{"id":3061,"date":"2020-01-20T08:13:18","date_gmt":"2020-01-20T06:13:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=3061"},"modified":"2020-01-20T08:13:18","modified_gmt":"2020-01-20T06:13:18","slug":"maschio-uguale-femmina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2020\/01\/20\/maschio-uguale-femmina\/","title":{"rendered":"Maschio uguale femmina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2020\/01\/Moda_maschile_femminile_2020.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-3062\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2020\/01\/Moda_maschile_femminile_2020-150x150.jpg\" alt=\"Moda_maschile_femminile_2020\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026\u00a0<strong>limiti universali<\/strong>.<\/p>\n<p>A leggere questo <a href=\"https:\/\/www.nicolaporro.it\/orrore-alle-sfilate\/\">articolo<\/a>, ci si rende conto che le cose stanno diventando sempre pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p>Come sapete, le mie considerazioni sono, il pi\u00f9 delle volte, il frutto di due punti di vista convergenti: quello antropologico-mentale e quello personale. Il primo deriva dalla mia formazione scientifica, in continuo aggiornamento, mentre il secondo \u00e8 frutto della mia biografia. E questo, penso, accada a tutte le persone. Si unisce la propria formazione professionale, ci\u00f2 che si studia e si conosce sui testi e nella professione, al modo di considerare la <strong>vita<\/strong>, le proprie esperienze secondo un punto di vista pi\u00f9 emozionale, pi\u00f9 privato.<\/p>\n<p>Precisazioni, ci\u00f2 che avete appena letto, utili per chiarire in quali termini mi pongo, di fronte ad una moda maschile che sta sovvertendo i classici riferimenti stilistici nei quali tutti noi, penso, siamo cresciuti e ci riconosciamo.<\/p>\n<p>La prima considerazione \u00e8 che questa <strong>globalizzazione<\/strong> incide anche sulle categorie biologico-culturali, del maschile e del femminile, proponendo un&#8217;osmosi che, forse, \u00e8 sempre esistita anche se invisibile. In effetti, nel caso della nostra specie, poich\u00e9 siamo mammiferi culturali, ogni dimensione biologica \u00e8 al tempo stesso anche culturale, ossia caricata di significati condivisi e compartecipati dal gruppo di persone che interagiscono in un ambiente.<\/p>\n<p>Oggi, l&#8217;ambiente reale, anche se virtuale, \u00e8 il <em>mondo globale<\/em>. Un mondo nel quale \u00e8 necessario vendere di tutto e sempre in maggior quantit\u00e0. E per fare ci\u00f2 \u00e8 urgente eliminare categorie come<em><strong> maschile<\/strong> <\/em>e<strong><em> femminile<\/em><\/strong>, che delimitano troppo i territori\u00a0 dei singoli individui, senza creare stupore, meraviglia e scandalo. E, senza scandalo non si vende, perch\u00e9 a nessuno interessa il <em>gi\u00e0 detto<\/em> oppure il <em>gi\u00e0 visto<\/em>. La prima emozione, fra le sei primarie, che rimane fondamento del nostro funzionamento cognitivo \u00e8 la <em>sorpresa<\/em>.<\/p>\n<p>E cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 sorprendente che scoprire in un maschio la femmina che in lui si nasconde? E lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 in un maschio, di quanto non lo sia scoprire un maschio in una femmina, perch\u00e9 la nostra cultura occidentale globalizzata impone il maschile come l&#8217;espressione del <strong>successo<\/strong> cui ambire. Che, nei fatti, le femmine umane in grado di diventare anche donne, siano decisamente pi\u00f9 significative (e non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche sociale) non interessa un granch\u00e9 ad una societ\u00e0 machista.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, oltre a tutto questo, nelle foto che potete vedere pubblicate nell&#8217;articolo che ho inserito come ipertesto, vi \u00e8 anche un altro aspetto importante: la spaventosa magrezza dei <strong>modelli\/e<\/strong> che sfilano.<\/p>\n<p>Ecco, questa anoressia cos\u00ec evidente (dunque espressione di un&#8217;esistenza patologica) cosa vuole significare? Ci vogliono forse dire che nutrirsi, per vivere con quella dose sufficiente di glucosio di cui necessitano i <strong>neuroni<\/strong>, \u00e8 negativo, perch\u00e9 \u00e8 altrettanto negativo <em>pensare<\/em>? Essere cos\u00ec magri significa essere anche tristi, miserevolmente tristi, e sempre pi\u00f9 legati a ci\u00f2 che gli altri pensano di noi, per non parlare di ci\u00f2 che potremmo pensare di noi stessi.<\/p>\n<p>Insomma, ci vogliono sempre pi\u00f9 scemi, tanto come maschi che come femmine.<\/p>\n<p>Un <span style=\"color: #ff00ff\">ottimo<\/span> futuro, non c&#8217;\u00e8 che dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026\u00a0limiti universali. A leggere questo articolo, ci si rende conto che le cose stanno diventando sempre pi\u00f9 interessanti. Come sapete, le mie considerazioni sono, il pi\u00f9 delle volte, il frutto di due punti di vista convergenti: quello antropologico-mentale e quello personale. Il primo deriva dalla mia formazione scientifica, in continuo aggiornamento, mentre il secondo \u00e8 frutto della mia biografia. E questo, penso, accada a tutte le persone. 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