{"id":38,"date":"2017-03-02T12:05:50","date_gmt":"2017-03-02T11:05:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=38"},"modified":"2017-03-08T00:29:43","modified_gmt":"2017-03-07T23:29:43","slug":"ve-possino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/03\/02\/ve-possino\/","title":{"rendered":"Ve possino!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/Melissa.Theuriau.012.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-75\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/Melissa.Theuriau.012-300x226.jpg\" alt=\"Melissa.Theuriau.012\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/Melissa.Theuriau.012-300x226.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/Melissa.Theuriau.012.jpg 798w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel nostro Paese non esiste nesso proficuo fra attitudini\/capacit\u00e0 e ruolo occupato. A tutti i livelli. L\u2019altra sera, fra le reti generaliste del servizio pubblico e La7, tre note reporter asseveravano con gravissima seriet\u00e0 questioni di grande rilevanza per l\u2019agenda politica ed economica semplicemente non parlando italiano; bens\u00ec romanesco. Tanto da rendere difficile, oltrech\u00e9 irritante, l\u2019interpretazione di molti passaggi. \u201cSaranno state avvenenti!\u201d, eccepirete voi. Ebbene, non propriamente delle declinazioni capitoline di M\u00e9lissa Theuriau. Ora, le precipue prerogative delle corrispondenti televisive dovrebbero essere proprio la dizione, l&#8217;efficacia comunicativa e la gradevolezza. Non sono elzeviriste, opinioniste, ma giornaliste di servizio. Quindi avrebbero il compito, nel migliore dei mondi possibile, di rendere il migliore dei servizi possibile, anche per i remoti abitanti della Gallia Cisalpina. Nel primo passaggio su queste pagine parlavo dello sfarinarsi degli usi regionali in tutta la loro ricchezza; emb\u00e8, li liquidiamo quando dovremmo tutelarli e dove invece servirebbe unit\u00e0 nella differenza, ecco l\u2019inflessione dialettale della cronista che si impone alla Nazione con l\u2019arroganza della consorteria di cortile. Una valutazione, la mia, catalogabile come pericolosamente sessista sotto questi chiari di luna \u2013 dove sono piuttosto le giornaliste piacenti all\u2019occhio e all\u2019orecchio a doversi scagionare &#8211; non fosse che si attaglia in egual maniera agli uomini. Quando in televisione intercetto Marco Damilano, cognome che appare come geniale presa per il culo della verosimiglianza, cambio canale. E non tanto per il suo incedere critico, molto spesso acuto e onesto, quanto per una parlata da brividi, stracca e ciancicata come i colletti delle sue camicie. Ma Damilano \u00e8 un commentatore, non un mezzobusto, e quantomeno si smarca dall\u2019accusa di impresentabilit\u00e0 con gli argomenti sostanziali tipici dell\u2019intellettuale italiano da Gruppo l\u2019Espresso, che non si annoda la cravatta e si pettina poco per le troppe inquietudini. Tuttavia, in canali dove pu\u00f2 circolare David Parenzo &#8211; che da buona zanzara fa il repentino effetto di un insetto nella minestra &#8211; iddio ci preservi Damilano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo punto dell\u2019obiezione, chi ben pensa in genere cala dall\u2019alto il tonante neologismo che zittisce: <strong>Meritocrazia<\/strong>. Concetto vanaglorioso quanto impalpabile, che \u00e8 ormai un MacGuffin retorico nel dibattito pubblico, poich\u00e9 muove l\u2019argomentare senza che nessuno sappia esattamente di che si tratti.<\/p>\n<p>La \u201cmeritocrazia\u201d, che \u00e8 sempre piaciuta alle anime belle bench\u00e9 sia nata ironicamente da radici distopiche, ha nella sua accezione pi\u00f9 alta una connotazione morale che pretenderebbe di legiferare sulla probit\u00e0; ma quale giudice pu\u00f2 sentenziare su questioni morali? Fatichiamo a giudicare noi stessi, in tale ambito, facciamo sfacciatamente spallucce di fronte alle massime dell\u2019imperativo categorico e vorremmo pesare le coscienze degli altri? In un mondo kantianamente compiuto, \u00e8 possibile, provvido tracciare una moralit\u00e0 universalmente valevole. In questo si rischia la terrificante caricatura. Nella prassi sociale, la meritocrazia \u00e8 un palliativo per l\u2019incapacit\u00e0 di individuare la competenza. Anche negli ambiti in cui il criterio di competenza \u00e8 universalmente adottato, come per i medici o per i piloti di quadrigetto. Non sappiamo se \u00e8 veramente competente, ma \u00e8 senz\u2019altro meritevole. Argomento che rassicura poco quando si \u00e8 a cuore aperto o a 10mila metri sopra il livello del mare. Ma se per giudicare la competenza serve competenza &#8211; e si rischia di cadere nel toboga logico del Quis custodiet ipsos custodes? &#8211; vi \u00e8 un margine pi\u00f9 remissivo di oggettivit\u00e0, purtuttavia buon punto di partenza per affrontare la vulnerabilit\u00e0 di selezione in cui versiamo; una parola pi\u00f9 modesta e accessibile eppur fruttifera: <strong>Adeguatezza<\/strong>.