{"id":57,"date":"2017-03-06T11:52:04","date_gmt":"2017-03-06T10:52:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=57"},"modified":"2017-03-06T15:22:49","modified_gmt":"2017-03-06T14:22:49","slug":"moonlight-la-struggente-storia-di-un-trionfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/03\/06\/moonlight-la-struggente-storia-di-un-trionfo\/","title":{"rendered":"Moonlight, la struggente storia di un trionfo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/moonlight-trailer-e-poster-del-film-con-naomie-harris-e-andre-holland-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-54\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/moonlight-trailer-e-poster-del-film-con-naomie-harris-e-andre-holland-2-207x300.jpg\" alt=\"moonlight-trailer-e-poster-del-film-con-naomie-harris-e-andre-holland-2\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/moonlight-trailer-e-poster-del-film-con-naomie-harris-e-andre-holland-2-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/moonlight-trailer-e-poster-del-film-con-naomie-harris-e-andre-holland-2.jpg 655w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sabato sera ho visto, con colpevole ritardo e in un cinema monosala, il candidato a 14 premi Oscar, poi vincitore di 6 statuette\u2026 \u00abLa La Land\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bench\u00e9 inspiegabilmente sprovvisto di personaggi e tematiche gay, il prodotto \u00e8 in apparenza ruffiano e programmatico. La lavorazione ha seguito quell\u2019afflato nostalgico e new vintage che il marketing, in mancanza di idee inedite, impone all\u2019intero scibile umano, ed ha eseguito uno spartito facilmente orecchiabile, ben diretto dalla musicalit\u00e0 registica del giovane Damien Chazelle. Il paradosso del film &#8211; ironico e tragico &#8211; \u00e8 che rappresenta quasi compiutamente ci\u00f2 che la sceneggiatura propone al suo protagonista, Sebastian Wilder.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Purista naif del jazz autentico, del suo spirito originario e della sua prammatica creatrice, bianco in un milieu tradizionalmente afroamericano, il pianista Sebastian si piega alle logiche commerciali per poter incontrare il gusto fatuo, volgare dei contemporanei e quindi ottenere successo, venendo alla fine sconcertato. Allo stesso modo si comporta la produzione con il musical dell\u2019epoca d&#8217;oro: gli estrae sotto anestesia lo spirito del tempo, lo camuffa e lo \u00abvende\u00bb nella contemporaneit\u00e0 adattandolo al gusto del pubblico per trovare affermazione, ottenendo infine lo stesso risultato del suo personaggio principale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se fotografia e colonna sonora, vittoriose al Dolby Theatre, cullano deliziosamente il divertissement, la distanza fra i passi di danza e il guardaroba di Ryan Gosling da quelli di Fred Astaire e Gene Kelly segnano il distacco fra questa pellicola e il passato. \u00abLa La Land\u00bb era candidato anche per i migliori costumi, ma grazie al cielo Mary Zophres &#8211; perfetta per lo scabro e riarso Texas dei Coen, meno per atmosfere da \u00abCenerentola a Parigi\u00bb &#8211; non ha ottenuto il premio. La fuoriclasse italiana Milena Canonero s\u00ec avrebbe saputo servire con garbo questa storia instillandone un po\u2019 di pertinenza, ma \u00e8 proprio nella maldestrezza di questi dettagli impropri, nella sensazione di aspirazione inappagata, che germoglia il pathos e l\u2019esecuzione trova pieno riscatto.<\/p>\n<p>Esattamente come sperimenta il protagonista, infatti, l\u2019amore viscerale per l\u2019originale, il ricordo ancora palpitante per il vero della finzione che fu, si percepisce, brucia sotto le braci. E dietro la patina ammiccante, sbarazzina e finta, si respira una malinconia ardente e reale, magistralmente resa dagli attori protagonisti, fra i quali c&#8217;\u00e8 toccante alchimia. Emma Stone, premiata con l\u2019Oscar, \u00e8 abilissima a comunicare il languore esistenziale della giovinezza e Gosling &#8211; pur se lontano dalla dimensione tragica di \u00abThe Believer\u00bb &#8211; trasuda quella virilit\u00e0 cagionevole capace di trafiggere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La profonda empatia che si instaura con la storia sembra quasi un riflesso pavloviano per lo spettatore pi\u00f9 sensibile, il quale si ritrova a essere come un bambino che scarta frettolosamente l\u2019azzimata confezione per arrivare prima al regalo. Ed il regalo sono i personaggi. I cui interpreti, se non cantano, non ballano, non occupano lo spazio scenico come quelli chiamati a imitare e non ne hanno neppure lontanamente l&#8217;eleganza, recitano meglio e commuovono di pi\u00f9, perch\u00e9 trascinano nel cuore l\u2019incantato disinganno della loro epoca, la nostra, che ha sostituito al sogno il suo feticcio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Sabato sera ho visto, con colpevole ritardo e in un cinema monosala, il candidato a 14 premi Oscar, poi vincitore di 6 statuette\u2026 \u00abLa La Land\u00bb. &nbsp; &nbsp; Bench\u00e9 inspiegabilmente sprovvisto di personaggi e tematiche gay, il prodotto \u00e8 in apparenza ruffiano e programmatico. 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