{"id":66,"date":"2016-09-15T14:49:20","date_gmt":"2016-09-15T12:49:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/?p=66"},"modified":"2016-09-15T14:49:20","modified_gmt":"2016-09-15T12:49:20","slug":"bentornati-a-scuola-schiavi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/2016\/09\/15\/bentornati-a-scuola-schiavi\/","title":{"rendered":"Bentornati a scuola, schiavi!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/att_827886_1.jpe\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-67 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/att_827886_1-300x174.jpe\" alt=\"att_827886_1\" width=\"429\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/att_827886_1-300x174.jpe 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/boezi\/files\/2016\/09\/att_827886_1.jpe 600w\" sizes=\"(max-width: 429px) 100vw, 429px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il termine \u201cbravo\u201d viene dal latino \u201cpravus\u201d che ha il significato di malvagio, selvaggio ed indomabile. Passato per lo spagnolo, Manzoni ne \u201cI promessi sposi\u201d ne mantiene l\u2019accezione originaria. Bravo, nell\u2019odierna scuola italiana, vuol dire che sei uno schiavo. Cio\u00e8 che fai tutti i compiti, siedi con la postura corretta, stai zitto in classe, conosci tutte le tabelline ed i capoluoghi di provincia, leggi i libri giusti, frequenti le persone giuste, pensi esattamente quello che devi pensare ed utilizzi il tempo libero nella maniera pi\u00f9 proficua possibile. Il tutto imposto dal totalitarismo educativo dell\u2019unico modello di mondo possibile. Non \u00e8 stato sempre cos\u00ec. Quelli bravi, una volta, erano quelli cui nessuno poteva stare dietro, quelli pericolosi, indomabili e selvaggi che hanno impresso nella storia il mito etereo del genio italico. Alcuni ve li faranno studiare nella loro versione depotenziata. L\u2019idillico Leopardi, ad esempio, sar\u00e0 l\u2019unica narrazione del recanatese che conoscerete nei dettagli. Guai ad avvicinarvi alla Palinodia o ai Paralipomeni della Batracomiomachia! Nessuno vi far\u00e0 conoscere le prime critiche letterarie al neoliberismo. Quale professore irreggimentato nei canoni contemporanei, del resto, oserebbe mettervi a conoscenza che la tesi sulla trasposizione del valore dalle persone alle cose non \u00e8 opera di un prete bigotto ma dell\u2019autore de \u201cLa ginestra\u201d? Manzoni riteneva che la \u201cStoria della colonna infame\u201d fosse la sua opera decisiva. L\u2019argomento centrale di questo saggio \u00e8 l\u2019abuso di potere da parte del potere costituito. All\u2019interno di un processo, peraltro. Qualcuno ne ha mai sentito parlare tra i banchi?<\/p>\n<p>La letteratura sarebbe un\u2019arma rivoluzionaria ma viene puntualmente ridotta alla ripetizione dei canoni culturali che pi\u00f9 si confanno al pensiero unico. Non esiste una libert\u00e0 di lettura, del resto. Dentro la trasmissione del sapere nozionistico non c\u2019\u00e8 lo spazio temporale per i libri in genere, figuriamoci per leggere qualcosa di differente dal consuetudinario. Chi ci prova viene puntualmente scoraggiato. L\u2019ossessione per l\u2019analisi del testo, per la parcellizzazione dei significati, e la necessit\u00e0 deontologica del riassunto, della semplificazione a tutti i costi, poi, contribuiscono a mortificare qualsiasi indole, qualunque vocazione alla creativit\u00e0. Ne viene fuori un intero sistema scolastico abituato ad ubbidire al potere e, nel contempo, a lamentarsi di questo. Eserciti di sottomessi al padrone che scappano nelle cantine per sfogarsi con l\u2019oste riguardo quanto sia ingiusto il sistema che essi stessi alimentano. Le chiamano proteste, di solito. Le