{"id":1564,"date":"2016-10-24T07:07:16","date_gmt":"2016-10-24T05:07:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=1564"},"modified":"2016-10-24T07:07:16","modified_gmt":"2016-10-24T05:07:16","slug":"malati-nel-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2016\/10\/24\/malati-nel-cervello\/","title":{"rendered":"Malati nel cervello"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2016\/10\/studio_emisferi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1568\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2016\/10\/studio_emisferi-150x150.jpg\" alt=\"studio_emisferi\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>architettura cerebrale<\/strong>.<\/p>\n<p>Con questa<a href=\"http:\/\/eprints.soton.ac.uk\/393168\/\" target=\"_blank\"> notizia<\/a> che mi piace ricordare, specialmente ai miei giovani studenti, si comprende una serie di cose che cercher\u00f2 di evidenziare qui, seppure brevemente.<\/p>\n<p>Partiamo dalla scoperta, secondo la quale il cervello degli adolescenti che presentano gravi comportamenti antisociali \u00e8 diverso, dal punto di vista anatomico, da quello di altri adolescenti che non hanno tali comportamenti. In questo studio, condotto dalle Universit\u00e0 di Cambridge e Southampton, pubblicato sul <em>Journal of Child Psychology and Psychiatry,\u00a0<\/em>i ricercatori italiani hanno studiato 58 adolescenti maschi\u00a0 &#8211; di et\u00e0 compresa tra 16 e 21 anni &#8211; con disturbo della condotta sociale, di cui 33 nella forma che emerge nella fanciullezza e 25 nella forma che compare nella fase adolescenziale, comparati con altri 25 individui non affetti da malattie <strong>neuropsichiatriche<\/strong>. Tutti i 58 individui presentavano un grave problema neuropsichiatrico, caratterizzato da estrema aggressivit\u00e0, utilizzo ripetuto di armi e droghe, con comportamenti menzogneri e fraudolenti.<\/p>\n<p>L&#8217;idea scientifica fondamentale \u00e8 che quando le diverse regioni cerebrali del nostro organo si sviluppano in modo simile, \u00e8 altrettanto simile lo spessore della corteccia cerebrale, e che queste aree siano tra loro comparabili. Vi erano studi precedenti che avevano gi\u00e0 dimostrato come l\u2019amigdala degli adolescenti con gravi disturbi della condotta sociale presentasse anomalie, rispetto a quella di soggetti di pari et\u00e0 senza problemi di questo tipo. I dati di questa ricerca dimostrano per\u00f2 chiaramente che tale disturbo coinvolge numerose regioni del cervello, le quali presentano cambiamenti anatomici di natura assai complessa e variegata.<\/p>\n<p>La <strong>conclusione<\/strong> sulla quale vorrei che soffermassimo la nostra attenzione \u00e8 che tale disturbo della condotta sociale \u00e8 un reale problema cerebrale. Non si tratta, quindi, come alcune persone continuano a sostenere, di una forma di esagerata ribellione alle regole della societ\u00e0, perch\u00e9 i risultati \u00a0dimostrano che vi sono differenze cerebrali molto significative, specialmente tra individui che sviluppano questo disturbo in fanciullezza e quelli\u00a0 che lo sviluppano durante l\u2019adolescenza.<\/p>\n<p>Certo, rimane da stabilire la percentuale di combinazione tra fattori genetici e quelli ambientali, anche se la scoperta ci indica una cosa importante: potremmo mettere a punto terapie, anche farmacologiche, in grado di influenzare la maturazione del cervello, per ridurre tali comportamenti.<\/p>\n<p>La principale considerazione con la quale concludo \u00e8 riferita alla questione dei <strong>femminicidi<\/strong>, perch\u00e9 non \u00e8 un&#8217;idea peregrina la possibilit\u00e0 che tali uomini presentino un cervello assai diverso, e non solo nella corteccia, rispetto ad altri uomini che non hanno comportamenti di questo tipo. In effetti, uccidere una donna per il solo fatto che essa sia tale, \u00e8 espressione che, secondo una mia personale idea, potrebbe indicare un malessere che supera quello prettamente sociale, e potrebbe dunque richiedere interventi farmacologici di altra natura. Intanto, se cos\u00ec fosse, potremmo mettere fuori uso qualcuno di questi individui che nel loro primo tentativo hanno fallito, e metterci al riparo da un secondo.<\/p>\n<p>Una <strong>seconda<\/strong> considerazione \u00e8 questa, ed \u00e8 sintetizzabile in una domanda: continuiamo a studiare il comportamento antisociale e deviato dei soli maschi, perch\u00e9 \u00e8 forse in quantit\u00e0 maggiore, o potrebbe essere utile studiare anche quello femminile, e non solo di tipo sociale, ma anche all\u2019interno della vita di coppia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 architettura cerebrale. 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