{"id":2685,"date":"2019-03-14T08:45:37","date_gmt":"2019-03-14T06:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=2685"},"modified":"2019-03-14T08:45:37","modified_gmt":"2019-03-14T06:45:37","slug":"gianni-il-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2019\/03\/14\/gianni-il-bello\/","title":{"rendered":"Gianni, il bello?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/03\/Gianni-il-bello-e-la-giustizia-italiana.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2686\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/03\/Gianni-il-bello-e-la-giustizia-italiana-150x150.jpg\" alt=\"Gianni il bello e la giustizia italiana\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>scelte<\/strong>.<\/p>\n<p>Dobbiamo andare molto indietro con la memoria, per ricordare chi sia Gianni Melluso. O, almeno, lo sforzo di memoria \u00e8 nostro, ovvero di chi non \u00e8 stato toccato direttamente dagli ignobili eventi che, nell\u2019ormai lontano 1983, travolsero Enzo Tortora.<\/p>\n<p>Melluso \u00e8 colui il quale invent\u00f2 (perch\u00e9 la storia ha dimostrato essersi trattato di pura invenzione) la <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/laccusatore-tortora-chiedo-perdono-figlie-cerca-pubblicit-1658743.html\">vicenda<\/a> secondo cui Tortora era un associato camorrista ed esercitava lo spaccio di droga. Tortora ha pagato queste imputazioni con il carcere e con la vita, mentre il suo accusatore, paradossalmente, non ha scontato un giorno di pena per questa infamia. E dico paradossalmente, perch\u00e9 \u00e8 stato lo stesso Melluso a dire che a tali calunnie fu costretto da Giovanni Pandico e Pasquale Barra detto \u201co \u2018nimale\u201d, confermando l\u2019infondatezza delle accuse lanciate a Tortora.<\/p>\n<p>Lo scorso 6 marzo l\u2019ex \u201cpicciotto\u201d <strong>Melluso<\/strong> \u00e8 stato scarcerato, dopo molti anni per una serie di reati e dopo la sua assoluzione, in grado d\u2019appello, dall\u2019accusa di esser stato il mandante dell\u2019omicidio della sua ex fidanzata Sabine Maccarrone. Se questa sentenza verr\u00e0 impugnata e, in questa eventualit\u00e0, quale sar\u00e0 l\u2019esito del giudizio, lo vedremo. Per intanto, Melluso si dice pronto ad incontrare la famiglia Tortora per implorare, in ginocchio, il suo perdono. Gaia Tortora, figlia di Enzo, ha risposto: \u201cQuesto signore si faccia <strong>pubblicit\u00e0<\/strong> in altro modo. Basta con queste trovate, anche la pazienza ha un limite. Certi personaggi andrebbero semplicemente <strong>ignorati<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ho deciso di scrivere su questa vicenda? Perch\u00e9 mi ha fatto riflettere sul senso del perdono e non solo sul <strong>senso<\/strong> della sua concessione, ma soprattutto sulla sua richiesta. Ricercare il perdono delle persone offese \u00e8 un\u2019istanza che appartiene alle viscere della natura umana. A meno di versare in uno stato patologico psichico impeditivo, oppure nella pi\u00f9 totale amoralit\u00e0, ogni uomo, in un certo punto del proprio sviluppo cognitivo, riesce a percepire il dis-valore delle proprie azioni. Lo percepisce per differenza, grazie al giudizio di valore positivo che, quello stesso uomo, distingue e riscontra ogni volta in cui egli stesso agisce in conformit\u00e0 alle regole di convivenza, proprie del suo nucleo sociale. Quindi, chiedere perdono equivale a dire: \u201cMia comunit\u00e0, riconosco di aver trasgredito e di essermi autoeliminato dal gruppo; quindi, oggi, chiedo il permesso di rientrare nel gruppo\u201d.<\/p>\n<p>Ottenere il perdono significa recuperare la titolarit\u00e0 della posizione di chi appartiene ad una determinata comunit\u00e0, per ripristinare la pienezza del contatto umano con chi fa parte della stessa comunit\u00e0. In altre parole, con il perdono si riacquisisce, a livello <strong>individuale<\/strong>, la dimensione della socialit\u00e0 propria di ogni sistema di vita. Non ottenerlo equivale a continuare il proprio percorso al di fuori del gruppo di appartenenza, con una frustrante differenza. La persistenza di questo iter non dipende da un personale atto volitivo (omologo a quello con cui avvenne la trasgressione), ma dalla volont\u00e0 di chi nega quel perdono. Ecco che, domandare perdono a chi ha ricevuto la grave offesa o il danno \u00e8 un gesto che va lungamente ponderato, perch\u00e9 occorre essere in grado di sopportare le conseguenze, intime e durature, di un \u201cno\u201d. Quando si \u00e8 fortemente meditato sul senso della richiesta di perdono, quest\u2019ultima va formulata nel modo che maggiormente <strong>consenta<\/strong> di poter sopportare un eventuale rifiuto, e cio\u00e8 sottovoce, senza perifrasi enfatiche.