VIVA L’AUTO HA CENTRATO L’OBIETTIVO
Non è l’automobile di lusso lo spartiacque tra chi evade e chi paga le tasse.
L’evento “Viva l’auto”, giunto alla terza edizione e svoltosi lo scorso ottobre a Torino, ha sempre creduto in questo concetto e lo ha sostenuto. Gli evasori guidano anche vetture anonime e low profile. Sparare nel mare magnum del settore è un luogo comune controproducente. Per almeno due ragioni: la prima è che l’automobile è un sogno e c’è chi risparmia tutta una vita per concretizzarlo (per comprare una bella macchina che costa anche tanti soldi); il secondo, che dietro alla produzione e all’assistenza delle auto esclusive ci sono tante famiglie di lavoratori che vi traggono i mezzi per la loro sopravvivenza. A dare un segno preciso della voglia di cambiamento, dell’inutilità di una generalizzazione che penalizza clienti e lavoratori, una casa automobilistica di prestigio ha
finalmente alzato la testa e, attraverso un messaggio pubblicitario abbastanza esplicito, ha richiamato l’attenzione sulla bellezza, l’esclusività, il comfort che vengono garantiti da una automobile di lusso e che superano di gran lunga le remore e i timori dei commercialisti che in questi momenti le sconsigliano alla loro agiata clientela.
L’automobile, dunque, è vitale per l’economia e l’occupazione di un Paese, anche quella cosiddetta premium e la coraggiosa svolta nella comunicazione data da questa casa automobilistica ci si augura venga seguita da altri costruttori e dalle stesse associazioni di categoria (Aci, Anfia, Unrae, Federauto, eccetera) perché l’automobilista non venga vessato. Non si può essere fermati ed essere costretti a esibire la dichiarazione dei redditi insieme al libretto e alla patente di guida.