{"id":452,"date":"2017-06-07T01:34:45","date_gmt":"2017-06-06T23:34:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=452"},"modified":"2017-06-08T02:03:51","modified_gmt":"2017-06-08T00:03:51","slug":"riina-e-la-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/06\/07\/riina-e-la-dignita\/","title":{"rendered":"Riina e la dignit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/06\/14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-453\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/06\/14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n-300x300.jpg\" alt=\"14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/06\/14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/06\/14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/06\/14232625_10153997524202545_5289101851143226880_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il lucido e avveduto Enrico Mentana ha reso pubblica su Facebook una riflessione a proposito di Salvatore Riina; riflessione che riporto integralmente, senza link:<\/p>\n<p>\u00abPer essere molto chiari: potremmo passare molto tempo a raccontarci cosa meriterebbe di orribile Tot\u00f2 Riina per tutto quello che ha fatto e deciso da capo di Cosa Nostra. Potremmo evocare tutte le morti che ha provocato, tutte le vite che ha segnato, tutto il male che ha portato alla Sicilia e all&#8217;Italia. Ma, appunto, siamo in Italia, uno stato di diritto, quello in cui i cittadini magari odiano i politici ma amano tantissimo la Costituzione. E quella Costituzione parla chiaro, e ci ricorda quello che dovremmo sapere gi\u00e0 da soli, che il diritto non \u00e8 vendicativo, ma severo. E l&#8217;articolo 27 ci spiega che &#8220;Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non \u00e8 ammessa la pena di morte&#8221;. \u2028Perfino Tot\u00f2 Riina, che ha fatto sciogliere bambini nell&#8217;acido, che ha fatto saltare in aria con uomini e donne della scorta Falcone, e sua moglie, e Borsellino, che ha fatto uccidere il generale Dalla Chiesa e sua moglie, e mille altri orrori, perfino questa impersonificazione del male ha diritto al rispetto delle leggi. Ma senza sconti, senza scarcerazioni o domiciliari. Senza furbizie. Con la forza del diritto.\u2028 Come ogni ergastolano di cui \u00e8 possibile vedere il vero approssimarsi della fine, si prepari per allora il suo trasferimento presso i suoi familiari. Ma fino a quel momento non \u00e8 nemmeno da mettere in discussione la prosecuzione del 41 bis. Per rispetto di chi \u00e8 caduto, di chi lo ha combattuto, e di tutti noi. \u2028La nostra forza \u00e8 la legge, non qualche sgangherata riedizione in chiave elettoralistica del codice di Hammurabi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, proprio in virt\u00f9 della manifesta assennatezza di Mentana, che leggo spesso con piacere, come di molti fra i suoi seguaci, \u00e8 bene setacciare questa esposizione, poich\u00e9 emana istantaneamente un deciso sentore di bias di conferma. In buona fede intellettuale, ma tant&#8217;\u00e8. Aderire alla \u00abforza del diritto\u00bb quasi come professione di fede, ribadita rispondendo alle obiezioni dei commentatori \u2013 \u00abio credo nel diritto\u00bb \u2013 somiglia sinistramente al fissarsi della credenza. Angustiato dal dubbio e alla ricerca di una convinzione, appena ne trova una soddisfacente, il pensatore si placa. E non importa che questa credenza sia vera o falsa, ci\u00f2 che conta \u00e8 che la si possa difendere come vera di fronte al proprio stesso tentativo di autocorrezione. Il suo spiccato potenziale persuasivo, per le medesime ragioni di cui sopra, la rende infine ancor pi\u00f9 insidiosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scrivere \u00abio credo nel diritto\u00bb, infatti, non ha alcun significato. In termini pedantemente logici \u00e8 una fallacia di vaghezza. Ma cheta il dubbio con la sensazione di aver affermato qualcosa di vero e inoppugnabile. Quale diritto? Quello che Pascal tratteggiava cos\u00ec: \u00abNulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti col mutare di clima. Tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza; un meridiano decide della verit\u00e0; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano; il diritto ha le sue epoche; l&#8217;entrata di Saturno nel Leone segna l&#8217;origine di questo o quel crimine. Singolare giustizia che ha come confine un fiume! Verit\u00e0 di qua dei Pirenei, errore di l\u00e0\u00bb. Questo diritto? Mentana si riferisce esclusivamente alla verit\u00e0 della Costituzione italiana, alle righe dell&#8217;articolo 27 che cita nel suo post di Facebook. Anche sospendendo il giudizio sull&#8217;osservanza formale e sulla riverenza ideale che lo Stato italiano ha mostrato nei riguardi di quel diritto in cui crede il giornalista, specie in relazione alle mafie, \u00e8 davvero cos\u00ec corto e impiegatizio il respiro che vogliamo dare ai nostri pensieri sul governo della giustizia?