{"id":923,"date":"2017-10-16T20:30:05","date_gmt":"2017-10-16T18:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/?p=923"},"modified":"2017-10-18T18:19:02","modified_gmt":"2017-10-18T16:19:02","slug":"la-parita-fra-i-sessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/10\/16\/la-parita-fra-i-sessi\/","title":{"rendered":"La parit\u00e0 fra i sessi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/c8422f1b3f2a3f39b6c5900030abc838-patricia-kelly-grace-kelly.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-922\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/c8422f1b3f2a3f39b6c5900030abc838-patricia-kelly-grace-kelly-225x300.jpg\" alt=\"c8422f1b3f2a3f39b6c5900030abc838--patricia-kelly-grace-kelly\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/c8422f1b3f2a3f39b6c5900030abc838-patricia-kelly-grace-kelly-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/files\/2017\/10\/c8422f1b3f2a3f39b6c5900030abc838-patricia-kelly-grace-kelly.jpg 539w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ho aspettato prima di esprimermi sulla vicenda Weinstein perch\u00e9, come spesso accade, le reazioni e i commenti sono pi\u00f9 significativi del fatto in s\u00e9. Non mi riferisco alla manifesta ciarlataneria dei liberal alla Meryl Streep &#8211; che \u00e8 passata dal ribattezzare il suo amico produttore \u201cDio\u201d, al chiamarlo \u201cporco\u201d, suggerendo come ogni sua ramanzina pubblica vada da ora in avanti considerata una bestemmia; piuttosto alla intrugliata questione femminile. Un caso molto complicato. Un sacco di input e output, nelle parole di un gigante del pensiero occidentale come Jeffrey Lebowski. Dichiarata aspirazione di questo piccolo spazio \u00e8 provare a far emergere la verit\u00e0 dalla melassa delle false opinioni, dall\u2019adesione inerziale al non pensiero, ed \u00e8 ci\u00f2 che cercheremo di fare anche stavolta. Fortunatamente io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente flessibile e sono molto, molto vicino, vacca troia, a una deliberazione. Anche perch\u00e9 lo sputtanamento del viscido newyorkese ha avuto il provvidenziale effetto di far cozzare fra loro le due tesi pi\u00f9 \u00e0 la page, lasciando emergere dialetticamente e attraverso le scintille delle coglionate la fiammeggiante lama dell\u2019idea santa. Che spero di poter condividere con voi. Semplifico, ma neppure poi tanto, le due posizioni in conflitto:<\/p>\n<ol>\n<li>La donna molestata \u00e8 una vittima anche se acconsente, anche quando cede al molestatore, perch\u00e9 vive in un costante stato di subordinazione nei confronti del maschio pisellatore, sul luogo di lavoro come per la strada, oltraggiata da una societ\u00e0 sessista che la vede ancora come vittima sacrificale. Le donne che puntano il dito verso le vittime, invece di solidarizzare, dovrebbero vergognarsi.<\/li>\n<li>E\u2019 un insulto per la dignit\u00e0 della donna chiamare vittima chi concede masticazzi per far carriera o per semplice vigliaccheria. Una vera donna deve avere la forza di dire di no se ne ha la possibilit\u00e0 e non pu\u00f2 scendere a compromessi. Mostrarsi condiscendenti verso chi si mette a 90 \u00e8 una mancanza di rispetto verso chi ha invece avuto il coraggio di opporsi, anche a costo di vedere vanificate le proprie ambizioni di carriera.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono giorni che leggo autori e autrici fronteggiarsi brandendo queste due diverse idee. Personalmente, ritengo siano entrambe fallaci e fesse\u2026 perch\u00e9 partono dal prerequisito, pestilenzialmente ideologico, che la donna debba aspirare ad essere uguale all\u2019uomo. Dal primo osservatorio ci si lamenta perch\u00e9 quest\u2019uguaglianza non si sarebbe ancora realizzata; dall\u2019altro invece, fieri di averla raggiunta, si vorrebbe che la donna facesse finalmente l\u2019uomo. \u00abSe fossi stata forte gli avrei dato un calcio nelle palle e sarei scappata\u00bb, ha confessato Asia Argento ripensando alle grifagne avances di Weinstein. Rimpianto emblematico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019impalcatura femminista si fonda dunque sulla parit\u00e0 di genere, sull\u2019uguaglianza formale e sostanziale fra i sessi. Un anelito alla parit\u00e0 cos\u00ec profondamente trasfuso fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0 da farne quasi una forma a priori della sensibilit\u00e0, come spazio e tempo. Cio\u00e8 qualcosa capace di dar forma alla materia dell\u2019esperienza. E questa forma \u00e8 il patetico calco del maschio. Per cui la pi\u00f9 grande conquista della donna sembra essere quella di poter esercitare la propria libera sessualit\u00e0 proprio come farebbe il pene