{"id":585,"date":"2017-07-10T03:06:24","date_gmt":"2017-07-10T01:06:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=585"},"modified":"2017-07-10T11:33:19","modified_gmt":"2017-07-10T09:33:19","slug":"integrazione-e-disintegrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/07\/10\/integrazione-e-disintegrazione\/","title":{"rendered":"Integrazione e disintegrazione"},"content":{"rendered":"<div><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/07\/Vasco-Rossi-concerto-900x471.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-586\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/07\/Vasco-Rossi-concerto-900x471-300x157.jpg\" alt=\"Vasco-Rossi-concerto-900x471\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/07\/Vasco-Rossi-concerto-900x471-300x157.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/07\/Vasco-Rossi-concerto-900x471.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div>Al concerto di Vasco Rossi in quel di Modena hanno partecipato oltre 220mila persone. Un popolo di fedeli, come molti osservatori lo hanno definito. Gente che andrebbe in guerra al fianco del proprio consacrato idolo; ragazze pronte a spogliarsi pubblicamente intonando le vivide strofe del poeta:\u00abLa la la la la la\u2026fammi vedere&#8230;la la la la la la la&#8230;fammi godere!\u00bb. Il tifo calcistico \u00e8 spesso chiamato \u201cfede\u201d da chi lo vive. Uomini adulti che piangono per la sconfitta dei propri colori o che abbracciano lo sconosciuto vicino di posto nella vittoria. So di persone che hanno preventivamente comandato di far avvolgere la propria bara con la bandiera della squadra del cuore. Ora, per quanto queste testimonianze di fedelt\u00e0, di lealt\u00e0 e di devozione possano risultare primitive all\u2019occhio spassionato, non per questo smettono di esistere. Ci\u00f2 significa che il bisogno di appartenenza, di identificazione in qualcosa che trascende il singolo, di abnegazione verso una causa pi\u00f9 grande, finanche gli slanci di idolatria &#8211; che siano innocui come nella musica o deliranti come nel fondamentalismo &#8211; sono una spinta propulsiva invincibile nell\u2019animo umano.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>Il terrore per le degenerazioni di questa energia aggregante e abbacinante \u00a0&#8211; dalla guerre di religione ai nazionalismi della storia pi\u00f9 recente &#8211; ci ha portato a inaridirne quasi del tutto il potenziale vivificatore, confinandolo alle manifestazioni marginali del divertissement come appunto un concerto rock o una partita di calcio, escludendolo dal consorzio politico, da ogni ideale comune di buona vita e da qualsivoglia progetto di Nazione. La moralit\u00e0 liberale, che si sforza di giudicare in maniera impersonale, destoricizzata, eradicata, puramente razionale, lungi dall\u2019aver liberato il singolo, lo ha soltanto reso schiavo dell\u2019astrazione, della quale lo smarrimento esistenziale \u00e8 il sintomo e la finanza apolide terrificante reificazione. Oggi l\u2019appartenenza significa semplicemente far parte di un trust in cui \u00e8 permesso coltivare l\u2019interesse privato, entro i confini del consumo. Di cose e di valori, messi in vendita sul mercato globale. Il politicamente corretto altro non \u00e8 se non la moralit\u00e0 liberale portata all\u2019altezza dei barboncini, per cui uno vale uno e mai pi\u00f9 di uno, tutti hanno eguali diritti a essere infelici, a perseguire i propri scopi, a manifestare le proprie credenze, nessuno ha pi\u00f9 diritto di un altro ed \u00e8 necessario essere tolleranti con tutto e tutti. Per quanto io sia razionalmente portato a interpretare la morale in senso kantiano, quindi fondata sull\u2019autonomia della ragione, osservo che questo genere di moralit\u00e0 \u00abesile\u00bb, per dirla alla Sandel, non ha alcuna forza di coesione sociale e finisce, quando istituita a pensiero unico, con il degenerare nell\u2019arbitrio di un tetro catechismo relativista, come gi\u00e0 profetizzato da Ratzinger.