{"id":81,"date":"2017-03-08T18:40:49","date_gmt":"2017-03-08T17:40:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=81"},"modified":"2017-03-09T12:11:57","modified_gmt":"2017-03-09T11:11:57","slug":"in-nome-del-popolo-sovrano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/03\/08\/in-nome-del-popolo-sovrano\/","title":{"rendered":"In nome del popolo sovrano"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/la-repubblica.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-82\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/la-repubblica-300x110.jpg\" alt=\"la-repubblica\" width=\"300\" height=\"110\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/la-repubblica-300x110.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/03\/la-repubblica.jpg 490w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Michele Serra rappresenta la tragicommedia dell\u2019intellettuale progressista engag\u00e9, la crisi esistenziale di una sedicente intellighenzia che per lustri ha celebrato la sacralit\u00e0 della democrazia, le sue benemerenze, la saviezza del popolo sovrano, e che oggi arriva addirittura a negarne l\u2019esistenza. Il 7 febbraio scorso, sulla sua nota rubrica di Repubblica &#8211; che avevo dimenticato non troppo colpevolmente per qualche tempo e ieri recuperato &#8211; Serra scriveva:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab\u201cIn nome del popolo\u201d, lo slogan che troneggiava l\u2019altro giorno alle spalle dell\u2019uomo forte di Francia, Marine Le Pen, \u00e8 una truffa. Non esiste \u201cil popolo\u201d, esistono le moltitudini di individui che si raggruppano e si dividono, si alleano e si combattono, cambiano vita e cambiano idea. Nessuno \u2014 tranne i dittatori e gli imbroglioni \u2014 ha il diritto di parlare \u201cin nome del popolo\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Affermazione sbalorditiva per un teoreta di sinistra. Sconcertante. Ma profondamente indicativa. Quando il popolo esprime un\u2019opinione contraria all\u2019idea di buona vita predicata dalla confessione dei riformisti perbenino, quando elegge a suoi rappresentanti personaggi irricevibili, si dissolve, non esiste pi\u00f9. Gli indizi di questa malafede untuosa erano gi\u00e0 manifesti ai tempi di Silvio Berlusconi, quando si puntava il dito sul potere taumaturgico delle televisioni, capace di manipolare l\u2019arbitrio dei miti cittadini pi\u00f9 facilmente impressionabili. E pi\u00f9 avanti con l\u2019affermarsi di Grillo e Casaleggio, in relazione ai quali si paventava la selvaggia avanzata di una democrazia diretta della connettivit\u00e0 che in realt\u00e0 nascondeva oscure manovre dispotiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 stata la recente Brexit a far calare definitivamente le brache di questi bacchettoni laici con i baveri di velluto e la forfora sulle spalle. Quando l\u2019attualit\u00e0 sondaggistica dell\u2019epoca sembrava suggerire una tranquilla vittoria del Remain, gli analisti pi\u00f9 illuminati parlavano lecitamente dell\u2019egalitaria belt\u00e0 del referendum. Un popolo, quello britannico, che aveva il coraggio di prendere in mano il proprio destino e scegliere; un leader, Cameron, che non aveva paura di affidarsi alla propria gente per decidere il futuro della Nazione. Il solito meraviglioso esempio di democrazia, quasi quanto le primarie del Pd. Poi lo scenario cambi\u00f2. Si scompagin\u00f2. E a distanza di mesi hanno vinto quegli zotici, alcolizzati inglesi di provincia tutti pub e veicoli agricoli, che invece di lasciar fare a chi ne capisce hanno voluto metter becco in cose pi\u00f9 grandi di loro. Cos\u00ec per l\u2019aspetto generazionale. Se gli anziani votano \u00abbene\u00bb, sono la memoria di valori e saper fare della comunit\u00e0, giacimento insostituibile, inestimabile; se votano \u00abmale\u00bb, vecchi rincoglioniti che andrebbero messi su un barchino al largo del Falkland e lasciati andare alla deriva con un buon libro e una fetta d\u2019anguria. La generazione Erasmus, poi! Perdigiorno, fumati e sgangherati fino a ieri, oggi giovani idealisti che credevano nell\u2019Europa e nel futuro; delusi da tanto oscurantismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Donald Trump \u00e8 stata la tortorata finale per il soldatino liberal. Anni fa, professori come Enrico Beltramini, mostrando acuminato comprendonio e toni benevolmente cattedratici si esprimevano cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abGli Stati Uniti hanno avuto presidenti di ogni tipo, ma un politico come Berlusconi, visto con gli occhi dell\u2019americano medio, sembra un alieno. Un premier maschilista, razzista e vizioso. Incomprensibile, come il paese che da lui si lascia governare\u00bb.