<\/p>\n<p>Ho cercato, per quanto possibile, di immedesimarmi nei panni di una delle figlie di Tortora e mi sono chiesto cosa avrei risposto a Melluso. E, da cattolico uomo di scienza, la risposta non \u00e8 affatto scontata. Dal mio punto di vista, il perdono \u00e8 cosa divina, non umana. Siamo, s\u00ec, chiamati a rimettere i debiti ai nostri debitori, ma la completa remissione non \u00e8 compito n\u00e9 prerogativa esclusivamente dell\u2019uomo. L\u2019uomo pu\u00f2 perdonare secondo la <strong>percentuale<\/strong> della propria volont\u00e0 di superare la grave offesa patita, sopportando tutti i coinvolgimenti emotivi che continua a percepire di fronte al trauma subito. Il resto della quota dipende da un intervento divino, e questa quota \u00e8 quasi certamente maggiore, rispetto a quella prettamente umana.<\/p>\n<p>Pertanto, il perdono che un uomo pu\u00f2 concedere ad un altro ha senso solo se concesso con l\u2019umana misericordia (che \u00e8 una copia sbiadita di quella divina) ispirata da un atteggiamento intimamente e sinceramente pentito di chi chiede perdono. Inoltre, in quanto esseri umani, possiamo rimettere <strong>soltanto<\/strong> i debiti che qualcuno ha contratto con noi, in modo strettamente personale, per l\u2019ovvia ragione che io posso accollarmi un debito altrui se lo voglio, ma, certamente, non posso mettermi al posto di un altro creditore.<\/p>\n<p>Melluso avrebbe potuto implorare il perdono direttamente ad Enzo Tortora mentre tutto avveniva, in modo silente, concedendo a Enzo Tortora il tempo necessario per maturare la necessaria misericordia. Melluso avrebbe potuto mostrare di saper attendere, e mantenere fermo il proposito di pentimento, confidando nella capacit\u00e0 di perdonare, <strong>pregando<\/strong> perch\u00e9 il Padre desse a Tortora la forza necessaria. Allora s\u00ec, la richiesta sarebbe apparsa nella sua piena valenza e, ove accolta, il debito gli sarebbe stato rimesso da chi aveva titolo per farlo.<\/p>\n<p>\u00c8 anche vero che questo \u00e8 il mio pensiero, di persona emotivamente estranea ai fatti, ancorch\u00e9 empaticamente toccata dai fatti stessi, come penso lo sia gran parte del popolo italiano. Per ognuno di noi esistono tempi di maturazione e di presa di coscienza personali, e ci\u00f2 che una persona <strong>raggiunge<\/strong> in poco tempo, per un\u2019altra persona richiede periodi pi\u00f9 lunghi. Non possiamo, quindi e in assoluto, esprimere giudizi certi e precisi quando parliamo di coscienza personale, e sviluppo di tale coscienza. I tempi degli esseri umani, nella loro interiorit\u00e0, non sono sindacabili da nessuno, e si dovrebbe sempre concedere l\u2019onest\u00e0 della sincerit\u00e0, specialmente in queste intime operazioni di coscienza.<\/p>\n<p>Certo, nello stesso tempo, nascono pensieri diversi, quando si tratta di un perdono chiesto pubblicamente, con modalit\u00e0 plateali, sul palcoscenico mediatico e in pendenza di un possibile terzo grado di giudizio per omicidio. Fa pensare molto pi\u00f9 ad una <strong>mossa<\/strong> difensiva che ad un pentimento. E posso persino pensare che si possa chiedere perdono ad un figlio per il torto arrecato al padre, quando, a suo tempo non lo si \u00e8 chiesto a quest\u2019ultimo, se lo si fa, appunto, privatamente, in segreto.<\/p>\n<p>Il perdono \u00e8 chiesto <em>in primis<\/em> a Dio, per tramite della misericordia del fratello (a sua volta aiutato da Dio nel <strong>concederlo<\/strong>), in questi casi.<\/p>\n<p>Questo mi sono risposto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 scelte. Dobbiamo andare molto indietro con la memoria, per ricordare chi sia Gianni Melluso. O, almeno, lo sforzo di memoria \u00e8 nostro, ovvero di chi non \u00e8 stato toccato direttamente dagli ignobili eventi che, nell\u2019ormai lontano 1983, travolsero Enzo Tortora. 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