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>Ci\u00f2 che ancora sfugge \u00e8 che se l\u2019azione morale libera, svincolata da ogni faziosit\u00e0 e particolarit\u00e0, \u00e8 idealmente preferibile poich\u00e9 emancipa l\u2019autonomia morale nella sua autenticit\u00e0, calata nel concreto si rivela mera amoralit\u00e0. La licenza ha divorato ogni possibile libert\u00e0. Il \u00abdovere verso se stesso\u00bb su larga scala si \u00e8 trasformato in miserevole rapacit\u00e0, dove il singolo si crede libero perch\u00e9 pu\u00f2 arraffare quanto pi\u00f9 \u00e8 in grado di arraffare e spendere le proprie prefabbricate opinioni sul mercato della citt\u00e0-mondo. L\u2019attenzione all\u2019uomo come dovrebbe essere, non pu\u00f2 farci ignorare l\u2019uomo come esso \u00e8. Sicuramente l\u2019eroe morale esiste, ed \u00e8 colui che butta la carta nel cestino ovunque si trovi, a Palermo come a Merano, perch\u00e9 si impone liberamente di non sporcare, in ottemperanza a una legge universale che lui ha fatto propria in accordo con la propria ragione; tuttavia, di fatto, in Alto Adige nessuno butta cartacce perch\u00e9 gli altri non buttano cartacce. Poich\u00e9 se lo fai vieni osservato con biasimo. E in ultima istanza, vieni sanzionato. L\u2019approvazione sociale e il conformarsi per amore, per vanit\u00e0 o per inerzia a una dimensione morale condivisa e istituita a regola sono meccanismi pi\u00f9 efficaci per alimentare e consolidare il comportamento di quanto non sia l\u2019affidarsi alla buona creanza del singolo. Ovviamente questo avviene anche nella degenerazione violenta, come l\u2019infezione della mentalit\u00e0 fascista ha mostrato, e pi\u00f9 in generale dimostra la legge del branco. Se \u00e8 vero che ogni forma di patriottismo si rivela fonte permanente di pericolo morale perch\u00e9 richiede una faziosit\u00e0 incondizionata, \u00e8 altrettanto vero che la moralit\u00e0 liberale dell\u2019imparzialit\u00e0, dell\u2019impersonalit\u00e0, della tolleranza, del tutti liberi di essere e fare ci\u00f2 che gli va, imposti con stile paratattico e suscettibilit\u00e0 puritana da politici e media lacch\u00e8 come unica via possibile di convivenza civile, si rivela anch\u2019essa un fenomeno moralmente pericoloso, perch\u00e9 rende i nostri legami sociali troppo esposti alla dissoluzione, all\u2019horror vacui e infine alla colonizzazione.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>Tollerare tutto, incluso l\u2019intollerante, \u00e8 suicida. Un soldato moralmente liberale come pu\u00f2 morire per il suo Paese? Come gli si pu\u00f2 chiedere di difenderne i confini a costo della vita? Come pu\u00f2 uccidere un invasore che ha, all\u2019interno di questo orizzonte morale, diritti e ragioni legittimi almeno quanto i suoi? Questo contraddittorio apparato \u00e8 a tal punto vicino al punto di rottura che in queste settimane, dove si respira un goffissimo clima emergenziale, assistiamo alla maldestra retromarcia del progressismo precettivo, che dopo averci ammorbato per anni sulla barbarie dei muri, sull\u2019arretratezza degli Stati nazionali, sulla necessit\u00e0 morale dell\u2019accoglienza, sul vanto di sentirsi cittadini del mondo pronti ad abbracciare il prossimo, chiude precipitosamente i porti e mette polizia e corazzati ai confini terrorizzato dall\u2019invasione.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>Gli Stati burocratici occidentali, per non parlare delle istituzioni sovranazionali, tendono ad annientare ogni memoria nazionalmente intesa, ogni orgoglio comunitario, e con essi ogni resistenza morale della cittadinanza all\u2019aggressione esterna. Malauguratamente, e ci\u00f2 dovrebbe preoccuparci in tale cruciale rivolgimento storico, questa sovrastruttura non ha che una flebilissima calamita affiliatrice per chi viene accolto. La posizione tipicamente progressista dell\u2019integrazione, anche quella animata dalle migliori intenzioni, ignora queste circostanze. Quando gli analisti pi\u00f9 autorevoli restano allocchiti di fronte ad azioni terroristiche nate su suolo occidentale, domandandosi come sia possibile, lo fanno perch\u00e9 ignorano abissalmente la menzione costitutiva della comunit\u00e0: \u00abSostenere che alcuni membri di una societ\u00e0 sono legati da un senso della comunit\u00e0 non significa semplicemente dire che un gran numero di essi professa sentimenti comunitari e persegue scopi comunitari, ma piuttosto che essi concepiscono la loro identit\u00e0 &#8211; il soggetto e non soltanto l\u2019oggetto delle loro aspirazioni &#8211; come definita, fino a un certo punto, dalla comunit\u00e0 di cui sono parte\u00bb. Una delle ragioni principali per la sopravvivenza della Mafia, financo incastonata in un moderno Stato di diritto come l\u2019Italia del dopoguerra, \u00e8 da ricercarsi proprio in un sistema di loyalties che ha sovrastato ogni eventuale devozione a un\u2019impalcatura alternativa, astratta e neutrale, rappresentata dallo Stato. Ci\u00f2 