{"id":3297,"date":"2019-07-19T05:57:20","date_gmt":"2019-07-19T03:57:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=3297"},"modified":"2019-07-19T19:22:59","modified_gmt":"2019-07-19T17:22:59","slug":"camilleri-e-ceronetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2019\/07\/19\/camilleri-e-ceronetti\/","title":{"rendered":"Camilleri e Ceronetti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/07\/subb_62.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3298\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/07\/subb_62-300x240.jpg\" alt=\"subb_62\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/07\/subb_62-300x240.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2019\/07\/subb_62.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Guardo la mia luce che muore\u2026 \u00e8 l\u2019unica risposta che un saggio vi dar\u00e0 in et\u00e0 molto avanzata quando gli domanderete testimonianza. Nel giro di pochi mesi sono mancati Guido Ceronetti, a 91 anni, e Andrea Camilleri, a 93. Ebbene, alla pressoch\u00e9 totale indifferenza che ha accompagnato il viaggio del primo, si \u00e8 registrata una straripante esibizione pubblica di cordoglio a scortare il secondo, investito di aura cristologica e chiamato perlopi\u00f9 Maestro. Sorvolando sugli aspetti pi\u00f9 intimi dell\u2019uomo, che non conoscevo e che mi impongo di non inferire dalle oppugnabili prese di posizione politiche, la distanza intellettuale che separava Ceronetti da Camilleri era pi\u00f9 ampia di quella che ha separato le rispettive eulogie. Per il primo l\u2019oblio, per il secondo la gloria. Perch\u00e9? La gloria non \u00e8 altro che la capacit\u00e0 di intercettare l\u2019imbecillit\u00e0 dei tempi? Non sarei cos\u00ec sbrigativo. Credo comunque che Camilleri sia stato il perfetto campione di un tipo umano, che tante volte abbiamo descritto in queste pagine. Tipo umano che vede nella cultura qualcosa di decorativo, da indossare, un accessorio pronto da portare: si pu\u00f2 scegliere un foulard, una borsa e un libro di Camilleri. Che garantisce l\u2019esibizione di un impegno senza richiedere impegno alcuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questa vicenda di afflizione mediatica vi \u00e8 tuttavia un elemento supplementare e centrale, che tante volte abbiamo discusso, con gli amici Valentina, Franz e molti altri. Manca, al pensiero sapienziale libero, il marketing culturale, che \u00e8 esercitato esclusivamente dalla serva controparte. Perch\u00e9 il pensiero libero lo rifugge, lo esecra. Quando mi dicono: \u00absaresti anche bravo, ma non ti sai vendere\u00bb, pensano di denigrarmi. In realt\u00e0 sbagliano il verbo servile, perch\u00e9 servi sono e non mi denigrano affatto. Purtuttavia, sottolineano La questione. E\u2019 necessario, urgente, opporsi al nulla, alla demenza che irrompe dove arretra o \u00e8 assente il pensare, ai sinistri gangli di un dominio che dalla fine del Fascismo ha edificato l\u2019imperialismo di un non-pensiero tecno-consumistico, fintamente umanitarista perch\u00e9 irriducibilemente antiumano, che nessun totalitarismo era mai stato capace di produrre. \u00abMa come fare se i sistemi scolastici pi\u00f9 progrediti, i meglio come i peggio funzionanti, sono gi\u00e0 in varia misura in suo potere? L\u2019insegnante non contaminato trova il terreno occupato da qualcosa di soverchiante. Tutte le scuole organizzate in istituti si vanno a poco a poco configurando, adunata di arresi, come scuole, apparentemente libere, di suicidio mentale, vedo le loro pacifiche mani arrivare a toccare di nascosto i ramificati artigli delle scuole di terrorismo sacrificale. Quando sento parlare della funzione universitaria, di mera preparazione dei giovani in vista dei posti aziendali e professionali, mi pare incombente anche l\u00ec la nera sagoma di chi insegna a far scattare sul proprio corpo il dispositivo della strage suicida. Non sarai fatto a pezzi materialmente: lo sarai mentalmente, spiritualmente, e il tuo premio di paradiso sar\u00e0 una rendita adeguata, l\u2019illusione di muoverti senza manette sprofondato in un\u2019oppressura disgregante, da cui non potrai pi\u00f9 uscire. Il