{"id":702,"date":"2017-09-09T11:19:55","date_gmt":"2017-09-09T09:19:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=702"},"modified":"2017-09-10T23:29:24","modified_gmt":"2017-09-10T21:29:24","slug":"il-trionfo-del-degrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/09\/09\/il-trionfo-del-degrado\/","title":{"rendered":"Il trionfo del degrado"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/Vittorio_Emanuele_II_e_Napoleone_III_a_Milano.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-703\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/Vittorio_Emanuele_II_e_Napoleone_III_a_Milano-300x189.jpg\" alt=\"Vittorio_Emanuele_II_e_Napoleone_III_a_Milano\" width=\"300\" height=\"189\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/Vittorio_Emanuele_II_e_Napoleone_III_a_Milano-300x189.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/Vittorio_Emanuele_II_e_Napoleone_III_a_Milano.jpg 530w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gioved\u00ec pomeriggio sono al bar sotto casa per consumare qualche fetta di crostata quando noto un giovinastro abbarbicato sul piedistallo di una colonna dell\u2019Arco della Pace. L\u2019acrobatico monellaccio si dondola come una bertuccia, bullandosi con gli amici rimasti a terra in vociante ammirazione. Arrampicata libera non particolarmente impegnativa da un punto di vista tecnico, eppure mitologica sul piano dell\u2019imbecillit\u00e0, anche per la necessit\u00e0 di calpestare il bassorilievo dell\u2019Ercole di Gaetano Monti per arrivare ad abbracciare le scanalature del fusto. In genere la marmellata di albicocche mi rende zuccherino, ma valutato il ripetersi ormai quotidiano di questo fanciullesco vandalismo &#8211; con un paio di bande a bivaccare sotto e sopra l\u2019Arco &#8211; decido, forse con piglio pedantesco, di telefonare alle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Compongo il 112 e tosto risponde un centralinista, il quale mi intima di esporre ci\u00f2 che mi angustia, non prima di aver denunziato i miei dati anagrafici. Racconto della scostumatezza in fieri pi\u00f9 o meno come segue: Gentilissimo, da giorni sono testimone di una caparbia incivilt\u00e0 in corrispondenza dell\u2019arco trionfale di Piazza Sempione a Milano. Quando passeggio nei paraggi, la mattina come a tarda sera, non posso fare a meno di notare gruppi di italianissimi perdigiorno che campeggiano sotto le arcate bevendo birra, facendo tardi, accidenti. A ci\u00f2 si aggiunga l\u2019abitudine di ascoltare musica a volume espansivo\u00a0&#8211; le cui allitterazioni torturano il sensibile cuore del contribuente, prima ancora dell\u2019orecchio &#8211; e il gusto di affrescare le ispirazioni neoclassiche del Cagnola con romantiche intitolazioni a graffito tipo&#8230; \u00abPulce\u00bb. Proprio mentre le parlo, il pi\u00f9 audace di loro \u00e8 impegnato in un\u2019ascesa che potrebbe giungere sino alla Sestiga di Abbondio Sangiorgio. Crede sia possibile far decollare al volo una volante per segnalare a questi sfaccendati che non \u00e8 quello il luogo pi\u00f9 acconcio dove attendarsi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo zelante impiegato, comprensibilmente tediato, mi passa l\u2019Arma dei Carabinieri. Nell\u2019attesa ordino un\u2019altra fetta di crostata, ai mirtilli: i frutti di bosco mi rendono indulgente. All\u2019apparecchio giunge una voce di chiara efficienza meridionale che con tono implacabile mi domanda di raccontare di nuovo l\u2019angosciosa vicenda. Ripercorro le circostanze pi\u00f9 o meno con la stessa enfasi di prima. Per fortuna il carabiniere mi interrompe a met\u00e0 esposizione, comprendendo che di un caso cos\u00ec delicato doveva occuparsi la Polizia Locale, e mi mette di nuovo in attesa. Ora, difficile dire quanto io abbia effettivamente atteso, ma posso affermare di aver fatto in tempo a terminare la seconda fetta di torta e un espresso giunto bollente. Finalmente il tu-tu con problemi di instradamento che martellava in sottofondo, irritante quasi come un madrigale del Truceklan, si interrompe&#8230; e arrivo a parlare con un pubblico funzionario. Mentre rivivo a suo vantaggio quell\u2019esibizione di villania metropolitana, il buon uomo taglia corto e mi assicura che mander\u00e0 al pi\u00f9 presto una pattuglia. Aspetto. Osservo. Vigilo l\u2019istante con imminenza d\u2019attesa. Non arriva nessuno. Ma deve venire, verr\u00e0, se resisto a sbocciare non visto, verr\u00e0 d\u2019improvviso quando meno l\u2019avverto. Alle 17.53 finalmente una Panda bianca e gialla fa irruzione sul selciato pedonale di Piazza Sempione. Malauguratamente \u00e8 quella dell\u2019Istituto privato di vigilanza La Folgore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Torno verso casa disilluso, oltraggiato. Prendo il cane al guinzaglio e con le orecchie basse, il muso lungo, la coda fra le gambe, esco per passeggiarlo. Giunto sotto la maest\u00e0 del monumento, noto che i sentimenti antifrancesi o forse antiasburgici dei molesti pischelli sono ancora piuttosto eccitati. Alcuni si baloccano con un pallone, sfruttando come porta improvvisata il Congresso di Vienna di Gianbattista Perab\u00f2. Altri due, senza alcun sentore di omofobia, stanno urinando affiancati sotto una delle arcate minori. Mentre sono sul punto di suggerire loro di pisciarsi reciprocamente nel culo al fine di non lordare i candidi marmi del monumento, viro verso l\u2019amore per la sapienza e fingo che il quadrupede altro non sia se non Glaucone, figlio di Aristone; mi arriccio dunque la barba come Socrate\u2026 e intavolo un dialogo per risolvermi ad agire saggiamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come distingueremo, amico mio, un filosofo da chi non lo \u00e8?