{"id":61,"date":"2016-09-05T14:55:53","date_gmt":"2016-09-05T12:55:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/?p=61"},"modified":"2016-09-05T15:00:08","modified_gmt":"2016-09-05T13:00:08","slug":"la-buona-scuola-non-e-fertile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/2016\/09\/05\/la-buona-scuola-non-e-fertile\/","title":{"rendered":"La &#8220;Buona Scuola&#8221; non \u00e8 fertile!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/1432977138-085b03e7cb4c42c9f9b08907249fe9b.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-62 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/1432977138-085b03e7cb4c42c9f9b08907249fe9b-300x100.jpg\" alt=\"1432977138-085b03e7cb4c42c9f9b08907249fe9b\" width=\"564\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/1432977138-085b03e7cb4c42c9f9b08907249fe9b-300x100.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/1432977138-085b03e7cb4c42c9f9b08907249fe9b.jpg 665w\" sizes=\"(max-width: 564px) 100vw, 564px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>FERTILITY CHE? <\/strong><\/p>\n<p>Nella settimana in cui il tema della fertilit\u00e0 ha celebrato il suo quarto d\u2019ora di gloria, diviene d\u2019obbligo una riflessione sul dramma demografico che l\u2019Italia sta attraversando. Quella del Fertility day \u00e8 stata un\u2019iniziativa spot che avrebbe dovuto proporre soluzioni legislative ad un problema: in Italia si nasce sempre meno. Vediamo i dati. Nel 2015 sono nati 488 mila bambini, 15 mila in meno del 2014. <em>\u00c8<\/em> il quinto anno consecutivo di calo delle nascite. Una costante, la cui conseguenza \u00e8 il consolidarsi di una nazione sempre pi\u00f9 anziana. Le statistiche prevedono che <b>nel 2050 la popolazione inattiva sar\u00e0 in misura pari all\u201984% rispetto quella attiva.<\/b> Il Fertility day, sorvolando sulla scelta anglofona per una campagna nazionale, avrebbe avuto un perch\u00e9 d\u2019esistere, insomma, se non si fosse rivelato poco pi\u00f9 che un\u2019operazione di marketing. Pensare ad un welfare al servizio delle famiglie costituirebbe, invece, qualcosa di concreto. <b>La demografia ed il sistema scolastico italiano, \u00e8 evidente, sono indissolubilmente legati. Chi andr\u00e0 a scuola nel 2050 se la tendenza dovesse restare questa?<\/b> Giancarlo Blangiardo, ordinario di demografia a Milano Bicocca, sostiene che non ci siano mai state cos\u00ec poche nascite dal 1861 e cos\u00ec tanti morti dal 1918. <b>Siamo al suicidio demografico. <\/b><\/p>\n<p><b>Oggi ci sono 720 mila docenti in Italia. Un numero cresciuto negli anni <\/b><b>e <\/b><b>destinato a non diminuire. Serviranno ancora tra <\/b><b>dieci anni <\/b><b>questi insegnanti? E gli edifici scolastici che abbiamo? Chi li riempir\u00e0?<\/b> Il declino della quantit\u00e0 di nascituri nasconde al suo interno la disgrazia dello svuotamento delle classi. La fine degli italiani, in sintesi.<\/p>\n<p><b>Il problema c\u2019\u00e8 <\/b><b>ed attiene all\u2019identit\u00e0 nazionale.<\/b> La pluridifesa Costituzione ragiona in termini di \u201cpopolo italiano.\u201d Chiss\u00e0 se sarebbe d\u2019accordo con la totale sostituzione di questo concetto con qualcosa di orientativamente diverso. Poniamo il caso di una classe composta da soli stranieri o di scuole frequentate per intero da studenti di origine non italiana: <b>saremmo sempre all\u2019interno del concetto di &#8220;popolo italiano&#8221;?<\/b> C\u2019\u00e8 un caos strutturale ed il modo di affrontarlo non pu\u00f2 ridursi alle tavole rotonde. Qualcuno si ricorder\u00e0 del sempre verde quoziente familiare che tanto alimenta i tassi di natalit\u00e0 in Francia: una boutade utile a pi\u00f9 parti durante le campagne elettorali ma mai applicata realmente.<\/p>\n<p><b>La conclusione \u00e8 che il<\/b><b> suicidio demografico \u00e8 un suicidio scolastico <\/b><b>e <\/b><b>che <\/b><b>questi due, insieme, costituiscono un suicidio <\/b><b>nazionale. <\/b><b> <\/b><\/p>\n<p><b>DUE PESI E DUE MISURE!<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>\u201c<b>La bellezza non ha et\u00e0, la fertilit\u00e0 s\u00ec.\u201d <\/b>Dice la campagna del Ministro Lorenzin. Dovremmo darci tutti una mossa. Questi slogan, in condizioni di stabilit\u00e0 esistenziale e lavorativa, avrebbero pi\u00f9 di una ragione da vendere. Peccato che solo nello scorso maggio si siano registrate le dichiarazioni del Ministro Giannini tendenti a sottolineare le trasformazioni per necessit\u00e0 subite dalla famiglia a causa della mobilit\u00e0 lavorativa: \u201cE&#8217; vero, io stessa ho avuto la fortuna di ricevere stabilit\u00e0 e sicurezze da parte della mia famiglia. Il modello che \u00e8 stato promosso dalla generazione dei miei genitori, nati entrambi negli anni 20, <b>\u00e8 per\u00f2 destinato a mutare inevitabilmente con la societ\u00e0 che, diventando pi\u00f9 flessibile, necessita che lo siano anche i nuclei famigliari.