Nulla non \u00e8 nei videogames e nelle discoteche: nel 1830 Georg B\u00fcchner scrisse, nella tragedia sulla morte di Danton: das Nichts, il Nulla \u00ab\u00e8 il Dio che sta per nascere\u00bb&#8230; Quasi duecento anni dopo si pu\u00f2 considerarlo universalmente cresciuto. Ma se l\u2019insegnante \u00e8 innanzitutto filosofo per se stesso, non trover\u00e0 inesplicabile quanto gli succede e che lo impressiona dolorosamente: vedr\u00e0 l\u2019impero del Nichts, il Dio Tecnica heideggeriano nella sua onnipotenza, vedr\u00e0 i confini del Nulla estendersi fino ai confini del mondo, e con la parola di un profeta, il lontano Isaia: \u201cun Resto torner\u00e0\u201d si fabbricher\u00e0 un\u2019isola di rifugio.\u00a0La filosofia, sempre i suoi maestri l\u2019hanno saputo, non \u00e8 ugualitaria. In una classe di trenta allievi ce ne pu\u00f2 essere uno segnato per accoglierla, o neppure quell\u2019unico. I pochi esistono: certo non \u00e8 facile scoprirli, radunarli. Dai molti, dai pi\u00f9, ricavi scherni. Neppure compunzione ipocrita, rispetto finto: rivolte, scherni, ostilit\u00e0 aperta&#8230; E di questo Michael Smadja \u00e8 consapevole: accenna all\u2019inevitabilit\u00e0 di riservare la filosofia ad una \u00e9lite &#8220;come nel Medioevo&#8221;, ai rari meritevoli di apprendere l\u2019Inutile, di comprenderne la bellezza\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scrissi di Ceronetti in La citt\u00e0 violata quando era ancora al mondo. Non mi macerai nel cordoglio per la sua morte. Non lo celebrai con messaggi commossi. Io mi sarei dovuto violentare, lui avrebbe detestato, come avrebbe detestato lagne al suo funerale e femministe senza sottane. Invece il promoter dell\u2019industria culturale, il soldatino o la cheerleader del dominio\u2026 si vestono a lutto affinch\u00e9 la loro parata esistenziale sia la pi\u00f9 magniloquente possibile, il loro schieramento pi\u00f9 evidente. E si ammassano dove individuano la forza del collettivo dominante: a sinistra. Per separarsi e proteggersi dalla massa di chi credono essere i dominati, i subalterni: a destra. E per esibire ci\u00f2 che non possiedono e segretamente invidiano: il pensiero. Quando entro in collisione con queste buffe e tragiche creature trovo sempre esemplare fingermi il perfetto troglodita che loro sognano di trovare. Non per un pi\u00f9 sottile piacere della vanit\u00e0 &#8211; il fingersi imbecilli \u00e8 delizioso &#8211; ma per osservare come si eserciti la cieca tirannia del collettivo. Loro, accoglientisti, tolleranti, dalla parte degli ultimi, non hanno alcuna piet\u00e0 per te che non sai. Non ti invitano con gentilezza a scoprire quei mondi meravigliosi di virtute e conoscenza che loro abitano; sono piuttosto pronti a buttarti a mare mentre cerchi di salire sulla loro barca, anche se annunci di non saper nuotare, anche se chiedi un permesso di soggiorno per motivi umanitari: loro vogliono guardarti annegare. Se poi riaffiori, e, ponendo fine alla farsa, ti lasci andare a qualche disinvolta bracciata\u2026 allora diventano famelici barracuda con denti di merluzzo, fanno banco e cercano di divorarti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questi giorni di accascianti peana per il pur rispettabilissimo Andrea Camilleri, mentre i quasi pensanti ciarlano di Maestri, di intellettuali padri della patria, di cultura, di sapere, mi immagino quel Sapere osservarli come il Pappagallo di Palazzeschi: La gente passando si ferma a guardarlo, si ferma parlando fischiando e cantando, ei guarda tacendo. Lo chiama la gente, ei guarda tacendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Guardo la mia luce che muore\u2026 \u00e8 l\u2019unica risposta che un saggio vi dar\u00e0 in et\u00e0 molto avanzata quando gli domanderete testimonianza. Nel giro di pochi mesi sono mancati Guido Ceronetti, a 91 anni, e Andrea Camilleri, a 93. Ebbene, alla pressoch\u00e9 totale indifferenza che ha accompagnato il viaggio del primo, si \u00e8 registrata una straripante esibizione pubblica di cordoglio a scortare il secondo, investito di aura cristologica e chiamato perlopi\u00f9 Maestro. 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