<\/p>\n<p>Oggi, non potendo confessare la propria stessa torpidezza, ribaltano il tavolo. E allora l\u2019americano medio si trasforma nel berlusconiano di un tempo, asino e bue, gretto e arrampicatore, sempliciotto che non comprende gli schemi generali, che non ha letto i libri giusti. Mentre per questi eroi del discernimento, soli ad avere a cuore le sorti dell\u2019umanit\u00e0, non resta che affliggersi del degrado politico su scala planetaria e scoccare frecciate ammonitrici. Come sempre maldestramente sbilenche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, rappresentare i desideri e le aspettative degli elettori, intercettarne la rabbia e le rivendicazioni, ha smesso di essere grimaldello democratico ed \u00e8 stato qualificato irrevocabilmente come \u00abpopulismo\u00bb. Parola mantra che assimila, che assorbe, che si impregna dell\u2019inettitudine critica e la brandisce come uno stocco pontificio profano con cui scomunicare i bruti, i beceri di tutto il mondo, costretti a umiliarsi per tre giorni e tre notti fra turbini di neve polverulenta ai piedi &#8211; se non del castello di Canossa supplicando la Grancontessa Matilda come capit\u00f2 a Enrico IV &#8211; dell\u2019attico di Meryl Streep a Tribeca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Capirete dunque che i sussulti cui \u00e8 stata sottoposta l\u2019amaca sulla quale \u00e8 indolentemente accomodato Serra lo avrebbero gi\u00e0 fatto stramazzare al suolo e provvidenzialmente sotterrare, se la post-verit\u00e0 non fosse ormai una spada e uno scudo per tutti quelli che praticano la doppiezza di spirito. Il tono del suo argomentare infatti non \u00e8 cambiato; certo si percepisce una vena pi\u00f9 acidula, piccata, a tratti zitella, ma i suoi pistolotti sono sempre molto precettivi, corretti e pregni di squisito sentire, anche quando pretendono di insegnare al panettiere di Torino le buone regole della convivenza civile come accadde un paio d\u2019anni fa; la ragione ci impone tuttavia di scendere dalla pianta e sottolinearne le risibili e maldestre alterazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Michele Serra ritiene l\u2019America di Donald Trump \u00abdeprimente e bigotta\u00bb, andava in visibilio per Obama &#8211; i cui \u00abavi cantavano il blues e non quel terribile country con la giacca piena di frange\u00bb &#8211; ed \u00e8 terrorizzato dalla presidenza di un satrapo cos\u00ec volgare e imbroglione da voler parlare direttamente al popolo. Eppure fu il suo stesso campione, nel celebre discorso alla convention democratica del 2004, a tuonare:<\/p>\n<p>\u00abProprio in questo momento, mentre ci parliamo, ci sono persone che si stanno preparando a dividerci, esperti di comunicazione e strategia fedeli a una sola politica, quella per cui vale tutto.\u00a0Bene, voglio dire proprio a loro che non ci sono\u00a0un\u2019America progressista e un\u2019America conservatrice; ci sono gli Stati Uniti d\u2019America. Non ci sono\u00a0un\u2019America nera e un\u2019America bianca, un\u2019America latina e un\u2019America asiatica; ci sono gli Stati Uniti d\u2019America. Agli opinionisti piace spaccare il nostro paese in stati rossi e stati blu: gli\u00a0stati rossi\u00a0per i Repubblicani, gli stati blu per i Democratici. Ma ho qualche altra notizia per loro. Crediamo in un Dio meraviglioso anche negli stati blu, e non ci piace che gli agenti federali si facciano i fatti nostri anche negli stati rossi. Alleniamo le squadre giovanili di provincia negli stati blu e s\u00ec, abbiamo amici gay negli stati rossi. Ci sono patrioti che erano contrari alla guerra in Iraq e patrioti che erano favorevoli alla guerra in Iraq. Siamo un solo popolo, fedele alla stessa bandiera e agli Stati Uniti d\u2019America\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il futuro presidente Obama, nel suo discorso Manifesto, parlava di un solo popolo, di un unico e meraviglioso Dio, metteva in guardia contro quelle serpi in seno intente a dividere. Metteva in guardia, cio\u00e8, contro quelli come Serra. Per i quali solo i dittatori e gli imbroglioni hanno il diritto di parlare in nome del popolo. Che imbarazzo!<\/p>\n<p>Cionondimeno, Serra non tradisce solo Barack Obama con le sue convulsioni ideologiche, ma anche Antonio Gramsci, che fond\u00f2 il quotidiano per il quale l\u2019umorista di natali capitolini ha lavorato cos\u00ec a lungo. Gramsci riteneva infatti che \u00abl\u2019elemento popolare \u201csente\u201d, ma non sempre comprende o sa; l\u2019elemento intellettuale \u201csa\u201d, ma non sempre comprende e specialmente \u201csente\u201d. I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall\u2019altra\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chirurgica definizione del giornalismo di Serra: pedante e filisteo.<\/p>\n<p>Ma cos\u00ec perbenino che ci stuzzicher\u00e0 a salire di nuovo con lui sull\u2019amaca dello spirito, per intrecciare pensieri e cestini di vimini fino al definitivo tramonto della bavbavie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Michele Serra rappresenta la tragicommedia dell\u2019intellettuale progressista engag\u00e9, la crisi esistenziale di una sedicente intellighenzia che per lustri ha celebrato la sacralit\u00e0 della democrazia, le sue benemerenze, la saviezza del popolo sovrano, e che oggi arriva addirittura a negarne l\u2019esistenza. Il 7 febbraio scorso, sulla sua nota rubrica di Repubblica &#8211; che avevo dimenticato non troppo colpevolmente per qualche tempo e ieri recuperato &#8211; Serra scriveva: &nbsp; \u00ab\u201cIn nome del popolo\u201d, lo slogan che troneggiava l\u2019altro giorno alle spalle dell\u2019uomo forte di Francia, Marine Le Pen, \u00e8 una truffa. Non esiste \u201cil popolo\u201d, esistono [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/03\/08\/in-nome-del-popolo-sovrano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1096,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[87,64],"tags":[121548,32668,70880,62841],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1096"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":93,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81\/revisions\/93"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}