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se Riina fosse condannato, ad altre latitudini democratiche, alla pena di morte, Enrico Mentana crederebbe ancora nella forza del diritto? E&#8217; notorio vi siano Stati di diritto dove si applica la pena capitale. Condannare a morte un omicida comporta anche l\u2019assassinio della sua dignit\u00e0? Immagino che il coerente Mentana, in accordo con l\u2019articolo 27 della nostra legge fondamentale, a quest\u2019ultima domanda risponderebbe affermativamente. Ebbene, per proseguire con accuratezza l&#8217;indispensabile indagine critica, riprenderei Kant ed Hegel, attraverso Norberto Bobbio &#8211;\u00a0non qualche sgangherata riedizione in chiave elettoralistica del codice di Hammurabi &#8211; al fine di verificare, di fronte al tribunale della ragione, chi abbia pi\u00f9 diritto a discettare di diritto:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abKant, partendo dalla concezione retributiva della pena, secondo cui la funzione della pena non \u00e8 di prevenire i delitti ma puramente di rendere giustizia, cio\u00e8 di fare in modo che ci sia una corrispondenza perfetta fra il delitto e il castigo (si tratta della giustizia come eguaglianza, di quella specie di uguaglianza che gli antichi chiamavano &#8220;uguaglianza correttiva&#8221;) sostiene che il dovere della pena di morte spetta allo Stato ed \u00e8 un imperativo categorico, non un imperativo ipotetico, fondato sul rapporto mezzo-fine. Cito direttamente il testo, trascegliendo la frase pi\u00f9 significativa: &#8220;Se egli ha ucciso, egli deve morire. Non vi \u00e8 nessun surrogato, nessuna commutazione di pena, che possa soddisfare la giustizia. Non c&#8217;\u00e8 nessun paragone possibile fra una vita, per quanto penosa, e la morte, e in conseguenza nessun altro compenso fra il delitto e la punizione, fuorch\u00e9 nella morte, giuridicamente inflitta al criminale, spogliandola per\u00f2 di ogni malizia che potrebbe nel paziente rivoltare l&#8217;umanit\u00e0. Hegel va ancora oltre. Dopo aver confutato l&#8217;argomento contrattualistico di Beccaria negando che lo stato possa nascere da un contratto, sostiene che il delinquente non solo deve essere punito con una pena corrispondente al delitto compiuto, ma ha il diritto di essere punito perch\u00e9 solo la punizione lo riscatta ed \u00e8 solo punendolo che lo si riconosce come essere razionale (anzi lo si &#8220;onora&#8221;, dice Hegel)\u00bb. E qui di un uomo d\u2019onore si sta parlando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentana crede nel \u00abdiritto\u00bb, sostiene che \u00abla nostra forza \u00e8 la legge\u00bb; diritto, legge, parole all\u2019apparenza liturgiche ed impositive, ma che sono pi\u00f9 prosaicamente gli elementi normativi con cui abbiamo deciso di regolare la vita della nostra comunit\u00e0, irriducibilmente imperfetti, legittimamente in trasformazione come il sentire della comunit\u00e0 medesima, costantemente emendabili. La Costituzione italiana ritiene che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. Immanuel Kant troverebbe questa posizione aborrevole: non si punisce per correggere, ma solo perch\u00e9 \u00e8 un dovere punire. Chi crede maggiormente nella \u00abforza del diritto\u00bb? Kant o i padri costituenti?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La nostra Costituzione non ammette la pena di morte. Bobbio stesso riteneva fosse giusto non amministrarla, giudicandola un omicidio legale premeditato. E ammettiamolo. Cionondimeno, pur non potendo n\u00e9 volendo applicare l\u2019uguaglianza correttiva \u2013 sciogliere il colpevole nell\u2019acido, per esempio &#8211; nel caso in questione trovo doveroso prendere le distanze da ogni basso ossequio alla legalit\u00e0. Anche in accordo con convinzioni profonde, poich\u00e9 filosoficamente confido nel riscatto della punizione e cristianamente credo che \u00abchi si umilia sar\u00e0 esaltato\u00bb: colui il quale ha brutalizzato la dignit\u00e0 degli innocenti e dei valorosi deve perdere la propria per sperare di poterla riconquistare. Morire in galera, nel familiare oblio della propria coscienza, nell\u2019incommensurabile distanza fra le pene inflitte e quelle che si patiscono, mi pare una maniera sufficientemente onorevole di perdere la dignit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il lucido e avveduto Enrico Mentana ha reso pubblica su Facebook una riflessione a proposito di Salvatore Riina; riflessione che riporto integralmente, senza link: \u00abPer essere molto chiari: potremmo passare molto tempo a raccontarci cosa meriterebbe di orribile Tot\u00f2 Riina per tutto quello che ha fatto e deciso da capo di Cosa Nostra. Potremmo evocare tutte le morti che ha provocato, tutte le vite che ha segnato, tutto il male che ha portato alla Sicilia e all&#8217;Italia. 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