{"id":2700,"date":"2019-03-25T09:11:40","date_gmt":"2019-03-25T07:11:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=2700"},"modified":"2019-03-25T09:11:40","modified_gmt":"2019-03-25T07:11:40","slug":"uccisa-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2019\/03\/25\/uccisa-ancora\/","title":{"rendered":"Uccisa ancora"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/03\/Messina.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2702\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2019\/03\/Messina-150x150.jpg\" alt=\"Messina\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione\u2026 <strong>omicidio<\/strong>.<\/p>\n<p>Morire perch\u00e9 l\u2019aver proposto 12 denunce per maltrattamenti e minacce\u00a0 di morte \u00e8 servito a nulla. Perch\u00e9 nessuna denuncia \u00e8 stata seguita da atti di indagine.<\/p>\n<p>Non procedere al sequestro del coltello con cui l\u2019omicida aveva preventivamente minacciato la sua vittima, \u201cdato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilit\u00e0 di un\u2019arma simile\u201d, ovvero perch\u00e9 la convinzione cos\u00ec profonda di uccidere avrebbe spinto a munirsi di un altro coltello. Non disporre l\u2019interrogatorio del minacciante, perch\u00e9 non gli avrebbe comunque impedito di uccidere dato, che l\u2019essere <strong>interrogato<\/strong> gli avrebbe soltanto fatto capire \u201cdi essere attenzionato dagli inquirenti\u201d (taccio sul termine \u201cattenzionato\u201d, che trovo bruttissimo\u2026 ma usa molto in Sicilia, un po\u2019 come il verbo \u201cuscire in relazione al cane, ossia \u201cesci il cane\u201d). Nessuna perquisizione a casa del minacciante, perch\u00e9 non avrebbe avuto effetto. Nessun arresto del minacciante, perch\u00e9 la scarsa gravit\u00e0 dei suoi comportamenti minacciosi \u201cnon consentivano l\u2019applicazione della misura cautelare\u201d. In sostanza, nessun atto di indagine si sarebbe rivelato utile, perch\u00e9 \u201cl\u2019epilogo mortale della vicenda sarebbe rimasto immutato\u201d.<\/p>\n<p>Sembra la trama di uno <strong>psicodramma<\/strong> sul paradosso e, quindi, una narrazione fantastica.<\/p>\n<p>Invece no. E\u2019 la sentenza con cui la Corte d\u2019Appello di Messina, in integrale riforma della sentenza di primo grado, ha stabilito che la Presidenza del Consiglio dei Ministri non deve rispondere, in via risarcitoria, nei confronti dei figli di Marianna Manduca. La donna uccisa a coltellate dal proprio marito Saverio Nolfo, nonostante la poveretta avesse sporto ben dodici denunce nei confronti di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Secondo la Corte, l\u2019iter di indagini tenuto dalla Procura di <strong>Caltagirone<\/strong> (all\u2019epoca territorialmente competente) <a href=\"https:\/\/www.msn.com\/it-it\/notizie\/other\/orfani-di-femminicidio-%C2%ABil-marito-lavrebbe-uccisa-lo-stesso%C2%BB-tolto-il-risarcimento-ai-figli-di-marianna\/ar-BBV4jdu?ocid=spartandhp\">fece<\/a> quel che poteva, in considerazione del fatto che, in quel periodo storico, ancora non esisteva una legge contro lo stalking. Secondo la Corte \u201cil marito l\u2019avrebbe uccisa lo stesso\u201d.<\/p>\n<p>Detto in soldoni, Marianna era predestinata a morire di morte violenta per mano del marito e, quand\u2019anche la Procura di Caltagirone avesse dato seguito alle denunce depositate, l\u2019intervento della giustizia non <strong>avrebbe<\/strong> potuto sottrarre Marianna al suo destino. Di conseguenza, oggi, i figli di Marianna debbono restituire allo Stato quella somma che il Tribunale di primo grado aveva riconosciuto loro a titolo risarcitorio.<\/p>\n<p>Che cali il sipario dello sconcerto!<\/p>\n<p>In un colpo solo, questa sentenza ha: a) legalizzato l\u2019idea di \u201cpredestinazione\u201d; b) partorito il concetto di \u201cinevitabilit\u00e0 dell\u2019omicidio\u201d;c) sdoganato il principio di \u201cimpotenza dello Stato davanti ad un irresistibile ed invincibile proposito criminoso\u201d. Ebbene, ogni <strong>sentenza<\/strong> non nasce da sola. E\u2019 il frutto di una ponderazione umana dove, per \u201cumano\u201d, si intende il\/i soggetto\/i aventi funzioni giudiziarie, ovvero la magistratura.