{"id":1728,"date":"2017-02-27T08:04:55","date_gmt":"2017-02-27T06:04:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=1728"},"modified":"2017-02-27T08:04:55","modified_gmt":"2017-02-27T06:04:55","slug":"giovani-meravigliosi-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2017\/02\/27\/giovani-meravigliosi-italiani\/","title":{"rendered":"Giovani meravigliosi italiani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2017\/02\/giovani-positivi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1731\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2017\/02\/giovani-positivi-150x150.jpg\" alt=\"giovani positivi\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>verit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo della settimana scorsa \u00e8 stato di altro tenore, rispetto al titolo di questo, con il quale iniziamo una settimana. S\u00ec, perch\u00e9 penso sia giusto raccontare anche un&#8217;altra faccia della medaglia giovanile italiana, pur sapendo che \u00e8 la medaglia che porto al collo io. E poi, i Vostri commenti mi hanno indotto ad una pi\u00f9 approfondita riflessione, che voglio proporvi qui.<\/p>\n<p>Da tempo ho la fortuna di lavorare con il <a href=\"http:\/\/associazione-artsup.com\/\" target=\"_blank\">Michele Massimo Casula<\/a> e <a href=\"http:\/\/associazione-artsup.com\/\" target=\"_blank\">Monica Merafina<\/a>, colleghi ed amici con i quali si \u00e8 pensato di portare avanti questa idea: <a href=\"http:\/\/www.notude.it\" target=\"_blank\">www.notude.it<\/a>. Nei nostri seminari e incontri parliamo con molti giovani. Per la verit\u00e0, costituiscono la maggioranza dei nostri contatti e notiamo che di fronte a stimolazioni cognitive, che sono anche stimolazioni emozionali, rispondono con forza, determinazione, speranza e desideri. Sono dentro le cose del mondo, con una consapevolezza che noi adulti, spesso, non abbiamo raggiunto, anche se sentono sulla propria pelle i fallimenti di questa cultura occidentale, di questa societ\u00e0 lontana da una vera e sostanziale meritocrazia.<\/p>\n<p>Certo, hanno bisogno di <strong>sogni<\/strong>, di grandi sogni, perch\u00e9 sanno che l&#8217;Italia, che amano molto, non ha nessun sogno per loro, non produce nulla di cos\u00ec significativo da farli sentire parte e attori del proprio futuro. Per questo motivo appaiono spenti, ma al loro interno esiste un invisibile fuoco ardente, che attende, anche con pazienza, di trovare quel luogo adatto dove esprimersi, e poter ravvivare l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>E&#8217; stata proprio un&#8217;esperienza di questo tipo, che abbiamo vissuto, Michele ed io, durante due seminari che abbiamo tenuto ai miei studenti genovesi, insieme ai quali si \u00e8 cercato di costruire un metodo per realizzare i sogni, e, anche se alcuni non ci crederanno, siamo usciti dall&#8217;aula pi\u00f9 forti, pi\u00f9 felici.<\/p>\n<p>Vi ho <strong>raccontato<\/strong> questo, perch\u00e9 solo in questo modo, almeno penso, costruiremo assieme ai nostri giovani quegli atteggiamenti che favoriscono la ricerca del lavoro, la sopportazione delle inevitabili difficolt\u00e0 adulte e la speranza di farcela, consapevoli che nessuno \u00e8 veramente solo.<\/p>\n<p>E questo articolo \u00e8 la nostra risposta concreta, a tutti gli studenti che hanno trascorso costruttivamente e serenamente quattro ore, parlando, emozionandosi e muovendosi, nella certezza che vi sono altri giovani, studenti o meno, disposti quanto loro a queste esperienze di vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 verit\u00e0. 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