{"id":3760,"date":"2021-02-25T10:08:42","date_gmt":"2021-02-25T08:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/?p=3760"},"modified":"2021-02-25T10:08:42","modified_gmt":"2021-02-25T08:08:42","slug":"il-diverso-da-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/2021\/02\/25\/il-diverso-da-se\/","title":{"rendered":"Il diverso da s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/diverso_da_se_00\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3758\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/Diverso_da_se_00-300x150.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/Diverso_da_se_00-300x150.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/Diverso_da_se_00-768x384.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/Diverso_da_se_00.png 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 tutta questione di\u2026 <strong>ignoranza<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando l\u2019individuo si trova nelle condizioni di elaborare il <strong><em>nuovo<\/em><\/strong>, la necessit\u00e0 di percepirsi identico a se stesso lo induce ad avere timore del diverso da s\u00e9.<\/p>\n<p>In sostanza, abbiamo paura che ci\u00f2 che non conosciamo modifichi e stravolga l\u2019idea che possediamo di noi stessi. La paura risiede nella eventualit\u00e0 che il nuovo induca <strong>modificazioni<\/strong> dell\u2019identit\u00e0, sia in senso fisico sia mentale. Questo accade perch\u00e9 \u201cil vivere\u201d \u00e8 per ognuno di noi un imperativo categorico al quale non \u00e8 possibile rinunciare.<\/p>\n<p>In questo dinamico processo, il non conosciuto significa per noi la minaccia di una <strong>trasformazione<\/strong> eccessiva, non supportabile dai neuroni.<\/p>\n<p>Invece, nel caso in cui l\u2019ignoto sia compartecipato e mediato, ad esempio attraverso interventi sociali di accoglienza della <em>diversit\u00e0<\/em>, il sentimento di identit\u00e0 personale \u00e8 salvaguardato e <strong><em>tale differenza <\/em><\/strong>non \u00e8 vista pi\u00f9 come una nemica defraudatrice. In effetti, la coscienza di colui che accoglie entra in gioco nel processo decisionale della stessa accoglienza, e il problema viene produttivamente meglio gestito.<\/p>\n<p>In caso contrario, il sentimento di estraneit\u00e0 prevale perch\u00e9 \u00e8 assente la partecipazione. Ci si ritrova immersi in un rapporto che non abbiamo voluto, n\u00e9 cercato e nei confronti del quale \u00e8 difficile prevedere sviluppi <strong>controllabili<\/strong>. Quando non si ha la possibilit\u00e0 di partecipare alla creazione di una relazione, ossia di un evento, si costruiscono conseguenze nefaste perch\u00e9 non se ne conoscono le cause.<\/p>\n<p>Il pensiero occidentale \u00e8 in effetti caratterizzato da una logica consequenziale ed operativa di tipo aristotelico, secondo la quale un evento possiede una <strong>matrice<\/strong> collocabile nel tempo. Il nostro modo di elaborare i dati della realt\u00e0 \u00e8 simile a quello di un masso che guarda immobile lo scorrere delle foglie sulla superficie di un torrente in piena. Crediamo di essere attori nel reale senza essere consapevoli della nostra immersione nel mutamento.<\/p>\n<p>Noi stessi <strong>mutiamo<\/strong> assieme alle cose.<\/p>\n<p>Inoltre crediamo che la vita sia essenzialmente un susseguirsi di fatti, quando invece si tratta di <em>eventi<\/em>. Gli <em>eventi<\/em> richiedono l\u2019azione dinamica di chi li osserva e di chi li compie, e ad un tale livello di integrazione non esiste una netta differenza fra l\u2019osservatore e l\u2019esecutore materiale. L\u2019<em>evento<\/em> \u00e8 la risultate dinamica e confusa fra l\u2019<span style=\"color: #ff00ff\"><em>azione del vedere<\/em><\/span> e lo <span style=\"color: #ff00ff\"><em>stato del guardare<\/em><\/span>, come direbbe il ricercatore visuale Ugo Locatelli.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/diverso-3\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-3759\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/diverso-3-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/diverso-3-300x202.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/bertirotti\/files\/2021\/02\/diverso-3.jpg 413w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Solo recuperando questa concezione \u00e8 possibile allontanarsi dalla necessit\u00e0 di collegare tutto ci\u00f2 che accade secondo una successione cronologica di relazioni visibili od evidenti. O ancora, vi sono elementi della realt\u00e0 di cui noi non siamo apparentemente partecipi, ma che comunque ci <strong>riguardano<\/strong>. \u00c8 il caso delle immigrazioni causate da motivazioni lontane dalla nostra comprensione visibile, ma non per questo lontane da un generale sentimento di responsabilit\u00e0. Quando invece riteniamo che ci appartenga solo ci\u00f2 cui partecipiamo, sviluppiamo, in assenza di partecipazione, un sentimento diffuso di ansie paranoidi (come nel caso delle nostre <span style=\"color: #ff00ff\"><em>preferenze sessuali<\/em><\/span>). Crediamo che vengano a rubarci il <em>pane<\/em> dalla bocca, come se non ce ne fosse abbastanza per tutti; siamo convinti che il diverso sia assolutamente sinonimo di devianza e quindi pericoloso per la crescita dei nostri figli.<\/p>\n<p>Si giunge quindi a <span style=\"color: #ff00ff\">sviluppare<\/span> fenomeni misantropi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 tutta questione di\u2026 ignoranza. Quando l\u2019individuo si trova nelle condizioni di elaborare il nuovo, la necessit\u00e0 di percepirsi identico a se stesso lo induce ad avere timore del diverso da s\u00e9. In sostanza, abbiamo paura che ci\u00f2 che non conosciamo modifichi e stravolga l\u2019idea che possediamo di noi stessi. La paura risiede nella eventualit\u00e0 che il nuovo induca modificazioni dell\u2019identit\u00e0, sia in senso fisico sia mentale. Questo accade perch\u00e9 \u201cil vivere\u201d \u00e8 per ognuno di noi un imperativo categorico al quale non \u00e8 possibile rinunciare. 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