<\/p>\n<p>La\u00a0 riflessione che\u00a0 questa vicenda mi suscita \u00e8 la seguente.<\/p>\n<p>Come antropologo della mente, il sottoscritto ha piena ed effettiva coscienza e consapevolezza dell\u2019incisivit\u00e0 della sua azione intellettuale nella societ\u00e0. Quando mi accingo a scrivere un libro, un articolo oppure a <strong>parlare<\/strong> in pubblico, so perfettamente che le mie parole sono destinate ad un incontro elaborativo con i cervelli delle persone che leggeranno i miei scritti, od ascolteranno i miei interventi. Come docente universitario, ho completa coscienza che il mio ruolo istituzionale comporta una duplice assunzione di responsabilit\u00e0: a) nei confronti dell\u2019Universit\u00e0 di cui faccio parte, e b) nei confronti dei miei allievi, dal momento che il metodo di insegnamento ed il merito di ci\u00f2 che insegno debbono formare i miei studenti.<\/p>\n<p>In entrambi i casi, sia come antropologo che come docente, so che la trasmissione a terzi delle conoscenze tecniche che ho acquisito non avviene in <strong>ambiente<\/strong> sterile. E non lo \u00e8 perch\u00e9 la trasmissione da parte mia \u00e8, inevitabilmente, filtrata dal mio modo di essere, dalla mia personale elaborazione e (perch\u00e9 no?) dalla personale interpretazione dello strumentario tecnico di cui dispongo. Ecco perch\u00e9 nello scrivere, nel parlare, nell\u2019insegnare so di dover tenere conto della funzione pedagogica che \u00e8 propria della scienza che certo di praticare, anche con fatica.<\/p>\n<p>Un docente universitario deve adottare un metodo molto oculato affinch\u00e9 l\u2019impronta personale non si spinga oltre un certo limite, perch\u00e9 agli studenti non devono giungere concetti tecnici ed intellettuali <strong><em>deragliati dal loro alveo naturale<\/em><\/strong>. Un intellettuale deve scrivere e parlare al suo pubblico tenendo conto che, s\u00ec, l\u2019<em>imprinting <\/em>individuale \u00e8 molto gradito, specie quando \u00e8 provocatorio, ma non si deve arrivare mai a formare, nei lettori ed ascoltatori, la percezione dell\u2019assenza di limiti. In altre parole, l\u2019accademico e l\u2019intellettuale debbono avere coscienza dell\u2019impatto sociale prodotto dall\u2019esercizio della propria funzione.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero per un docente e per chi svolge un ruolo culturale nella societ\u00e0, a maggior ragione vale per chi amministra la giustizia. Amministrare la giustizia non significa soltanto conoscere le leggi ed applicarle al caso concreto. Significa anche avere la percezione che il provvedimento con cui si amministra giustizia verr\u00e0 recepito da un <strong>consesso<\/strong> sociale. Certamente, non si chiede che un magistrato debba \u201cmodellare\u201d il proprio <em>dictum<\/em> a seconda del momento storico in cui si trova, ma \u00e8 almeno esigibile che quel magistrato tenga conto degli effetti che alcuni principi riconosciuti, ammessi, legalizzati, sdoganati in quel <em>dictum <\/em>procurano socialmente.<\/p>\n<p>La sentenza d\u2019Appello riguardo il caso di Marianna Manduca dice alla donna italiana (e dunque a tutti noi, maschi e femmine, giovani e adulti, single ed accoppiati, e cosi via\u2026) che \u00e8 perfettamente inutile denunciare l\u2019uomo che la minaccia. Se questi ha deciso di ucciderla, lo far\u00e0, a prescindere dagli <strong>strumenti<\/strong> che la giustizia possa mettere in campo per prevenire l\u2019omicidio. Questa stessa sentenza afferma e sostiene che qualsiasi maschio che abbia concepito il fermo proposito di uccidere una donna, lo far\u00e0 perch\u00e9, messi a confronto con la sua forte volizione omicida, i mezzi di cui la giustizia dispone sono solo armi spuntate.