ci sono i fashion blogger.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questa discesa negli inferi del cattivo gusto \u00e8 necessario iniziare dai traditori, dagli impostori, ovvero da coloro i quali pur padroneggiando il classico internazionale, lo profanano, lo degradano, lo riducono a caricatura. In questa divisione spiccano Gianluca Vacchi e Lapo Edovard Elkann. I due non pi\u00f9 giovanissimi rampolli vorrebbero passare da irriverenti, provocatori e trucibaldi, da Brummell del nuovo millennio, e invece finiscono per essere percepiti come agghindati spaventapasseri.<\/p>\n<p>Certamente Lapo e Vacchi hanno avuto accesso al meglio della prammatica e hanno manifestato il piacere di servirsene. Ma la droga dell\u2019esibizione e dell&#8217;ostentazione ne ha corrotto l\u2019anima e con essa il gusto, rendendoli macchiette degne di sberleffo. Per far capire la prassi di cui sono propagandisti mi servir\u00f2 delle parole di uno degli ultimi intellettuali italiani, Giancarlo Magalli, quando ci addottorava sulla legge dell\u2019entropia: \u00abUn mucchio di spazzatura con una spruzzata di Champagne\u2026 \u00e8 spazzatura; una coppa di Champagne con una spruzzata di spazzatura\u2026 \u00e8 ancora spazzatura\u00bb.<\/p>\n<p>Lapo meriterebbe di finire nella Caina dantesca per aver tradito il magistero dei parenti, mentre Vacchi nella Giudecca, imprigionato dal ghiaccio, riparato solo dal calore dei suoi microslippini bianchi. Gli infedeli vanno isolati e per loro non pu\u00f2 esserci redenzione. Ma ora immergiamoci nel fetore delle altre tipologie di volgarit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Giacal\u00fcstra.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la categoria che negli ultimi 20 anni ha infettato il mondo pi\u00f9 di ogni altro virus sociale. Il giacal\u00fcstra \u00e8 quel fenotipo da playboy di Viale Ceccarini o da viveur di Marina di Massa che si \u00e8 affinato e ora si crede giusto perch\u00e9 veste come Carlo Conti. Incarna l\u2019evoluzione del pescegatto. E\u2019 il pescegatto rampante e fighetto. T\u00f2poi della famiglia sono la perenne abbronzatura mogano, l\u2019aria laccata, gli abiti attillati e appunto lucidi (ma ama molto anche le giacche in cotone delav\u00e9), le sciarpettine strizzate al collo, i risvoltini alle caviglie, la gragnuola di braccialetti, una passione per le impunture, i bottoni, le toppe a contrasto, i calzini a righe orizzontali e le camicie nere. I pi\u00f9 azzimati, magari direttori di magazine fashion, sfoggiano montature eccentriche, bretelle, Borsalino, i mocassini in cuoio o le derby double boucle indossate senza calze da febbraio. Renzi \u00e8 uno sbiadito e democristiano giacal\u00fcstra Ovs bespoke, anche quando lo vestono Cucinelli. Dozzinale come solo un piazzista di provincia sa essere, sembra ancora sognare di diventare, magari fra qualche anno, un giovane di Forza Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Italiano Medio.<\/p>\n<p>Per Maccio Capatonda il lemma di riferimento \u00e8 \u00abscopare!\u00bb. Magari fosse cos\u00ec. In realt\u00e0 l\u2019esclamazione sinottica che meglio racconta la specie endemica \u00e8 \u00ablogato!\u00bb. Qualunque cosa abbia un logo, un monogramma, un marchio, una patacca che permetta di distinguersi facendosi riconoscere, vince. Tutto ci\u00f2 in grado di comunicare immantinente lusso e bella vita: Rolex, Vuitton, Chanel, Prada, Gucci, Burberry, Hogan, Nike, Moncler, Baci &amp; Abbracci\u2026 sono le uniformi brandizzate dell\u2019italiano medio, vere o taroccate; ma anche Luna Rossa, Ferrari, Mercedes, Audi, M&amp;C, Veuve Clicquot, Apple, gagliardetti di squadre di calcio, di basket, di polo\u2026 gli si sono appiccicati addosso come una seconda pelle. Stigmate che in viaggio ti permettono di riconoscere i compatrioti anche a 50 metri di distanza all\u2019aeroporto internazionale di Kuala Lumpur perch\u00e9 vedi arrivare un piumino della nazionale di sci. Campione di questo popolo \u00e8 Bobo Vieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Dandy di Durazzo.<\/p>\n<p>In questa selezionatissima classe inserisco solo tre nomi conosciuti al grande pubblico, perch\u00e9 Nichi Vendola \u00e8 ancora troppo ordinario per essere all&#8217;altezza di una menzione: Giannino, sempre Oscar per i costumi; Klaus Davi, ancora arbiter inelegantiae; Gianpiero Mughini, uomo di finissimo intelletto, ma dall\u2019aborrevole senso cromatico. Tutti e tre meriterebbero di \u00e9pater le bourgeois in Albania e Macedonia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Bracalone.