Tornando in macchina da un impegno di lavoro, mi sono fermato a mangiare un boccone lungo l’autostrada. Agli spaghetti al pomodoro e al formaggio ho abbinato una birretta e, quindi, un caffè. Ancora mezzora di guida e sarei arrivato a casa. Tutto normale, nessun problema: poco traffico, visibilità perfetta. Ma una volta tornato al volante ecco assalirmi un dubbio: e se tra qualche chilometro una pattuglia mi ferma per un controllo? E non contenta, mi sottopone all’esame del palloncino? Rischierei una figuraccia per una bottiglietta di birra, per di più a stomaco pieno. Tutto è filato liscio. Però mi chi chiedo: perché nel momento in cui si calca giustamente la mano sulla tolleranza zero a proposito di alcolici, soprattutto nel caso dei neopatentati, lungo le autostrade si continuano a smerciare liberamente vino, liquori, birra e quant’altro? Non basta proibirne la vendita tra le 23 e le 7. L’irreparabile può accadere anche prima. E’ come per le sigarette: sul pacchetto c’è scritto che causano il cancro, e i tabaccai continuano tranquillamente a venderle.