{"id":733,"date":"2017-09-12T05:15:26","date_gmt":"2017-09-12T03:15:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=733"},"modified":"2017-09-12T14:48:27","modified_gmt":"2017-09-12T12:48:27","slug":"elogio-della-discriminazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/09\/12\/elogio-della-discriminazione\/","title":{"rendered":"Elogio della discriminazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/fb865c1313288438711abd530e6f159e.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-735\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/fb865c1313288438711abd530e6f159e-300x196.jpg\" alt=\"fb865c1313288438711abd530e6f159e\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/fb865c1313288438711abd530e6f159e-300x196.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/09\/fb865c1313288438711abd530e6f159e.jpg 656w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Chi ha avuto la pazienza di seguire un poco questo blog &#8211; peraltro ripagata da un&#8217;inesauribile bordata di risate e trastullo &#8211; avr\u00e0 notato che sono spesso costretto a occuparmi di demistificazione. Viviamo in tempi subdoli, di limaccioso livellamento, e tutto sembra esserne ammorbato. Le parole ne sono il primo funesto presagio. I vocaboli possono essere un incantesimo o una fattura; se sono al servizio della verit\u00e0 innalzano fino alla santit\u00e0, ma quando sono ancelle d\u2019una Circe bagasciona tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinnio. Oggi mi voglio occupare della parola \u00abdiscriminazione\u00bb. Confessiamolo, anche noi liberi pensatori abbiamo avuto un subitaneo moto di repulsa. Lo stesso che avremmo avuto, in epoche pie, per un volgare affronto alla virt\u00f9 della Vergine. Eppure siamo in errore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Discriminare significa infatti separare, distinguere, discernere (dal lat. <em>discriminare<\/em>, der. di <em>discrimen<\/em> \u00abseparazione\u00bb, da <em>discern\u0115re<\/em>\u00a0\u00abseparare\u00bb). Ha lo stesso significato e ha subito lo stesso destino del verbo greco krino, separare, dividere, decidere in giudizio. La parola critica, da coraggiosa reazione al dogmatismo, da nobile momento di esame dei limiti del sapere, di ricerca del vero, del buono, del bello, ha assunto nel senso comune una connotazione negativa. Dispregiativa. Nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 criticare niente e nessuno; perch\u00e9 la tolleranza universale non ammette critiche. Tutti sono suscettibilissimi e ne hanno ben donde. Eppure noi discriminiamo in continuazione e senza particolari sensi di colpa, per ora: dal salumiere, nell\u2019implacabile cipiglio che assumiamo durante la scelta del prosciutto, quando ci tocchiamo le balle per l&#8217;arrivo di una mail, cestinandola, e in un\u2019interminabile sequela di altri snodi quotidiani. La scelta del nostro partner, dopotutto, \u00e8 anch\u2019essa una palese discriminazione. Pur attenendoci alle sacre scritture del pensiero autorizzato &#8211; che interpretano la discriminazione come emarginazione di qualcuno in favore di qualcun altro &#8211; ogni volta che scegliamo una compagna o un compagno, ne discriminiamo di alternativi che abbiamo conosciuto, che conosciamo o che potremmo conoscere. Quando una dama seduta nel dehors di un club rifiuta le avances di un gentiluomo e accetta quelle di un altro\u2026 forse non discrimina?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019acuminato pensatore del reame di Perbenino a questo punto obietter\u00e0 che discriminare per motivi di religione, di razza, o per le preferenze sessuali, questo \u00e8 incivile, barbaro, indegno di un uomo dabbene. I profeti della differenza, della pluralit\u00e0, diventano improvvisamente conformisti, egualitaristi, e pretendono lo stesso trattamento per tutti, senza distinzioni. Ma la differenza separa. La differenza\u2026 differenzia. La tolleranza coatta, al contrario, \u00e8 profondamente eterofoba: concede etichette arcobaleno per dare l\u2019illusione dell\u2019individuazione mentre converte tutto al vantablack della merce, della cosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nello spazio del frame socialmente lecito posso rifiutare una fanciulla perch\u00e9 i suoi tratti mi lasciano freddino, perch\u00e9 l\u2019odore della sua pelle non accende i miei feromoni, ma non posso respingerla in quanto asiatica, per esempio. Eppure la razza influenza i tratti, gli odori, quindi ci\u00f2 che si cerca ideologicamente di negare si scorna con gli irriducibili segnali dei sensi e crea un ridicolo cortocircuito. Certo ci appare arbitrario chi dichiara di non gradire gli asiatici, cos\u00ec, per inclinazione. Ma un\u2019idiosincrasia \u00e8 meno arbitraria quando si riversa sul singolo? O lo \u00e8 forse di pi\u00f9? Una ragazza bianca, cristiana, italiana &#8211; iscritta cio\u00e8 a tutte le maggioranze inopportune &#8211; cozzarella, ranocchiesca, che nessun ragazzo degna di uno sguardo&#8230; ha per caso meno ragioni per dolersi della discriminazione che riceve? I giudizi estetici come quelli di valore sono per loro natura discriminanti. Discriminare \u00e8 infatti distinguere: il bene dal male, il buono dal cattivo, il bello dal brutto. Cos\u00ec, dopo averla discriminata in quanto bruttarella, magari la rivaluteremo separando la sua umanit\u00e0 dal suo aspetto e, se ne sar\u00e0 ricca, sapremo comunque apprezzarla, forse addirittura amarla. Smettere di separare, di setacciare, di problematicizzare, significa castrare il giudizio e prosciugare il libero pensiero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esistere liofilizzati dal discernimento \u00e8 condizione cui veniamo quotidianamente addestrati dal modello prefabbricato di dominio, che solleva il singolo dalla fatica del concetto proponendo un orizzonte gi\u00e0 regolamentato, con tutti i compitini da svolgere per essere promossi; con l\u2019elenco delle categorie da non offendere per passare da persona coltivata e civile. Cos\u00ec possiamo lasciar scorrere quelle che crediamo essere le nostre idee, le nostre convinzioni, i nostri gusti, nel canale di scolo della sola ideologia sopravvissuta. Una testa grossa del passato distingueva fra ricettivit\u00e0 e spontaneit\u00e0. Io sono ricettivo nel momento in cui vengo impressionato dai dati sensibili, subisco passivamente il reale; spontaneo quando governo l\u2019attivit\u00e0 libera e volontaria del pensiero. Oggi il cittadino indottrinato \u00e8 ridotto a mera ricettivit\u00e0: un occhio che guarda, ma non vede; un orecchio che sente, ma non ascolta; un cuore che batte, ma non palpita. Tuttavia la predilezione naturale \u00e8 troppo testarda anche per la diabolica pervicacia di queste manipolazioni. E c\u2019\u00e8 chi, malgrado il modello di bellezza ibrida e monoculturale propagandato, continuer\u00e0 visceralmente a preferire le olandesi alle asiatiche &#8211; o viceversa &#8211; incurante di quanto discriminatorie possano risultare le proprie pugnette.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Chi ha avuto la pazienza di seguire un poco questo blog &#8211; peraltro ripagata da un&#8217;inesauribile bordata di risate e trastullo &#8211; avr\u00e0 notato che sono spesso costretto a occuparmi di demistificazione. 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