<\/p>\n<p>E\u2019 quel tipo umano che sembra inciampato nei vestiti. Che quando annoda la cravatta, lo fa all\u2019altezza dello sterno. Che ha le maniche della giacca a muffola, poich\u00e9 arrivano a coprigli le mani, e i pantaloni con appiombo parabolico. Il bracalone soffre quando \u00e8 chiamato alla formalit\u00e0; insofferente come un castrone baio a cui il taglio non \u00e8 andato gi\u00f9. Monumentali esempi di questo specimen sono Matteo Salvini e Roberto Fico. Il primo litiga con gli abiti come con \u00abgli euro\u00bb e ha il coraggio, nel 2017, di indossare l\u2019orecchino come simbolo di chiss\u00e0 quale pensiero alternativo. In tal senso, tuttavia, c\u2019\u00e8 chi fa peggio, ovvero Andrea Scanzi e Claudio Cerasa. Agli antipodi in tutto &#8211; politica estera, politica interna, idea di giornalismo &#8211; uniti dal piercing all\u2019orecchio. Roberto Fico invece \u00e8 l\u2019epitome di quei 5Stelle che, per il bene del Movimento e degli spettatori, non dovrebbero avere pubblica ribalta. Fico gi\u00e0 porta un cognome ossimorico, in pi\u00f9 viene da Napoli, capitale di eleganza e cultura sartoriale. Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, Fico, fu partenopeo. Attolini, Rubinacci, Marinella, Panico, il Gran Maestro Maresca, lo sono. E tu sembri uscito da una giungla del Guatemala precoloniale, di cui presenti segni tangibili sulla pelle con un primitivo e propiziatorio manufatto legato al collo che ammicca inquietante sotto camicie da controllore di Trenitalia e zainetto da InterRail. A ci\u00f2 si aggiunge una facondia abborracciata, una lucidit\u00e0 comunicativa alterna e la freschezza in viso di chi \u00e8 appena uscito vincitore ai punti da un match di pugilato con un prosciutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine, dopo aver schizzato le categorie imperanti sul nostro territorio, vorrei soffermarmi un momento su di una curiosit\u00e0 che avvicina uomini di cultura, politici e giornalisti di tutti gli schieramenti, con una portata trasversale ai limiti del consociativismo, tanto da ratificare una \u00abRepubblica democratica, fondata sul button-down\u00bb. Cacciari, Mentana, Travaglio, Rondolino, Civati, Augias, Alemanno, Cuperlo, Consorte, Romano, Giannini, Salvini, Bersani, Nava, Rutelli, Alfano, Sassoli, Buccini, Stella, Galli della Loggia e tantissimi altri ne fanno uso abituale. Come si nota dall\u2019eterogeneit\u00e0 dei cognomi, la camicia button-down esercita una malia irresistibile a tutte le latitudini intellettuali. Com\u2019\u00e8 ovvio dalle personalit\u00e0 chiamate in causa, i contesti in cui viene utilizzata sono eminentemente formali o addirittura istituzionali, e non da picnic nelle campagne del Sussex o sulle spiagge degli Hamptons. L\u2019unica spiegazione che mi regalo per questa poco pertinente mania \u00e8 che i nostri protagonisti ritengano quei due bottoncini giovevoli per incorniciare la cravatta\u2026 e la cosa li faccia sentire pi\u00f9 in ordine. Come quando la mamma ti diceva: \u00abTato mettiti in ordine che andiamo a trovare la nonna\u00bb. Certo che, se l\u2019alternativa all\u2019ubriacatura da allacciatura sono i colletti alla Pizzarotti\u2026 in alto i calici per le button-down!<\/p>\n<p>In ogni caso, vorrei informare i nostri che questo genere di collo donava poco anche a un giovane Robert Redford, figuriamoci a un maturo David Parenzo. Inoltre, a tutti gli anti-americani di casa nostra che la sfoggiano, terrei a segnalare che nell&#8217;universo simbolico della camiceria, la button-down polo collar shirt, quella di Brooks Brothers in particolare, \u00e8 l&#8217;effigie del classico statunitense. Ispirata alle divise dei giocatori di polo che domavano le punte del colletto con dei bottoncini durante le galoppate, adorata da Fred Astaire, la button-down originale conserva intatta la sua aura Ivy League, con quel collo soffice e disinvolto (soft roll collar), in effetti ideale per attagliarsi alle suggestioni preppy di Vito Crimi. Se in bianco e non nel suo tradizionale cotone pinpoint Oxford, tollera anche registri formali, purch\u00e9 a bottoni slacciati. A meno che, naturalmente, non arriviate a cavallo. Come immaginiamo sopraggiunga, avendoli sempre serrati a vite, Giovanni Floris di marted\u00ec. Al\u00e8!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Dopo aver raccontato i meglio vestiti sul pubblico palcoscenico, \u00e8 giunto il ferale momento di descrivere i peggio abbigliati. 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