{"id":2660,"date":"2019-02-18T08:11:28","date_gmt":"2019-02-18T06:11:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=2660"},"modified":"2019-02-18T08:11:28","modified_gmt":"2019-02-18T06:11:28","slug":"votare-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2019\/02\/18\/votare-in-europa\/","title":{"rendered":"Votare in Europa?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/02\/Unione-Europea.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2661\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/02\/Unione-Europea-150x150.png\" alt=\"Unione Europea\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/02\/Unione-Europea-150x150.png 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/02\/Unione-Europea-300x300.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/02\/Unione-Europea.png 613w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>cognizione di s\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cA me che qualcuno dia del burattino in una sede istituzionale internazionale al Presidente del Consiglio del mio Paese mi fa notevolmente incazzare. Comunque la si pensi\u201d. Cos\u00ec ha twittato Carlo Calenda (persino lui!) alle ore 07:53 del 13 febbraio scorso, all\u2019indirizzo del vergognoso exploit di Guy Verhofstadt, dinanzi al Parlamento Europeo, allorch\u00e9 ha definito \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9sUH7ltaqd0\">burattino<\/a>\u201d il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.<\/p>\n<p>Verhofstadt esordisce dicendo che parler\u00e0 in italiano suscitando, tra il sorpreso ed il benevolente, il sorriso dei parlamentari. Questa si chiama <em>captatio benevolentiae<\/em>. L\u2019ouverture prosegue con la sottolineatura delle ragioni di questa scelta linguistica. Con la sua claudicante pronuncia, l\u2019europarlamentare informa gli astanti che \u201ca parte il mio proprio paese, ancora e ancora, Presidente Conte, io sono innamorato dell\u2019Italia e degli italiani\u201d. Quell\u2019\u201cancora e ancora\u201d \u00e8 pronunciato in un duplice e <strong>significativo<\/strong> gesto: gli occhi che guardano al di sopra degli occhiali e la mano sinistra alzata in modo fermo. Una gestualit\u00e0 ed una ridondanza verbale che dissimulano il vero senso della frase che \u00e8: \u201cpossiamo essere innamorati dell\u2019Italia <em>ancora per un po\u2019 e nonostante tutto<\/em>\u201d. Il discorso continua rammentando, con ostentata ammirazione, il valore culturale dell\u2019Italia. Come a ricordare al nostro Presidente del Consiglio, ove mai se lo fosse dimenticato, lo <span style=\"color: #ff00ff\">spessore<\/span> della sua nazione.<\/p>\n<p>Verhofstadt va avanti in un crescendo di elogi al nostro Paese. Eleva i toni, diventa carezzevole, stabilisce il perimetro dell\u2019ideale grandeur italiana. E poi, d\u2019improvviso, la <strong><em>pars destruens<\/em><\/strong>, ossia la pessima politica italiana iniziata venti anni fa con Berlusconi e culminata nella diade Di Maio\u2013Salvini, e l\u2019elencazione di quei loro comportamenti ritenuti politicamente incongrui agli occhi dell\u2019Europa. Infine l\u2019affondo: \u201c(\u2026) e allora la mia domanda per lei Presidente Conte \u00e8 per quanto tempo ancora sar\u00e0 il burattino mosso da Salvini e di Maio!\u201d.<\/p>\n<p>Discorso ipocrita, supponente e vergognoso, ma certo tipico di una certa formazione ideologico-culturale. L\u2019ipocrisia si manifesta nella scelta dialettica. Ha usato l\u2019italiano, ha fatto appello al luogo comune dei grandi fasti culturali dell\u2019italianit\u00e0. Con la scusa di enucleare le capitali italiane della grandezza italiana, ha dileggiato Napoli utilizzando un detto tipicamente nostrano: \u201dVedi Napoli e poi muori\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019offerta di una <strong><em>pars construens <\/em><\/strong>nella nostra madrelingua e composta da un\u2019antologia dei tipici luoghi comuni italiani, aveva due scopi. Il primo, comunicare al Presidente Conte un solo messaggio, ossia: \u201dparlo la tua lingua, uso il tuo fraseggio perch\u00e9 tu comprenda a fondo\u201d. Il secondo, porre le basi dialettiche per utilizzare il termine \u201cburattino\u201d, nel senso metaforico che noi italiani gli attribuiamo.<\/p>\n<p>Verhofstadt ha parlato in italiano perch\u00e9 fosse chiaro che, deliberatamente, intendeva offendere il Presidente del Consiglio dei ministri italiano nella pi\u00f9 alta sede istituzionale europea.<\/p>\n<p>La gogna, il ludibrio pubblico perpetrato da un Parlamento sovranazionale in danno di una delle cinque alte cariche di uno Stato fondatore di quel Parlamento ha sdoganato l\u2019atteggiamento veramente <strong>razzista<\/strong> (e qui \u00e8 il caso di dirlo) di una oligarchia europea nei confronti del governo italiano che, non ripudiando l\u2019appartenenza dell\u2019Italia all\u2019Europa, contesta la pre-potenza economico-finanziaria di quella oligarchia affamata di sudditi, e non di partner pari ordinati. Verhofstadt non ha reso un buon servizio alla causa europea. Anzi, direi che \u00e8 riuscito a dimostrare ampiamente come i nervi di queste servili persone siano davvero <strong><em>a fior di pelle<\/em><\/strong>, e che, dunque, sia proprio questa la strada giusta da percorrere. E la soluzione sar\u00e0 una fra le due possibili: o cambia nella sostanza questa Europa politica, nella sua realt\u00e0 esistenziale verso i Paesi che la compongono e continuano a volerla, oppure finir\u00e0. E non certo bene, prevedo.<\/p>\n<p>Il re \u00e8 nudo, evidentemente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 cognizione di s\u00e9. \u201cA me che qualcuno dia del burattino in una sede istituzionale internazionale al Presidente del Consiglio del mio Paese mi fa notevolmente incazzare. Comunque la si pensi\u201d. 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