{"id":3216,"date":"2020-04-20T08:01:30","date_gmt":"2020-04-20T06:01:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=3216"},"modified":"2020-04-20T08:01:30","modified_gmt":"2020-04-20T06:01:30","slug":"uno-vale-molti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2020\/04\/20\/uno-vale-molti\/","title":{"rendered":"Uno vale molti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2020\/04\/Cervello_00.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-3217\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2020\/04\/Cervello_00-150x150.jpg\" alt=\"Cervello_00\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026\u00a0<strong>mistero<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel mio precedente articolo ho parlato della speranza, cercando di definirla anche dal punto di vista antropologico-mentale.<\/p>\n<p>Ora, vorrei fare con voi un ragionamento che potremmo definire logico-deduttivo, e dunque di tipo aristotelico. Noi occidentali sappiamo bene quanto dobbiamo al grande filosofo greco, specialmente quando ci riferiamo al metodo con il quale la nostra mente compie i ragionamenti, oppure i sillogismi. Sappiamo anche che il grande filosofo di fine ottocento, Immanuel Kant, ha mutuato dalla logica del grande pensatore greco il ruolo delle categorie mentali nella decodifica della realt\u00e0. Per fare un esempio, ogni volta che definiamo qualsiasi cosa che appartenga al mondo reale, utilizziamo le due importantissime categorie a priori, del <strong><em>tempo<\/em> <\/strong>e dello <strong><em>spazio<\/em><\/strong>. Affermiamo che una cosa esiste in uno <em>spazio<\/em> e in un <em>tempo<\/em>.<\/p>\n<p>Le categorie della mente e della cultura sono 14, con ulteriori sottocategorie. Risultano essere particolarmente importanti nell\u2019indagine dell\u2019antropologia culturale, poich\u00e9 ad ogni categoria corrisponde, in una data cultura, una certa concezione, ad esempio, del <em>tempo<\/em> e dello <em>spazio<\/em>. Questo almeno nella tradizione<strong> scientifico-disciplinare<\/strong> del professore con il quale mi sono formato a Firenze, Gavino Musio.<\/p>\n<p>Sulla base di queste generali premesse, sono due, secondo me, le categorie della logica aristotelica e kantiana che dobbiamo considerare importanti, in questo periodo dell\u2019evoluzione della nostra specie: quella della \u201c<span style=\"color: #ff00ff\">vita-morte<\/span>\u201c e quella della \u201c<span style=\"color: #ff00ff\">relazione<\/span>\u201c.<\/p>\n<p>Con la prima, facciamo riferimento a qualsiasi forma di ragionamento logico, all\u2019interno della quale attribuiamo significato, valenza etica e politica ai concetti di \u201cvita\u201c e di \u201cmorte\u201c. So che potr\u00e0 sembrare strano il mio ulteriore ragionamento su questa categoria, ma \u00e8 un punto di vista, del mio stile di vita che sperimento quotidianamente, grazie ad una serie di conquiste, \u00a0che probabilmente derivano anche dall\u2019et\u00e0. Nella mia ottica, <strong><em>la vita \u00e8 ci\u00f2 che disturba la morte<\/em><\/strong>. Ossia, il nostro vero e pi\u00f9 importante traguardo esistenziale \u00e8 il superamento dell\u2019esistenza in vita. Certo, pu\u00f2 essere difficile da comprendere, e questo non ci esime dalla costante paura della morte stessa. Eppure, dal punto di vista della Fisica, \u00e8 un ragionamento del tutto accettabile. Quando siamo in vita, per forza di cose e per necessit\u00e0 di sopravvivenza, rappresentiamo l\u2019espressione di un cambiamento continuo, anche perch\u00e9 respiriamo. Inspiriamo ossigeno e lo trasformiamo con l\u2019espirazione, inquinando l\u2019ambiente. Ma, fortunatamente, la funzione clorofilliana ci salva. E non voglio aprire un discorso sulla nostra costante distruzione della flora del mondo. In quest\u2019ottica, la morte rappresenta l\u2019immobilit\u00e0 esistenziale, ossia la dimensione di perfezione assoluta: rimaniamo fermi, non respiriamo, non consumiamo energia, e ci <strong><em>ricomponiamo nella decomposizione<\/em><\/strong>. Meglio di cos\u00ec non potremmo sperare.<\/p>\n<p>Eppure, e con una certa giustificazione, il nostro cervello, quando pensa la morte, si spaventa. Non potrebbe fare altrimenti, perch\u00e9 siamo programmati per pensare a dare un ordine consequenziale e cronologico a tutto quello che ci accade, e <strong><em>senza futuro non esiste presente<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Cosa ci rimane dunque da fare, se vogliamo continuare a pensare alla categoria \u201cvita-morte\u201c in senso positivo? Forse, solo pensare che dopo questa situazione esistenziale, concreta e reale, di immobilit\u00e0 perfetta, possa seguire qualche cosa che ci rimette in gioco. Possiamo pensare all\u2019avvento di una <strong><em>nuova relazione<\/em><\/strong>. In questo modo, il nostro cervello continua a esercitare la sua volont\u00e0, sotto forma di speranza, stabilendo appunto la \u201crelazione\u201d tra la Terra il Cielo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, dal mio punto di vista, la persona che dimostra di avere Fede \u00e8 semplicemente in grado di utilizzare la propria <em>razionalit\u00e0\u00a0<\/em>sotto forma di<strong> <em>ragionevolezza esistenziale e antropologica<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019unica occasione che abbiamo per pensare ad una situazione di perfezione che raggiungiamo con la morte, \u00e8 di ragionevolmente intuire l\u2019ingresso in una nuova dimensione, che permetta al cervello di continuare a pensarsi attivo, ossia proiettato nel futuro.<\/p>\n<p>Ecco, zio Covid-19 ci aiuta in tutto questo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff00ff\">Secondo me<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026\u00a0mistero. Nel mio precedente articolo ho parlato della speranza, cercando di definirla anche dal punto di vista antropologico-mentale. Ora, vorrei fare con voi un ragionamento che potremmo definire logico-deduttivo, e dunque di tipo aristotelico. Noi occidentali sappiamo bene quanto dobbiamo al grande filosofo greco, specialmente quando ci riferiamo al metodo con il quale la nostra mente compie i ragionamenti, oppure i sillogismi. Sappiamo anche che il grande filosofo di fine ottocento, Immanuel Kant, ha mutuato dalla logica del grande pensatore greco il ruolo delle categorie mentali nella decodifica della realt\u00e0. 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