scienze? Difficile calcolare il numero degli edifici scolastici intitolati a Galileo Galilei, pi\u00f9 semplice notare come le materie scientifiche vengano insegnate nella medesima modalit\u00e0 con cui lo avrebbe fatto Aristotele: teoricamente. La propaganda sull\u2019esportazione del sapere scientifico nazionale \u00e8 solidissima, il realismo sul fatto che i laboratori nelle scuole costituiscano un\u2019utopia, meno. Il sapere tecnico sarebbe, per i cantori dell\u2019economicizzazione della conoscenza, l\u2019unico teso all\u2019utilit\u00e0 ed al profitto eppure viene ancora insegnato a colpi di libri di testo e gesso sulla lavagna. L\u2019inglese? Tredici anni ad imparare la lingua propria del capitalismo per poi essere puntualmente costretti ad emigrare sei mesi in Gran Bretagna al fine di padroneggiarla sul serio. Era noto a Ferdinand de Saussure, linguista e semiologo di fine ottocento, che lo studio della grammatica rappresentasse un fatto ben diverso da quello di una lingua. Lo sport? Vivacchia dentro una simulazione chiamata educazione fisica. Cos\u00ec, mentre scompare il presupposto della competizione grazie alla litania sull\u2019uguaglianza, pretendiamo palestre e campi sul modello americano. La storia e la filosofia meriteranno un ragionamento a parte.<\/p>\n<p>Hanno costruito un mondo aperto ma hanno imprigionato i cervelli dentro i piani di offerta formativa. Quanto produce leggere Celine? Quanto \u00e8 conforme ai canoni del pensiero unico? Zero e per niente sono le risposte quindi fuori dal P.O.F.! Se la scuola attuale ha un peccato capitale, d&#8217; altro canto, \u00e8 quello di pretendere di insegnare non solo cosa si debba pensare ma anche come si debba pensare. Il sapere del singolo \u00e8 divenuto irrilevante rispetto alle scelte sessuali, alle scelte affettive ed alle scelte sociali. Pensa questo e pensalo cos\u00ec \u00e8 l&#8217;imperativo categorico! Ma un\u2019istruzione che vuole valutare ed imporre chi sei e non cosa sai non incarna pi\u00f9 un luogo di formazione ma di ingegneria sociale, di fabbricazione antropologica. L&#8217;imposizione \u00e8 subdola: nell&#8217;infinit\u00e0 potenziale di scelte proposte, la morale raccontata \u00e8 sempre la stessa. Andando a scuola si acquista un pacchetto di trecento canali televisivi che trasmettono tutti lo stesso messaggio: la cultura ti salver\u00e0! A patto che sia quella che diciamo noi! Il gender o arte della manutenzione mentale \u00e8 l&#8217;esempio lapalissiano di questa logica impiantata.<\/p>\n<p>Ezra Pound, uno di quelli che non vi faranno leggere mai, riteneva che: &#8221; lo schiavo \u00e8 quello che aspetta qualcuno a liberarlo.&#8221; Pier Paolo Pasolini, uno che al massimo incontrerete di striscio, scriveva che: &#8221; La scuola d&#8217;obbligo \u00e8 una scuola di iniziazione alla qualit\u00e0 di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cio\u00e8 quando si invita adulatoriamente ad applicare la falsa democraticit\u00e0 dell&#8217;autogestione, del decentramento ecc.: tutto un imbroglio). &#8221; Non ve li faranno studiare perch\u00e8 sono indomabili, selvaggi e pericolosi. Sono dei &#8220;bravi.&#8221; La scuola italiana ci tiene tanto a far s\u00ec che voi non lo diventiate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Su Twitter: @Fraboezi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il termine \u201cbravo\u201d viene dal latino \u201cpravus\u201d che ha il significato di malvagio, selvaggio ed indomabile. Passato per lo spagnolo, Manzoni ne \u201cI promessi sposi\u201d ne mantiene l\u2019accezione originaria. Bravo, nell\u2019odierna scuola italiana, vuol dire che sei uno schiavo. 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