<\/p>\n<p>\u00abPer Zeus, proprio non saprei!\u00bb, esclam\u00f2.<\/p>\n<p>Io credo che dovremo tenere a mente innanzitutto un aspetto, caro Glaucone. Che la sua anima non celi qualche meschinit\u00e0, perch\u00e9 la meschinit\u00e0 spirituale \u00e8 l\u2019ostacolo peggiore per chi voglia aspirare a comprendere instancabilmente la totalit\u00e0 delle cose umane e divine.<\/p>\n<p>\u00abQuesto \u00e8 verissimo\u00bb, disse.<\/p>\n<p>Se invece l\u2019intelletto \u00e8 dotato della grandezza e della visione dell\u2019insieme dei tempi e degli esseri, credi che esso possa considerare la vita umana come una cosa importante?<\/p>\n<p>\u00abImpossibile!\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque un tal uomo non riterr\u00e0 un male neppure la morte?<\/p>\n<p>\u00abPer nulla! Ma qui, savio Socrate, se andiamo a prendere per le orecchie quei balordi si rischia di essere trascinati per Milano da uno di quegli orridi scooter a miscela sulle note di Insta Lova; e ci\u00f2 rappresenta qualcosa di ben peggiore della morte!\u00bb, replic\u00f2.<\/p>\n<p>Parli con avvedutezza, giovane amico, ma una natura vile e meschina non ha nulla a che vedere con la vera filosofia e quindi dobbiamo osare!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo aver strizzato metaforicamente i testicoli di Glaucone, cosa che lo rende visibilmente irascibile, mi avvicino in punta di paideia ai due sfrontati orinatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ehi, cazzimatti, capisco che quando scappa scappa, ma se l\u2019animale qui presente riesce a trattenerla fino all\u2019area cani, credo sia impresa possibile anche per voi\u2026 sbaglio?<\/p>\n<p>Mentre il pi\u00f9 piccolo dei due \u00e8 ancora intento a sgrullarselo, il compare, che si era da poco ricomposto, replica con studiata strafottenza: \u00abZio se lo fanno i clandestini dimmerda va bene e se lo facciamo noi invece no?!\u00bb.<\/p>\n<p>Strattonato da quella inopinata parentela e dalla natura dell\u2019argomentazione, mi divincolo e reagisco:<\/p>\n<p>Tu dunque paragoni te stesso a un immigrato clandestino?<\/p>\n<p>\u00abProblemi zero zio, io non sono razzista\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Credo che ivi anche Socrate avrebbe tirato un Patroclo cavaliere e due Madonne al cielo. Cos\u00ec osservo il cane, tornato in s\u00e9, del tutto libero di esprimere la sua esuberante mordacit\u00e0&#8230; e lo slego.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qual \u00e8 dunque la morale di questa favola, che purtroppo \u00e8 storia, adorato Glaucone, figlio di Aristone?<\/p>\n<p>Senz\u2019altro l\u2019uomo che si inganna e quello che intende ingannare punteranno il dito contro la nostra incivilt\u00e0; affermeranno che la sfrenatezza e la volgarit\u00e0 sono anche, se non soprattutto, indigene. E che invece di biasimare lo straniero, sarebbe bene pensare a noi stessi. Ma proprio sulla base di tali eristiche obiezioni, credo che la morale autentica emerga con chiarezza allo sguardo del filosofo ed \u00e8 la seguente: se non siamo in grado di infondere sapienza, temperanza, coraggio e giustizia neppure nell\u2019animo della nostra meglio giovent\u00f9, cresciuta con noi, fra le mura della citt\u00e0 che abbiamo fondato, come possiamo pensare di farlo con un groviglio di selvaggi forestieri, ignari persino delle leggi di una democrazia? E come possiamo pensare di recuperare quei giovani sbandati, l\u2019ethos del popolo di domani, lo spirito di cittadinanza dei ragazzi, se questi osserveranno i valori che vorremmo imporgli come sacri&#8230; costantemente trascurati e vilipesi da chi giunge in citt\u00e0 con il nostro aiuto e sotto la nostra tutela?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gioved\u00ec pomeriggio sono al bar sotto casa per consumare qualche fetta di crostata quando noto un giovinastro abbarbicato sul piedistallo di una colonna dell\u2019Arco della Pace. L\u2019acrobatico monellaccio si dondola come una bertuccia, bullandosi con gli amici rimasti a terra in vociante ammirazione. Arrampicata libera non particolarmente impegnativa da un punto di vista tecnico, eppure mitologica sul piano dell\u2019imbecillit\u00e0, anche per la necessit\u00e0 di calpestare il bassorilievo dell\u2019Ercole di Gaetano Monti per arrivare ad abbracciare le scanalature del fusto. 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