<\/b> <b>Mi piacerebbe che in futuro la flessibilit\u00e0 venisse considerata come sinonimo di apertura.<\/b>\u201d Si legge negli appunti del freelance Luca Steinmann pubblicati dal Corriere del Ticino.<\/p>\n<p>Prendiamo la \u201c<b>Buona Scuola\u201d <\/b>ed analizziamone due aspetti: dove sarebbe l\u2019incentivo demografico nel doversi necessariamente separare dal proprio nucleo familiare per lavoro? Nel dividersi dalla propria moglie o dal proprio marito? Magari neppure per il primo incarico! Un sistema che decide a quanti km di distanza si vivr\u00e0 dai propri affetti per mezzo di ricorsi e conciliazioni agevola la fertilit\u00e0? <b>Quale sarebbe la politica demografica del governo nel permettere ai presidi di poter chiedere alle professoresse se abbiano o meno intenzione di avere figli nella loro vita? <\/b><b>Nel<\/b><b> potersi scegliere le insegnanti, magari, anche sulla base delle loro prospettive familiari? <\/b>Ne abbiamo largamente letto, non sono favolette. Da una parte, in sintesi, c\u2019\u00e8 la Lorenzin ed il Fertility day, dall\u2019altra le politiche neoliberiste che frantumano la famiglia come l\u2019abbiamo conosciuta. <b>Non \u00e8 chiaro come possano essere compatibili le due cose: i figli alla patria e la dissoluzione della famiglia.<\/b><\/p>\n<p><b>IL CONSIGLIO DEI CLASSICI\u2026<\/b><\/p>\n<p>Qualche settimana fa \u00e8 partita da questo blog un\u2019analisi sugli studi classici che pare abbia fornito buoni spunti per altri quotidiani nazionali.<b> <\/b><b>Continuando a seguire i consigli dei padri, si trovano r<\/b><b>iflessioni riguardo <\/b><b>questi<\/b><b> problem<\/b><b>i gi\u00e0<\/b><b> all\u2019interno di una iscrizione del 92 a.C.<\/b><\/p>\n<p>Traducendo i pensieri dei censori Gneo Domizio Enobarbo e Licio Licinio Grasso, si nota come la diffidenza verso i <i>\u201c<\/i><i>novatores\u201d <\/i>non rappresenti una recente prassi reazionaria ma una pratica persistente nella storia:<\/p>\n<p><em>\u201c C\u2019\u00e8 stato riferito che ci sono persone che hanno istituito un nuovo genere di studi, in modo tale che i giovani frequentino le loro scuole, che si sono dati il nome di retori latini; che i giovani adolescenti rimangano seduti in ozio intere giornate! I nostri padri hanno stabilito quel che volevano imparassero i loro figli e quali scuole dovessero frequentare. Queste novit\u00e0, che avvengono fuori dalla consuetudine e dalla tradizione dei padri, non ci piacciono e non ci paiono corrette. Perci\u00f2, ci sembra necessario render chiara la nostra posizione sia a coloro che gestiscono quella scuola, sia a coloro che hanno preso l\u2019abitudine di frequentarla: noi siamo contrari.\u201d<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><b>La formula magica della riforma scolastica, dunque, subiva processi ben prima della 107 targata Renzi-Giannini. Il nocciolo della questione risiedeva gi\u00e0 all\u2019epoca negli stravolgimenti adottati al sistema educativo. <\/b>Esiste un problema demografico, vero. Esiste una politica che contribuisce alla dissoluzione del concetto di famiglia tradizionale, per\u00f2. <b>Segnalare l\u2019uno e praticare l\u2019altra non costituisce un esempio di schizofrenia del legislatore?<\/b>\u00a0I censori<b> <\/b> Gneo Domizio Enobarbo e Licio Licinio Grasso pensavano che le alterazioni della scuola rappresentassero un pericolo per il <i>mos maiorum<\/i>. La sensazione \u00e8 che questo avvertimento riacquisti valore storico dentro la previsione statistica dello svuotamento totale delle scuole italiane. <b>Le mutazioni neoliberiste hanno delle conseguenze. Chi frequenter\u00e0 le classi italiane nel 2050? Non \u00e8 chiaro. Non sar\u00e0 il Fertility day a fornire la risposta. Non sar\u00e0 la \u201cBuona Scuola\u201d a riempirle. Far leggere ai Ministri le iscrizioni del 92 a.C potrebbe aiutare.<br \/>\n<\/b>Non saranno, in fin dei conti, tutti questi cambiamenti forzosi, queste deviazioni dalle leggi dei padri, ad obbligare gli italiani a smettere di fare figli?<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Su Twitter: @Fraboezi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>FERTILITY CHE? Nella settimana in cui il tema della fertilit\u00e0 ha celebrato il suo quarto d\u2019ora di gloria, diviene d\u2019obbligo una riflessione sul dramma demografico che l\u2019Italia sta attraversando. 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