con attaccato un uomo. Di predare come lui. Di osare, di provocare, di arraffare, di negarsi, di stancarsi, di scaracchiare per terra e fumare una brasa dopo l\u2019amplesso. Non dovrebbero servire studi teleologici per comprendere che il traguardo latente di questa azione \u00e8 comunque l\u2019uomo. Che lo si voglia sedurre, punire, imitare, superare\u2026 non conta: l\u2019azione tende ineluttabilmente a lui. Come avevo gi\u00e0 avuto modo di segnalare ne Il maschilismo femminile: \u00abUna femminista autentica non dovrebbe difendere il diritto della donna a mostrarsi mezza nuda senza essere automaticamente bollata come dissoluta, o preservare il gusto di giocare con il desiderio che si ispira e magari abusarne senza per questo essere considerata un po\u2019 troia; al contrario, dovrebbe coltivare il piacere di non farlo senza sentirsi meno donna, proprio contro l\u2019immaginario fallocentrico&#8230;\u00bb. Ma ora possiamo avanzare nell\u2019indagine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La donna ha deciso di scendere nel limo dell\u2019arena con i maschi, ha scelto deliberatamente di rinunciare alle sue ali, di precipitare al nostro livello. E ora comincia a percepirne le conseguenze. \u00abIl corpo \u00e8 mio e ci faccio quello che voglio io\u00bb, assevera, tuona il mantra dell\u2019emancipazione femminista. Senza capire che in quella reificazione c\u2019\u00e8 la mortificazione del femminile. Il corpo diventa una cosa che si usa a piacere, un trastullo. Ma se tu stessa, femmina, lo usi, qualcun altro potr\u00e0 volerlo usare. E qualcun altro ancora cercher\u00e0 magari di abusarne. Questa puerile litania del \u00abci faccio quel che voglio io\u00bb \u00e8 la cieca superbia del bruco che si attacca fieramente alla sua pianta ospite senza manifestare la minima intenzione di diventare farfalla. O non sapete che il vostro corpo \u00e8 tempio dello Spirito Santo che \u00e8 in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stesse? No, non lo sanno pi\u00f9. Sanno che il corpo \u00e8 loro e ci fanno quello che vogliono loro. Miserrima libert\u00e0. Una condizione, quella femminile, che paga fatalmente il prezzo di averne voluto uno. E\u2019 sacro solo ci\u00f2 che non \u00e8 in vendita e oggi la donna \u00e8 sul mercato. Tutto di lei lo \u00e8. Finanche le sue aspirazioni. Cos\u00ec all&#8217;orco facoltoso e potente basta mettersi in accappatoio e aspettare: se non \u00e8 una, sar\u00e0 l\u2019altra. Se non \u00e8 pi\u00f9 Weinstein, sar\u00e0 un altro. Come odio l\u2019inconscio genio del nostro sesso che le ha liberate dalla schiavit\u00f9 domestica solo per farne ignare serve in un nuovo tinello!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un tempo le donne non votavano. Non avevano una carriera. Spesso vivevamo una condizione di asservimento famigliare. Ci sono luoghi del mondo, le cui culture sono in genere magnificate proprio dai campioncini del progressismo, in cui una first lady pu\u00f2 essere considerata come \u00abparte integrante della cucina, del salotto e di altre stanze\u00bb. La donna subisce ancora indicibili ingiustizie in gran parte delle terre emerse. E dove invece pu\u00f2 lottare per autodeterminarsi, sceglie noi come modello. Oggi, libera dal tombolo, vuole far carriera, competere, \u00abperformare\u00bb, ridursi a merce, come noi; si danna per andare in palestra, per mantenersi giovane, per competere con le pi\u00f9 giovani, sul lavoro, nella seduzione e sul tapis roulant. Le sue rivendicazioni sono indirizzate a ottenere una paga uguale alla nostra; a conquistare le nostre stesse opportunit\u00e0. Il nostro status. Non l\u2019opportunit\u00e0 di emanciparsi dal profano mercimonio, no; ma il privilegio di scimmiottarci affondando ancor di pi\u00f9 nella cattivit\u00e0. Quando incrocio quelle donne che se non fai come dicono ti invitano a dar via il culo, perch\u00e9 non le mandano a dire&#8230; che non hanno tempo, perch\u00e9 il loro tempo \u00e8 denaro, non vedo il glorioso compimento di un riscatto di genere; ma la degradazione, la completa metamorfosi di angelo in bestia. La bestia endemica della giungla mercantile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che ai tempi dei nostri nonni, le donne spesso venivano zittite, se non del tutto ignorate, in contesti politici e culturali. Oggi la donna \u00e8 poeta, \u00e8 designer, \u00e8 cancelliere. Ma \u00e8 pi\u00f9 donna? Nell\u2019affettazione del gentiluomo verso la signora, in quella galanteria cerimoniosa, che oggi \u00e8 scomparsa per lasciare spazio al demenziale livellamento boldriniano, c\u2019era l\u2019implicita coscienza della differenza ontologica fra i sessi. Subalterna eppur