<\/p>\n<p>Adeguatezza al ruolo che si occupa, alla rappresentazione di cui si \u00e8 protagonisti. Usain Bolt (Oscar dello sport anche quest\u2019anno) non ha nessun merito di natura morale per le gambe fotoniche che porta a spasso, ma troviamo adeguato corra 100 e 200 metri alle Olimpiadi. Perch\u00e9 non prendiamo il primo ciula che ansima a Parco Sempione e lo mandiamo ai Giochi? Perch\u00e9 no?!\u2026 Si impegna cos\u00ec tanto! Non sarebbe forse moralmente pi\u00f9 degno dello spirito olimpico? Nello sport per fortuna ci sono il cronometro, il canestro, la porta\u2026 che inchiodano all\u2019evidenza dell\u2019attitudine. Ma dove invece l\u2019arbitrio si insinua con i suoi sonagli, il moralismo critico fredda ogni adeguatezza. Questa ideologica e patologica assenza di un nesso fra ruolo e vocazione, questa insofferenza a ogni gerarchia razionalmente istituita, \u00e8 una ragnatela sociale vischiosissima, che ci imprigiona alla cafoneria del commesso, alle nevrosi del taxista (o dell\u2019autista di Uber), all\u2019ignoranza dell\u2019insegnante, come alla faziosit\u00e0 del giudice; che ha permesso agli stilisti di credersi profeti dello stile e cos\u00ec di ridicolizzarlo fino all\u2019aberrante. Ma non d\u00e0 scandalo perch\u00e9 l\u2019importante \u00e8 partecipare, perch\u00e9 tutto \u00e8 relativo. In una realt\u00e0 \u00abche non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su queste basi appare dunque velleitario riflettere sull\u2019impaccio pi\u00f9 sciagurato della nostra storia recente, ovvero l\u2019incapacit\u00e0 di selezionare una classe dirigente funzionante. In questo nostro tristo consorzio vige la <strong>cachistocrazia<\/strong>, ovvero il governo dei peggiori, che nasce dal basso e verso il basso livella; sgorga dall\u2019indistinto e definisce. Realizza l\u2019esatto opposto dell\u2019aspirazione divina di H\u00f6lderlin in cui il grande innalza a s\u00e9 il piccolo, ovvero una prassi diabolica dove il meschino, con la forza del numero, trascina a s\u00e9 il valente, e quando \u00e8 in posizione di potere, per dimenticare la propria meschinit\u00e0, si circonda di gente ancor pi\u00f9 meschina di s\u00e9. Attraverso i morsi fetidi e infami del pensiero corretto autorizzato, che spaccia la licenza per libert\u00e0 e il capriccio per legittimit\u00e0, infetta i flussi dell\u2019informazione filistea, si propaga alla collettivit\u00e0 lubrificando le meccaniche relazionali pi\u00f9 deteriori, nel pubblico come nel privato, e quindi contamina la democrazia rappresentativa, che in ogni sua incarnazione premia il mediocre per paura del talento, il servo per disprezzo della sovranit\u00e0; che \u00e8 tollerante verso l\u2019inadeguato per terrore della capacit\u00e0. \u00abIl suo amore per la gente cos\u00ec com\u2019\u00e8 nasce dall\u2019odio per l\u2019uomo come dovrebbe essere\u00bb. Tutto ci\u00f2 precisato, non mi sorprenderei se un giorno ci ritrovassimo un ministro della Sanit\u00e0 senza neppure esperienza di tirocinio in medicina interna o un ministro dell\u2019Istruzione ancora alla ricerca del diploma di maturit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel nostro Paese non esiste nesso proficuo fra attitudini\/capacit\u00e0 e ruolo occupato. A tutti i livelli. L\u2019altra sera, fra le reti generaliste del servizio pubblico e La7, tre note reporter asseveravano con gravissima seriet\u00e0 questioni di grande rilevanza per l\u2019agenda politica ed economica semplicemente non parlando italiano; bens\u00ec romanesco. Tanto da rendere difficile, oltrech\u00e9 irritante, l\u2019interpretazione di molti passaggi. \u201cSaranno state avvenenti!\u201d, eccepirete voi. Ebbene, non propriamente delle declinazioni capitoline di M\u00e9lissa Theuriau. 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