Noi pendolari forzati dell’automobile potremmo essere a rischio di estinzione. Meno male, penserà qualcuno, così ci saranno tante automobili in meno sulle strade e a congestionare le città. Il problema, però, è diverso. Io per primo, farei a meno di usare la macchina per fare la spola quotidiana casa-ufficio-casa, una cinquantina di chilometri all’andata e altrettanti la sera per il rientro tra le mura domestiche. E lo farei soprattutto per risparmiare un bel po’ di soldi, tra carburante, pedaggi, costi di gestione vari – tra olio, freni e manutenzioni più frequenti dell’automezzo -, parcheggi e le inevitabili multe (spesso esagerate rispetto all’infrazione) per qualche inevitabile divieto di sosta. Per non parlare , poi, dell’aspetto sicurezza (l’andirivieni con neve, nebbia, pioggia, lavori stradali) e dello stress (le ore giornaliere buttate e la stanchezza con i colpi di sonno in agguato).
E’ facile dire “usate i mezzi pubblici” oppure “rivolgetevi al car-pooling”, ovvero la condivisione dell’auto con altri pendolari, come se fosse un giochetto da ragazzi far coincidere orari di partenza e arrivo. E se poi i compagni di viaggi hanno delle esigenze o abitudini diverse? Per esempio, non amano ascoltare la radio, parlano troppo al cellulare o sono a disagio se gli altri lo fanno, affrontano argomenti noiosi, hanno l’alito cattivo o il braccino corto quando si tratta di dividere le spese. In questi casi la convivenza sarebbe difficile se non impossibile. I mezzi pubblici, poi, hanno determinati orari, sono soggetti a ritardi e i collegamenti non sono, per ovvie ragioni, capillari. Per percorrere 50 chilometri in determinati orari, con la macchina impieghiamo, traffico e condizioni meteo permettendo, una quarantina di minuti. Con il treno (i pullman a una certa ora non fanno più servizio), tenendo presente orari serali e possibili cambi, insieme ad altre scomodità, anche tre ore. Insomma, la vita in viaggio, piuttosto che dedicare il tempo extra-lavoro ai nostri cari.
Dunque, non rimane che l’automobile privata, ma si sta facendo di tutto per rendere la vita impossibile a noi pendolari forzati delle quattro ruote.
Viaggiare in auto è diventato un lusso con la benzina sconsideratamente sopra i 2 euro, la polizza Rc che si impenna costantemente e tutte le tasse a carico dell’automobilista, comprese quelle che i Comuni, in nome della demagogia più pura si inventano per fare “cassa”, con i divieti e i pedaggi per entrare in città, a carico anche di chi ha voluto investire in vetture dotate di motorizzazioni ultra virtuose e non necessariamente a metano, a Gpl oppure ibride (non parlo di elettrico perché la diffusione massiccia di queste auto, visti gli esigui numeri ufficiali, la troviamo solo nella testa di qualche assessore).
A Roma, visti anche i livelli di disoccupazione raggiunti in questo Paese, e la volontà di non dare risposte concrete al caro-benzina e a tutti gli aumenti che incidono pesantemente sui bilanci della famiglie (chi ci governa non ha questi problemi), non si rendono conto che la corda si è spezzata e che la gente non ne può più. Pendolari forzati dell’auto compresi.