{"id":2644,"date":"2019-01-31T09:23:31","date_gmt":"2019-01-31T07:23:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=2644"},"modified":"2019-01-31T09:23:31","modified_gmt":"2019-01-31T07:23:31","slug":"il-pelo-e-il-vizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2019\/01\/31\/il-pelo-e-il-vizio\/","title":{"rendered":"Il pelo e il vizio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/01\/Pelo-e-vizio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2646\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/01\/Pelo-e-vizio-150x150.jpg\" alt=\"Pelo e vizio\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>indecenza<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 ufficiale: <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/lactalis-francia-parmalat-italia\/\">Lactalis<\/a> ha deciso che il centro nevralgico della Parmalat non sar\u00e0 pi\u00f9 Collecchio ma la francese Laval.<\/p>\n<p>Intuibili ed indubbie saranno le ricadute di questa decisione sull\u2019economia. Non solo agricola, ma anche agroalimentare del nostro Paese, dal momento che da una produzione industriale legata alla raccolta locale (soprattutto italiana delle materie prime), si passer\u00e0 ad una produzione connessa, ad una raccolta globalizzata, con conseguenze sia sul piano <strong>occupazionale<\/strong> che su quello dell\u2019indotto. Certo, i francesi sono gli attuali proprietari dell\u2019ex colosso italiano del latte, ma questa \u00e8 una notizia che non solo, per un verso, ci rammarica (perch\u00e9 costringe a ricordarci la scellerata e tragica storia della Parmalat), ma, per altro verso, ci deve preoccupare. E molto.<\/p>\n<p>L\u2019onest\u00e0 intellettuale impone di rammentare il carattere claudicante del Trattato di Cotonou del giugno 2000. Qualora non fossero sufficienti i pressoch\u00e9 quotidiani esempi dell\u2019inerzia comunitaria, la realizzazione concreta di questo accordo (a met\u00e0 tra il \u201cvorrei, ma non posso\u201d e le famose \u201cnozze con i fichi secchi\u201d) certifica il fatto che l\u2019intera Europa \u00e8 coinvolta in una <strong>insoddisfacente<\/strong> gestione dei rapporti economici con l\u2019Africa.<\/p>\n<p>Tuttavia, sebbene in molti si affannino a negare che ci\u00f2 rappresenti una forma di neocolonialismo (ma, si sa, ogni Era ha avuto i suoi negazionisti\u2026), tutti abbiamo ben presente l\u2019effetto del Franco CFA sull\u2019economia e sulla produzione nelle ex colonie francesi in Africa. Assai legato all\u2019euro, il franco CFA permette alle <strong>multinazionali<\/strong> francesi di compiere enormi investimenti in quelle zone, al riparo da improvvise svalutazioni. Ma costringe i produttori locali a non poter esportare autonomamente le loro merci in Europa dove, per effetto del cambio fisso, avrebbero un costo non proponibile. Costringe cos\u00ec le ex colonie a depositare le proprie riserve di valuta straniera nella Banca Centrale Francese, ed impedisce la costituzione di una Banca Centrale Africana. In poche parole, impedisce l\u2019emancipazione dell\u2019Africa dalla Francia.<\/p>\n<p>Certo, non si pu\u00f2 nascondere la corresponsabilit\u00e0 dell\u2019intero Occidente nella corsa all\u2019accaparramento delle risorse energetiche africane, ma \u00e8 la <strong>Francia<\/strong> a primeggiare nello sfruttamento dell\u2019uranio in Niger, dell\u2019oro nel Mali, del petrolio in Senegal, Uganda, Kenia, Mozambico. Bollor\u00e8 e Total sono marchi che raccontano molto. Tutto ci\u00f2 senza contare la stabile presenza militare francese in Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Repubblica Centrafricana. E vi ricordo (anzi, lo ricordo a tutti noi\u2026) che parliamo della nazione patria dell\u2019Illuminismo, degli Enciclopedisti, per non parlare di ci\u00f2 che accadde il 14 luglio 1789. Questa nostra umanit\u00e0 crede di essere all\u2019altezza di un etica globale, illuminata appunto, ma ho l\u2019impressione che abbiamo solo sporadiche candele, qua e l\u00e0, nel mondo.<\/p>\n<p>Per tornare al nostro caso, anche se diversi sono i luoghi (cos\u00ec come diversi sono i protagonisti passivi delle rispettive vicende), la <em>ratio<\/em> che ha mosso la Francia a Collecchio non \u00e8 poi cos\u00ec diversa da quella che la muove in Africa. <strong>Dominio <\/strong>e <strong>asservimento<\/strong> delle comunit\u00e0, sia mediante il controllo delle loro materie prime, della loro produzione, della rete commerciale di distribuzione dei prodotti, che per mezzo di un utilizzo centralizzato dei proventi di quella distribuzione.<\/p>\n<p>Lactalis non \u00e8 un segnale di pericolo per l\u2019Italia. Ma la soglia di attenzione da parte della nostra politica deve alzarsi, perch\u00e9 \u00e8 proprio il caso di dire che <span style=\"color: #ff00ff\">il<\/span> <span style=\"color: #ff00ff\">lupo perde il pelo ma non il vizio<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 indecenza. \u00c8 ufficiale: Lactalis ha deciso che il centro nevralgico della Parmalat non sar\u00e0 pi\u00f9 Collecchio ma la francese Laval. Intuibili ed indubbie saranno le ricadute di questa decisione sull\u2019economia. Non solo agricola, ma anche agroalimentare del nostro Paese, dal momento che da una produzione industriale legata alla raccolta locale (soprattutto italiana delle materie prime), si passer\u00e0 ad una produzione connessa, ad una raccolta globalizzata, con conseguenze sia sul piano occupazionale che su quello dell\u2019indotto. 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