{"id":3734,"date":"2021-02-09T10:20:49","date_gmt":"2021-02-09T08:20:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=3734"},"modified":"2021-02-09T10:20:49","modified_gmt":"2021-02-09T08:20:49","slug":"la-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2021\/02\/09\/la-speranza\/","title":{"rendered":"La speranza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2018\/03\/19\/per-chi-suona-la-campana\/per-chi-suona-la-campana\/\" rel=\"attachment wp-att-2293\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2293\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2018\/03\/per-chi-suona-la-campana-300x283.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"283\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2018\/03\/per-chi-suona-la-campana-300x283.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2018\/03\/per-chi-suona-la-campana.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>conoscenza<\/strong>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff00ff\">Hanna Arendt<\/span>, studiosa e filosofa del secolo scorso, ci insegna che esiste una grande differenza tra l\u2019<strong><em>invisibilit\u00e0<\/em><\/strong> e la <strong><em>visibilit\u00e0<\/em><\/strong> di tutti noi.<\/p>\n<p>Di origine ebrea e testimone della Shoah, l&#8217;autrice sostiene che sia importante mantenere gelosamente nel privato l\u2019aspetto interiore della propria identit\u00e0, appunto ci\u00f2 che \u00e8 invisibile, ma sottolinea, allo stesso tempo, che nella vita pubblica di ogni essere umano, questo invisibile diventa visibile, agli altri e anche a se stessi. Si tratta di un <strong>concetto<\/strong> che risulta essere di fondamentale importanza quando si voglia parlare di <span style=\"color: #ff00ff\"><em>speranza collettiva<\/em><\/span>.<\/p>\n<p>Con un <strong>esempio<\/strong>, cerco di chiarire meglio.<\/p>\n<p>Si consideri il caso di una persona che esprime nel privato della propria vita una leggera tendenza alla possessivit\u00e0, sia verso le persone a lui\/lei care che verso le cose. Questo atteggiamento deve, per <span style=\"color: #ff00ff\">Hanna Arendt<\/span>, rimanere gelosamente privato, invisibile in pubblico, perch\u00e9 fa parte di una personale <strong>interpretazione<\/strong> su come condurre le proprie relazioni affettive. L\u2019esercizio di una qualsiasi professione da parte di questa persona porta a vivere nel <em>visibile<\/em>, ossia nel pubblico, questa tendenza che avr\u00e0 cos\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di manifestarsi. Grazie a questa occasione, la persona riuscir\u00e0 a rendersi conto, specialmente quando qualcuno glielo dovesse far notare, dell\u2019inclinazione che possiede, tenuta gelosamente nascosta.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;autrice, questo passaggio, dall\u2019<strong><em>invisibile singolare<\/em><\/strong> al <strong><em>visibile plurale<\/em><\/strong>, \u00e8 una delle funzioni necessarie allo sviluppo della propria identit\u00e0. Non solo, in questo processo risiede anche la formazione del sentimento del limite verso ci\u00f2 che appartiene a noi stessi, perch\u00e9 la dimensione interiore di ciascun individuo va sempre a incontrarsi con quella di altri individui e con la possibilit\u00e0 di accogliere la visione che gli altri hanno di noi.<\/p>\n<p>In poche parole, potremmo dire che <span style=\"color: #ff00ff\">Hanna Arendt<\/span> ha proposto una teoria <strong>antropologica<\/strong> interessante per spiegare i meccanismi attraverso cui si formano i primi atteggiamenti etici.<\/p>\n<p>Il ruolo che il <strong><em>tempo<\/em> <\/strong>svolge, all\u2019interno di questo processo, che corre lungo la linea invisibilit\u00e0-visibilit\u00e0 \u00e8 fondamentale, specialmente se lo accostiamo alla formazione della <em>speranza<\/em>.<\/p>\n<p>Diventare consapevoli che nel passare da una dimensione privata a quella pubblica, senza che l\u2019una vada ad inficiare la presenza dell\u2019altra, e stabilire un rapporto dialettico e affettivo con le due <strong>fondamentali<\/strong> espressioni della nostra identit\u00e0, \u00e8 un fatto significativo. Direi che proprio in questa relazione si affrontano i cambiamenti che le condizioni di vita propongono a tutti noi.<\/p>\n<p>Se non sapessimo, di fronte alle novit\u00e0 che la vita ci riserva, che possiamo rimanere sempre noi stessi pur cambiando in qualche nostra <strong>manifestazione<\/strong> esteriore, molto probabilmente saremmo soggetti a continue crisi di identit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco che la <em>speranza<\/em>, atteggiamento che prende le mosse dalla consapevolezza del proprio passato e si nutre della pulsione biologica della sopravvivenza, si configura come un <span style=\"color: #ff00ff\"><em>atteggiamento mentale che ci proietta verso un futuro possibile<\/em><\/span>. Un futuro nel quale il mio singolare, il privato della mia vita, pu\u00f2 essere parte del pubblico di una comunit\u00e0 intera, che peraltro riconosce la mia parte invisibile come un valore aggiunto per la comunit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>In fondo, se guardiamo con attenzione alla cosa, la <strong><em>speranza<\/em> <\/strong>\u00e8 una forma temporale di movimento con cui la mente si proietta nel futuro senza negare la propria identit\u00e0. Con la <em>speranza<\/em> ci si convince di poter migliorare senza perdere di noi stessi la percezione di rimanere identici.<\/p>\n<p>Non posso sperare di <strong>innamorarmi<\/strong> se ipotizzo che mi posso ammalare di una malattia grave, mentre posso <em>sperare<\/em>, dando per scontato che il mio stato di salute fisico e mentale rimarr\u00e0 buono.<\/p>\n<p>Diventer\u00f2, cos\u00ec, in grado di <span style=\"color: #ff00ff\">realizzare<\/span> i miei desideri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 conoscenza. Hanna Arendt, studiosa e filosofa del secolo scorso, ci insegna che esiste una grande differenza tra l\u2019invisibilit\u00e0 e la visibilit\u00e0 di tutti noi. 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