signora. Ora distinguere \u00e8 visto con sospetto. Fra razze, fra sessi, fra opinioni. Tutto \u00e8 un intermedio equivoco. Sullo stesso piano e rasoterra. L\u2019uomo \u00e8 sempre pi\u00f9 svirilizzato, farsescamente narciso, glabro di tempra, lesso; mentre la dama \u00e8 sempre pi\u00f9 con le palle. E su donna con le palle, ammoniva Jep Gambardella, crollerebbe qualsiasi gentiluomo. Ma cos\u00ec ferocemente disavvezzati a distinguere, a discernere, a discriminare\u2026 come osservammo in un recente post, cos\u00ec tragicamente contingentati al mero prezzo, sapremo riconoscere ci\u00f2 che ha valore? Il sessismo di ieri era l\u2019acquisita consapevolezza che l\u2019uomo rappresentava un mezzo, la donna un fine. Quando penso a lei, io penso alla madre. Alla generatrice di vita e di senso. Non alla femmina che aizza il desiderio. Perch\u00e9 questa incarna uno scopo, quella un senso; questa il piacevole, quella il sublime. La donna, la madre, ispira un\u2019attrazione senza scopo, eppure pregna di senso. Oggi la femmina ha soggiogato la donna, il corpo l\u2019anima; la femmina che \u00e8 bestia come il maschio e che si \u00e8 chiusa nella sua stessa gabbia. Ambire alla maternit\u00e0 come vocazione centrale del proprio esistere \u00e8 percepito come aspirazione da orsolina, e quando lo si diventa, ci si strugge perch\u00e9 manca il tempo per s\u00e9. La femmina ora \u00e8 libera di esistere al nostro livello, di condividere le nostre prigioni con il moltiplicatore delle proprie e di sentirsi in questo molto realizzata. E\u2019 libera di soggiacere allo stesso tritacarne del lavoro precario e sottopagato, di sgomitare, imprecare e bestemmiare, di vendersi al nostro stesso modo, parlando di soldi, di carriera, di business. Di spendersi per avanzare sullo scaffale della merce in esposizione. Come le attrici. Le manager. O le segretarie. Ed \u00e8 libera anche di criticare chi lo fa e poi se ne pente, perch\u00e9 non \u00e8 abbastanza uomo per sottrarvisi o per andare fino in fondo senza rimpianti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella mia modesta opinione, in conclusione, l\u2019unica chance che ha oggi la donna per affrancarsi davvero dalla temperie dell&#8217;indistinto \u00e8 riconquistare per s\u00e9 la propria esistenza, il proprio alato enigma. A mia figlia direi che l\u2019emancipazione femminile non \u00e8 poggiare i piedi sulla stessa ammorbante terra dell\u2019uomo, bens\u00ec maturare la consapevolezza del proprio profondo radicamento nel cielo. Le ricorderei che il carrierismo e il sudiciume non sono cose da signore; che moderare consigli di amministrazione non \u00e8 cool, non \u00e8 liberatorio\u2026 rattrista solo l\u2019immaginazione. Le suggerirei di sbattere le ali ogniqualvolta il maschio cercasse di fare di lei una cosa del suo mondo. C\u2019\u00e8 una frase leggera eppure acuta attribuita a Grace Kelly: \u00abL\u2019emancipazione ha fatto perdere alle donne il loro mistero\u00bb. Ma le parole definitive sono del sommo de Maistre, in una lettera alla figlia Costanza: \u00abEn un mot, la donna non pu\u00f2 essere superiore che come donna, ma dal momento in cui vuole emulare l\u2019uomo, non \u00e8 che una scimmia\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ho aspettato prima di esprimermi sulla vicenda Weinstein perch\u00e9, come spesso accade, le reazioni e i commenti sono pi\u00f9 significativi del fatto in s\u00e9. Non mi riferisco alla manifesta ciarlataneria dei liberal alla Meryl Streep &#8211; che \u00e8 passata dal ribattezzare il suo amico produttore \u201cDio\u201d, al chiamarlo \u201cporco\u201d, suggerendo come ogni sua ramanzina pubblica vada da ora in avanti considerata una bestemmia; piuttosto alla intrugliata questione femminile. Un caso molto complicato. Un sacco di input e output, nelle parole di un gigante del pensiero occidentale come Jeffrey Lebowski. Dichiarata aspirazione di questo piccolo spazio \u00e8 provare a far emergere [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/2017\/10\/16\/la-parita-fra-i-sessi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1096,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[87,22884,15920,75006],"tags":[69911,37429,389376,261100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/923"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1096"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=923"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/923\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":938,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/923\/revisions\/938"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bassi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}