<\/p>\n<p>Ecco, per moltissimi concorsi pubblici, lo Stato esige che i candidati si sottopongano a test psicoattitudinali, nell\u2019ambito dei quali rientrano i testi psicometrici, ovvero test attitudinali, di abilit\u00e0 e personalit\u00e0. Si tratta di strumenti, s\u00ec <strong>standardizzati<\/strong>, ma che si fondano sul concetto di <em>retrospettivit\u00e0<\/em> e, quindi, fanno emergere tanto il portato dell\u2019esperienza vissuta da un individuo quanto l\u2019attitudine al suo \u201cfare\u201d nel presente. Sono utilissimi, perch\u00e9 consentono di comprendere il grado di percezione che un soggetto ha di s\u00e9, del suo ruolo e del suo concreto operare. In poche parole, riescono a misurare il livello di autoconsapevolezza, nell\u2019esercizio delle proprie azioni, sia come persone che come probabili professionisti nel settore disciplinare per il quale si concorre. Sono <strong>strumenti<\/strong> importanti, per il datore di lavoro e per la societ\u00e0 tutta, con i quali ci si tutela di fronte ad assunzioni ed azioni che possono rivelarsi sconcertanti.<\/p>\n<p>Mi sono preso la briga di osservare il c.d. \u201cDecreto 10 ottobre 2018 &#8211; Concorso, per esami, a 330 posti di magistrato ordinario\u201d pubblicato sul sito del <a href=\"https:\/\/www.giustizia.it\/giustizia\/it\/mg_1_8_1.page?contentId=SDC150204&amp;previsiousPage=mg_1_6_1\">Ministero<\/a> della Giustizia. Le prove concorsuali si articolano in tre elaborati scritti (uno in diritto civile, uno in diritto penale ed uno in diritto amministrativo), una prova orale, che verte su dieci specie di diritto, ed un\u2019altra per una lingua straniera. Tra i \u201crequisiti per l\u2019ammissione al concorso\u201d si legge che il candidato deve essere \u201cfisicamente idoneo all\u2019impiego cui aspira\u201d. Tra le dichiarazioni che i candidati devono rendere v\u2019\u00e8 quella di \u201cessere fisicamente idonei ad esercitare l\u2019impiego cui aspirano\u201d. Ecco, chi si avvicina alla carriera di <strong>magistrato<\/strong>, per l\u2019esercizio di una delle funzioni che non \u00e8 solo tra le pi\u00f9 alte di uno Stato, ma anche tra quelle che maggiormente identificano la cultura di una Nazione (perch\u00e9 il diritto \u00e8 <span style=\"color: #ff00ff\">cultura<\/span>, non dimentichiamolo mai, per favore\u2026) pu\u00f2 essere anche paraplegico e, quindi, non disporre di ottima costituzione fisica.<\/p>\n<p>Per\u00f2 ci\u00f2 che non deve assolutamente difettagli \u00e8 la piena, effettiva e, soprattutto, certificata autocoscienza dell\u2019impatto che l\u2019esercizio della funzione giudiziaria ha nella societ\u00e0, della valenza pedagogico-comportamentale di cui i provvedimenti giurisdizionali sono dotati. Per <strong>certificarla<\/strong> occorre intervenire durante i corsi di preparazione al concorso in magistratura e anche in sede concorsuale, con l\u2019introduzione degli appositi test psicoattitudinali, che offrono indicazioni elevatamente affidabili di comprensione del s\u00e9 e del s\u00e9 nella collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse un tempo le cose erano diverse, ma non ne sono certo. Sentenze di questo genere sono comunque indizi importanti sul come sta andando il nostro mondo sociale. Sar\u00e0 il caso che lo Stato impari a salvare, in vita, i propri membri, anche se questa mia ultima considerazione non cancella la tristezza profonda che motivazioni simili procurano nel mio cuore.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff00ff\">E la mente pensa ci\u00f2 che il cuore sente<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione\u2026 omicidio. Morire perch\u00e9 l\u2019aver proposto 12 denunce per maltrattamenti e minacce\u00a0 di morte \u00e8 servito a nulla. Perch\u00e9 nessuna denuncia \u00e8 stata seguita da atti di indagine. Non procedere al sequestro del coltello con cui l\u2019omicida aveva preventivamente minacciato la sua vittima, \u201cdato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilit\u00e0 di un\u2019arma simile\u201d, ovvero perch\u00e9 la convinzione cos\u00ec profonda di uccidere avrebbe spinto a munirsi di un altro coltello. 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