{"id":907,"date":"2017-10-05T12:58:46","date_gmt":"2017-10-05T10:58:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=907"},"modified":"2017-10-05T14:13:02","modified_gmt":"2017-10-05T12:13:02","slug":"concorso-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/10\/05\/concorso-aziendale\/","title":{"rendered":"Concorso aziendale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work-and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-908\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work-and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important-300x150.jpg\" alt=\"why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work--and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work-and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work-and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/why-goldman-sachs-is-encouraging-employees-to-talk-about-race-at-work-and-why-as-a-black-woman-i-think-this-is-so-important.jpg 1145w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019episodio della direttrice di una filiale mantovana di Intesa Sanpaolo \u00e8 ormai argomento di dibattito nazionale e forse far\u00e0 giurisprudenza per i casi di prevaricazione multimediale. Come saprete la sventurata Katia, da oscura dipendente di una sede provinciale, dopo il suo maldestro video di promozione aziendale \u00e8 diventata una popolare macchietta con la quale sollazzarsi sadicamente per qualche minuto. Mi ero gi\u00e0 espresso sull\u2019arma da estrarre in casi analoghi, ovvero l\u2019autoironia, che rende invulnerabili ad affronti di superficie, ma ora vorrei guardare le cose dall\u2019alto. Ho letto molti interventi e articoli sulla vicenda, e com\u2019era prevedibile tutti si concentrano sul tritacarne del web, sul cyberbullismo, o tutt\u2019al pi\u00f9 sul silenzio dei vertici di Intesa e dei sindacati, che hanno abbandonato un loro manager ferito sul campo di battaglia. Sfugge invece la vera mostruosit\u00e0, che ci ha a tal punto assimilato, fagocitato, da rendercela invisibile. L\u2019isteria farsesca della direttrice \u00e8 tanto pi\u00f9 inquietante quanto pi\u00f9 involontaria. Eppure la sua delirante inettitudine \u00e8 come l\u2019ultimo disperato grido d\u2019aiuto di una natura mangiata viva dal ruolo, dal \u00abjob\u00bb, cui cerca di conformarsi ancora mentre viene masticata: \u00abIo ci sto! Ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore!\u00bb. Ci\u00f2 che di lei ci fa ridere \u00e8 la dissonanza fra quello cui siamo abituati &#8211; ovvero lo spot di un\u2019efficace e avvenente strumento di propaganda aziendale in tailleur &#8211; e la delirante esibizione di una dilettante. Ma quella strampalata marionetta ha ancora, nella sua infantile, dilettantistica stramberia, un rigurgito di umanit\u00e0. Un\u2019umanit\u00e0 che non \u00e8 stata completamente inghiottita. Mentre la professionista perfettamente in parte, sorridente eppure austera, che con disinvolta e artificiale efficienza presenta il suo team e ci invita ad affidare denaro alla banca, \u00e8 il risultato dell\u2019orrore compiuto. Integrale. Definitivo. Perch\u00e9 quella conformit\u00e0 \u00e8 frutto dell\u2019inumana impresa di aver fatto di se stesse l\u2019apparecchio pi\u00f9 adatto al successo, conforme appunto, fino ai moti pi\u00f9 istintivi, al modello presentato da un\u2019azienda che finanzia i mezzi di comunicazione ideologici. La pubblicit\u00e0 \u00e8 penetrata cos\u00ec profondamente nell\u2019idioma esistenziale, da farci percepire come \u201cpazza\u201d, come \u201csquilibrata\u201d, chi non \u00e8 capace di farla per bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abEra un contest aziendale\u00bb, si legge nei commenti. \u00abNon andava reso pubblico, \u00e8 un sopruso!\u00bb. In queste argomentazioni c\u2019\u00e8 il trionfo dell\u2019ottenebramento da schiavit\u00f9 dipendente e ignara. L\u2019inconscia parafrasi \u00e8: non vanno svelate le crepe della lobotomia impiegatizia, i prodotti mal funzionanti. Va messa sul mercato solo merce umana perfettamente riuscita e approvata dal trust. Non sia mai che una Katia ci sveli l\u2019orrore celato. \u00abIo ci sto! Ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019episodio della direttrice di una filiale mantovana di Intesa Sanpaolo \u00e8 ormai argomento di dibattito nazionale e forse far\u00e0 giurisprudenza per i casi di prevaricazione multimediale. Come saprete la sventurata Katia, da oscura dipendente di una sede provinciale, dopo il suo maldestro video di promozione aziendale \u00e8 diventata una popolare macchietta con la quale sollazzarsi sadicamente per qualche minuto. Mi ero gi\u00e0 espresso sull\u2019arma da estrarre in casi analoghi, ovvero l\u2019autoironia, che rende invulnerabili ad affronti di superficie, ma ora vorrei guardare le cose dall\u2019alto. 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