che non si comprende \u00e8 che la forza della moralit\u00e0 \u00e8 tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 impositivi e significanti sono i legami particolari che la sorreggono; l\u2019onore in senso mafioso, verso la Famiglia, per chi nasce e cresce nel particolare, vincer\u00e0 quasi sempre sul senso civico o sul rispetto della legge universale. Cos\u00ec come la guerra santa vincer\u00e0 sulla tolleranza laica. Per cui un islamico, bench\u00e9 nato in terra cristiana e cittadino di una democrazia, sar\u00e0 sempre e prima di tutto un islamico. Ma anche un cinese di Paolo Sarpi rester\u00e0 cinese, anche se abile nell&#8217;esprimersi in italiano. Per essi la comunit\u00e0 descrive non soltanto ci\u00f2 che hanno come concittadini, ma anche ci\u00f2 che sono, non una relazione che scelgono ma un legame che scoprono come elemento costitutivo della loro identit\u00e0. Ovviamente \u00abil contesto \u00e8 una condanna definitiva solo per gli spiriti comuni\u00bb, ma sono gli spiriti comuni, ahinoi, a popolare il mondo. Se non accettiamo l\u2019elementare constatazione empirica del s\u00e9 situato, ogni nostro anticorpo sar\u00e0 vano e saremo prima spolpati dai mondialisti del capitalismo finanziario, infine assorbiti da altre civilt\u00e0. Per cui \u00e8 opportuno domandarsi: la tolleranza, la neutralit\u00e0, sono realmente virt\u00f9? Rafforzano o indeboliscono una societ\u00e0 che se le prescrive?<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>La nostra creatura sociale, come accennato in un post precedente, produce sentimenti di attaccamento e lealt\u00e0, se non di idolatria, nei confronti di squadre di pallone, star del rock o di Instagram, di brand commerciali, laddove ad altre latitudini l\u2019attaccamento e la lealt\u00e0, se non l\u2019idolatria, si indirizzano verso un Dio onnipotente e una comunit\u00e0 che ne celebra il culto: come possiamo pensare di competere? Come possiamo pensare di integrare? Accogliere, non accogliere; \u00e8 nostro dovere, non \u00e8 nostro dovere. Nell\u2019opportunismo abborracciato e cretino di Renzi e della politica europea in genere, oltre all\u2019antropologica assenza di integrit\u00e0 e volont\u00e0 buona, c\u2019\u00e8 una desolante carenza di basi filosofiche che permettano di sottoporre a esame la drammaticit\u00e0 del reale. Mi servir\u00f2 di un profittevole passaggio firmato da Alaisdair McIntyre:<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>\u00abHegel adopera un\u2019utile distinzione, da lui sottolineata attraverso l\u2019uso dei termini Sittlichkeit e Moralit\u00e4t. La Sittlichkeit \u00e8 la moralit\u00e0 tradizionale di ciascuna societ\u00e0 particolare, e non pretende di essere niente di diverso. La Moralit\u00e4t regna nella sfera della moralit\u00e0 impersonale, razionale-universale, della moralit\u00e0 liberale come l\u2019ho definita. Ci\u00f2 che negli Stati Uniti agli immigrati veniva insegnato era che essi si erano lasciati alle spalle Paesi e culture dove Sittlichkeit e Moralit\u00e4t erano sicuramente distinte, e spesso in opposizione fra loro, ed erano giunti in un Paese e in una cultura la cui Sittlichkeit era proprio la Moralit\u00e4t\u00bb.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<div>Gli Stati Uniti lo hanno fatto per necessit\u00e0 storica, confusamente, incoerentemente, rendendo l\u2019urlo clamoroso \u201cUsa! Usa!\u201d voce di un patriottismo che si identifica con la causa della moralit\u00e0 liberale, dove tutte le culture che sbarcavano erano chiamate ad assoggettare il proprio entroterra a una lingua franca e al culto democratico dell\u2019eguaglianza di tutti di fronte a una legge imparziale. Noi, figli di Socrate e di Ges\u00f9, per mostrarci ostentatamente secolarizzati, liberali e aperti al mondo, abbiamo idoleggiato il feticcio di una tolleranza superficialmente rasserenante, i cui esiti iniziano ad allarmare anche i pi\u00f9 rimbecilliti; mentre al contempo, con indefessa ottusit\u00e0, ci siamo impegnati a diradicare ogni escatologia, ogni orgoglio comunitario e popolare, abbiamo deriso il sentimento religioso e quello patriottico, esponendoci, fra un campionato di calcio e un concerto del Blasco, alla disintegrazione culturale.<\/div>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Al concerto di Vasco Rossi in quel di Modena hanno partecipato oltre 220mila persone. Un popolo di fedeli, come molti osservatori lo hanno definito. 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